• CONSENSI IN ASCESA

Sanders, il miglior candidato Dem (per Trump)

Dopo la vittoria nelle primarie del New Hampshire e l’ottimo risultato nello Iowa, crescono le quotazioni di Bernie Sanders come possibile sfidante di Donald Trump alle prossime presidenziali americane. Per l’attuale presidente sarebbe il miglior avversario, perché Trump ha già individuato il tema con cui distruggere Sanders: il socialismo.

La candidatura e il consolidarsi dei successi di Bernie Sanders, in Iowa (Buttigieg poco meglio di lui per numero di delegati, ma Sanders ha chiesto un riconteggio) e soprattutto nel New Hampshire, in corsa per la nomina democratica alle prossime elezioni presidenziali, accresce la prospettiva che un “socialista dichiarato” possa diventare presidente degli Stati Uniti. In particolare, Sanders rivela poco su ciò che il socialismo significhi per lui. Si definisce un “socialista democratico”, ma fatica a definire cosa significhi. Sanders è il miglior viatico per la conferma al secondo mandato di Trump, ne siamo convinti, e viste le tante buone battaglie di Trump per la vita del concepito, per la fiscalità famigliare e per la libertà di scelta educativa, ne siamo felici.

Il più grande partito socialista americano, i Democratic Socialists of America (DSA), a differenza di Sanders, dichiara apertamente la sua intenzione di abolire il capitalismo come lo conosciamo. “A lungo termine, i socialisti democratici vogliono porre fine al capitalismo... vogliamo porre fine alla sottomissione della nostra società al mercato”.

Sanders, quando viene pungolato sul suo “socialismo democratico”, si rintana nel “paradiso scandinavo europeo”, dove la sanità e l’istruzione sono gratuite, i posti di lavoro garantiti, i salari buoni, la flessibilità lavoro-famiglia assicurata, eccetera. Nei discorsi di Sanders, il lavoratore sfruttato è non più il minatore di Karl Marx o il lavoratore dell’acciaio, bensì l’impiegato migrante (regolare o meno) che lavora duramente in un magazzino senza finestre e che contempla il suicidio.

Per quanto riguarda l’organizzazione, Sanders chiede “una rivoluzione politica per trasformare il Paese in termini economici, politici, sociali e ambientali”, nella convinzione che solo “organizzando il popolo contro le multinazionali e i ricchi si possono sconfiggere interessi speciali e attuare riforme progressiste”. Un esempio? L’aborto libero per tutti. Sanders, come molti altri candidati Democratici, è favorevole all’abolizione di ogni limite per l’aborto, ma lui è l’unico ad esser stato definito il “campione dei diritti dell’aborto”.

La campagna in casa democratica è ancora lunga, tuttavia si vanno delineando tre candidati principali (Sanders, Buttigieg e Biden), tra i quali è proprio il socialista Sanders a crescere nei consensi; nei sondaggi delle prossime primarie in Carolina del Nord, Carolina del Sud e Nevada, Sanders si conferma al secondo posto dietro a Biden, uscito con le ossa rotte in Iowa e New Hampshire. Alle primarie in California, Sanders potrebbe staccare tutti gli altri avversari, visto che in poche settimane è cresciuto al punto da ritrovarsi in testa (+4% su Biden) nei sondaggi per la nomination democratica.

Sembra una buona notizia per i progressisti. Ma non lo è. Trump ha già identificato un tema che distruggerebbe Sanders: il socialismo. L’economia americana sta correndo, l’impeachment proposto dai Democratici è esploso nelle mani di Nancy Pelosi, i nuovi accordi con Cina, Messico e Canada funzionano, gli immigrati irregolari diminuiscono. Trump piace ed è sempre più compattamente sostenuto dai suoi elettori Repubblicani. Il partito è compatto al suo seguito. Il presidente Trump si è completamente assicurato l’appoggio di tutti i pro life americani, sia per le varie misure anti aborto introdotte a livello nazionale, sia per il medesimo impegno diplomatico internazionale, sia con la sua partecipazione alla Marcia della Vita di gennaio. Oltre a tutto ciò, Trump dimostra ancora una volta la sua grande abilità politica, identificando in Sanders il pericolo e la paura per la società americana: il socialismo statalista.

È vero che tra i giovani e in generale tra gli elettori liberali il “socialismo” è molto popolare, ma il totale degli elettori lo respinge e sostiene invece il modello americano di capitalismo e di libertà di impresa e mercato. Poco prima dell’ultimo Natale, un sondaggio aveva chiesto agli americani se avrebbero apprezzato un “presidente socialista”. Ebbene, non solo il 72% complessivo degli intervistati era contrario, ma anche il 25% degli elettori democratici si era dichiarato tale.

Sanders è il miglior candidato concorrente che possa sperare Trump: sui temi etici ed economici non c’è partita; forse ci potrà essere contesa tra una stragrande maggioranza popolare e una giovanilistica minoranza utopista sul modello di società americana, ma la candidatura di Sanders, come quella di Corbyn nel Regno Unito contro Johnson, è destinata a una cocente sconfitta contro Trump. Molti democratici percepiscono i pericoli. Tuttavia, avendo imbracciato le armi ideologiche della contrapposizione a priori e l’idea dell’ “eliminazione del nemico”, ora sono in grande difficoltà a far convergere le preferenze verso candidati più moderati di Sanders.

Tra i “moderati” Warren e Biden e i socialisti Buttigieg e Sanders non c’è partita, così com’è evidente che il pragmatismo socialista di Sanders la vincerà sulla “grammatica gramsciana” e gay di Buttigieg. Bene fa Trump ad avanzare per la sua strada, sia sulla difesa della vita e della libertà di educazione, sia sull’economia. Stare sulla riva del fiume ad attendere che dal cadavere del Partito democratico sorga il socialista Sanders non potrà che rendere più netta la sua prossima vittoria e attrarre nuovi elettori e nuovi consensi.