Sanchez e i socialisti sempre più nei guai con la giustizia
Ascolta la versione audio dell'articolo
Continuano le grane giudiziarie per il Partito socialista operaio spagnolo, di cui il premier Pedro Sanchez è leader. Nuovi problemi anche per l’ex primo ministro Zapatero. E arrivano anche accuse di voler falsare le elezioni attraverso naturalizzazioni elettorali.
Giornata nera per il “rosso” Pedro Sanchez. Ieri, 24 giugno, è stata la giornata più buia per il premier spagnolo che, dopo giorni di assedio giudiziario, ha dovuto affrontare in parlamento non solo le richieste di dimissioni da parte dei Popolari e di Vox, ma anche quelle della portavoce di Uniti per la Catalogna, partito indipendentista catalano necessario alla maggioranza, Míriam Nogueras che gli ha chiesto di fare «come il primo ministro del Regno Unito», Keir Starmer, cioè di dimettersi a causa degli scandali di corruzione che lo coinvolgono e di proporre al parlamento un altro candidato del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) alla guida del governo. Il socialista e democratico Sanchez ha rifiutato l’invito di «assumersi le proprie responsabilità», «anteporre il bene del paese» alla sua persona e «convocare le elezioni», invito che gli era pervenuto pubblicamente martedì sera dall’ex premier Felipe Gonzalez. Anzi, il premier spagnolo ha accusato la stampa di diffondere menzogne, la giustizia di essere uscita dal seminato e ha chiesto maggiore correttezza ai primi e una «giustizia giusta» ai togati. Cioè, una stampa agli ordini del governo e una giustizia addomesticata nei confronti dei socialisti, del premier e della sua famiglia e dell’ex primo ministro Zapatero e dei familiari di lui.
A tal proposito e al netto delle polemiche politiche, ieri l'Udef (unità di indagine nazionale per i reati economici e fiscali) ha scoperto che Zapatero ha incassato 200.000 euro tramite una società di copertura, per aver esercitato la propria influenza sul governo boliviano, mentre è tuttora solo agli inizi il pesantissimo procedimento nei suoi confronti e nei confronti delle figlie per gli affari con il Venezuela e la compagnia aerea PlusUltra. Nei giorni scorsi, dopo l’imputazione, il rinvio a giudizio per corruzione e il ritiro del passaporto nei confronti della moglie di Sanchez, Begoña Gómez, un duro colpo giudiziario e politico si era avuto con la prima sentenza sul caso Koldo. Questo è il filone principale dello scandalo sugli appalti Covid, che ha portato alla condanna definitiva dell’ex ministro dei Trasporti, José Luis Abalos (già segretario organizzativo del Psoe e tra i protagonisti dell'ascesa di Sanchez alla guida del partito nel 2017), a 24 anni e 3 mesi di reclusione per associazione per delinquere, corruzione, malversazione e traffico di influenze. Sempre sul fronte socialista, Leire Díez, ex dirigente del Psoe, ha dichiarato la sua piena disponibilità a collaborare con la giustizia, fornire informazioni all’Audiencia Nacional (procura nazionale) sulle persone che, presumibilmente, le trasmettevano direttive nell’ambito delle indagini condotte dal giudice Santiago Pedraz sul partito. Mercoledì ci sono stati nuovi arresti tra i dirigenti del Psoe nell’importante regione di Castilla e Léon: sei le persone arrestate, tra cui un consigliere comunale, nell'inchiesta per riciclaggio di denaro, criminalità organizzata e traffico di influenze, oltre ad una lunga lista di altri reati.
Dinanzi a questo scandalo epocale che mina la credibilità dei socialisti, il premier spagnolo deve far fronte anche alle dure critiche europee, come avvenuto all’ultimo Consiglio europeo, per la raffazzonata politica di favore nei confronti dell’invasione dei migranti e delle naturalizzazioni elettorali. Quest’ultimo “trucchetto” è inteso a falsare il corpo elettorale in vista delle prossime elezioni politiche, sperando di poter rimanere al potere. Secondo l'Istituto Nazionale di Statistica (INE), al 1° maggio risultavano iscritte 2.708.083 persone nel registro elettorale dei cittadini residenti all'estero, noto con l'acronimo spagnolo CERA. Il registro si arricchisce di oltre 16.000 nomi al mese. Il numero degli iscritti è aumentato di circa 375.000 unità dalle elezioni generali del luglio 2023, con un incremento del 16%. Potrebbe crescere di ulteriori 600.000 unità prima delle prossime elezioni nazionali, previste entro il 2027. Ciò a causa della “Legge sulla memoria democratica” del 2022, che contiene la disposizione nota come “ley de nietos (legge sui nipoti)”, di cui moltissimi stanno approfittando nell’ultimo anno. Una norma che concede la cittadinanza spagnola ai figli e ai nipoti di spagnoli che hanno perso la cittadinanza, dopo essere andati in esilio per motivi politici, ideologici, religiosi o di orientamento sessuale. Secondo il Ministero degli Esteri, circa 2,4 milioni di persone hanno avviato la procedura, potranno votare e avranno, con la cittadinanza spagnola, il diritto di vivere e lavorare in qualunque Paese europeo.
In questa direzione vanno le accuse mosse ieri dal presidente di Vox, Santiago Abascal, in Parlamento, dove ha nuovamente denunciato la possibile manipolazione delle prossime elezioni generali da parte dei socialisti e accusato Sanchez di “frode elettorale”. Difficile dargli torto. Stordisce il silenzio e la censura dei mass-media e partiti socialisti europei sulla corruzione dei socialisti spagnoli e dell’attuale premier. Se ci fosse stato al suo posto Viktor Orban, chissà cosa si sarebbero spinti a fare.

