Sant’Abramo

Nostro padre nella fede, Abramo ha sperato contro ogni speranza e creduto all’Onnipotente, senza farsi giudice dei suoi santi disegni, neanche nell’estrema prova di obbedienza alla richiesta di sacrificare il figlio Isacco, prima che la sua mano fosse fermata dalla voce celeste dell’angelo del Signore. E il Signore «... glielo accreditò come giustizia» 

«Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia», ci dice il capitolo 15 della Genesi riguardo ad Abramo, il quale non dubitò della promessa di Dio su quella che sarebbe stata la sua innumerevole discendenza («Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»), nonostante lui e Sara fossero ormai avanti con gli anni e ancora senza un figlio. Fedele alle sue promesse, Dio lo ha reso davvero «padre di una moltitudine», secondo il significato del nuovo nome che gli diede.

Nostro padre nella fede, Abramo ha sperato contro ogni speranza e creduto all’Onnipotente, senza farsi giudice dei suoi santi disegni, né quando Dio gli ordinò di lasciare la sua terra e la parentela per andare nell’ignota Canaan né nell’estrema prova di obbedienza alla richiesta di sacrificare il figlio Isacco, prima che la sua mano fosse fermata dalla voce celeste dell’angelo del Signore.

L’obbedienza fiduciosa di Abramo è prefigurazione dell’amore infinito di Dio che si realizzerà con il sacrificio del Figlio, obbediente fino alla morte in croce per redimere l’umanità. Lo spiega bene sant’Efrem (306-373), dottore della Chiesa: «Abramo aveva molti servitori; perché Dio non gli dice di sacrificare uno di loro? Perché l’amore di Abramo non si sarebbe rivelato attraverso un servitore: occorreva per questo il suo stesso figlio (Gn 22, 1-18). Parimenti c’erano molti servitori di Dio, ma Egli non mostrò il suo amore verso le creature tramite nessuno di loro, bensì tramite il proprio Figlio, grazie al quale fu proclamato il suo amore per noi: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3, 16).

È Cristo che porta a compimento l’antica promessa fatta al patriarca: «Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gn 12, 3). In questo senso si può leggere la scelta di san Matteo di iniziare il Vangelo con una genealogia che risale fino ad Abramo, a indicare che è Gesù il Messia atteso da Israele per realizzare il disegno divino. Un disegno che con Lui e la sua Chiesa si sarebbe esteso a tutte le genti.