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memoria liturgica

Sant'Agostino, un figlio "inseguito" dalla fede della madre

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Il santo vescovo di Ippona fu partorito nella carne e nella fede dalla duplice maternità di Monica, che aveva ferito quando aveva aderito al manicheismo e consolato molti anni dopo entrando nel grembo del cristianesimo. «Una sola cosa c’era che faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire», confidò lei al futuro dottore della Chiesa.

 

Ecclesia 28_08_2026
Sint-Katelijne-Waver (worldhistory.org)

«Era stata sposa di un sol uomo, aveva ripagato il suo debito ai genitori, aveva governato santamente la sua casa, aveva la testimonianza delle buone opere, aveva allevato i suoi figli partorendoli tante volte, quante li vedeva allontanarsi da te», così sant’Agostino d’Ippona (di cui oggi ricorre la memoria liturgica) descrive la madre, santa Monica, nel suo testo più famoso, le Confessioni. Parole che delineano una donna già santa in vita.

Monica e Agostino, una madre e un figlio: così si potrebbe semplicemente leggere la loro storia. Ma si trattò di un rapporto non certamente come gli altri: “entrò in gioco”, infatti, un qualcosa di più grande, di più alto, di più profondo. Ma è necessario andare con ordine. Prima di tutto bisogna comprendere l’humus nel quale Agostino è cresciuto. È lui stesso a scriverlo, sempre nelle Confessioni, il libro che prenderemo come “guida” per raccontare il loro rapporto. E per spiegarlo si può e si deve partire da Cristo, da quel nome tramandato direttamente dalla voce della madre: «Quel nome, per tua misericordia, Signore, quel nome del Salvatore mio, del Figlio Tuo, nel latte stesso della madre, tenero ancora il mio cuore aveva devotamente succhiato e conservava nel suo profondo». Immagine poetica, forte, profonda.

Un dato però va evidenziato. Un dato che sembrerebbe, in un primo momento, rappresentare una lacuna nell’educazione di Monica: stiamo parlando di quel “famoso” battesimo mancato. Perché Agostino non viene battezzato subito? A questa domanda vi è una risposta “storica”: nella Chiesa di Tagaste vi era la consuetudine di fare catecumeno il bambino appena nato, ma per il sacramento del battesimo si doveva attendere che lo stesso fosse in età adulta. Agostino, a tal proposito, però ci racconta nelle sue pagine autobiografiche di un battesimo “interiore” che comunque aveva ricevuto. Ovviamente, grazie all’educazione cristiana della madre: «Avevo udito parlare sin da fanciullo della vita eterna, che ci fu promessa mediante l’umiltà del Signore Dio nostro, sceso fino alla nostra superbia; e già ero segnato col segno della sua croce, già insaporito con il suo sale fino dal giorno in cui uscii dal grembo di mia madre». Segnato col segno della croce: ancora una volta usa un’immagine profonda per narrare la sua relazione con Dio. Sappiamo bene che il sacramento del battesimo gli fu, poi, impartito molto più tardi: nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 387 a Milano, da sant’Ambrogio addirittura, altra figura chiave del suo ritorno alla fede cristiana.

È ormai noto che nel processo di ritorno alla fede, la madre fu fondamentale strumento di Dio. Anche in questo caso dobbiamo nuovamente attingere alle Confessioni. Un passaggio, in particolare, ci indica bene l’iperbole di questo processo interiore. Dobbiamo, prima di tutto, risalire al periodo in cui viveva nella casa paterna. Alle origini: «Allora io credevo, come mia madre e tutta la casa, eccettuato soltanto mio padre. Questi non sopraffece però al mio cuore i diritti dell’amore materno al punto di togliermi la fede in Cristo, fede che egli allora non aveva. Ella si adoperava per fare di te, mio Dio, il mio padre in vece sua, e tu l’aiutavi a prevalere sul marito, cui pure serviva, sebbene fosse migliore di lui, perché anche in ciò serviva te, eseguendo il tuo comandamento». Da questo passaggio, dunque, si comprende fin da subito il rapporto che ebbe il futuro vescovo d’Ippona con la madre. Il padre sembra avere una rilevanza sicuramente “secondaria” non condividendo con i due la fede cristiana. La frase-chiave è: «Ella si adoperava per fare di te, mio Dio, il mio padre in vece sua». Agostino aveva, dunque, già un padre: un Padre nei cieli, grazie proprio all’educazione della santa. Per “dovere di cronaca”, il marito, Patrizio, grazie alla preghiera della moglie Monica, si convertì anche lui al cristianesimo, un anno prima di morire.

Ma anche se vissuto in così tanto fervore cristiano, Agostino lasciò il cristianesimo per convertirsi ad altra fede, lontano dalla madre, quando si trovava a Cartagine per frequentare il terzo anno di retorica. Proprio qui venne a contatto con un libro, ormai andato perduto: era l’Ortensio di Marco Tullio Cicerone, considerato magister eloquentiae. E fu proprio questa eloquenza a condurre il giovane Agostino verso i lidi di un materialismo, di un razionalismo che divennero terreno fertile affinché il manicheismo entrasse nel suo animo. Agostino da questo momento in poi visse la rottura con la madre, provocando una lacerante ferita nel cuore della santa. In questo itinerario di allontanamento ci furono delle città che potrebbero considerarsi delle “tappe” vere e proprie di un inseguimento che la madre perseguì con tenacia. La prima città fu Cartagine. Poi in Italia, Milano. Anche qui Monica raggiunse il figlio: davanti a questo “inseguimento” ci troviamo di fronte al senso della maternità di Monica. In lei, duplice: biologica e spirituale.

L’ultima immagine che ci viene donata da sant’Agostino sul loro rapporto è di una dirompente forza poetica. Lo “scenario” è Ostia, località marina vicino Roma. Agostino era ormai tornato nuovamente nel grembo della madre, nel grembo del cristianesimo. Fra i due avvenne un dialogo che il santo vescovo di Ippona registra nelle sue pagine biografiche. Si fa riferimento a quella che tutti conosciamo come la famosa “estasi di Monica”. Agostino scrive queste parole che possono essere definite il testamento della santa: «Figlio mio, per quanto mi riguarda, questa vita ormai non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaudite. Una sola cosa c’era che faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui. Cosa faccio qui?». Monica era santa ora in Paradiso. E nel mondo lasciava un nuovo servo del Signore, un futuro santo e dottore della Chiesa, Agostino.



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