San Matteo

Prima pubblicano, poi apostolo ed evangelista, infine santo. Matteo, che Luca e Marco chiamano anche Levi, descrive così la radicale svolta della sua vita: «Andando via di là, Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì»

Prima pubblicano, poi apostolo ed evangelista, infine santo. Matteo, che Luca e Marco chiamano anche Levi, descrive così la radicale svolta della sua vita: «Andando via di là, Gesù vide un uomo seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì» (Mt 9, 9). Come commenta Benedetto XVI, «in questo ‘alzarsi’ è legittimo leggere il distacco da una situazione di peccato e insieme l’adesione consapevole a un’esistenza nuova, retta, nella comunione con Gesù», alla luce dell’esortazione del Signore di non accumulare tesori sulla terra, bensì nel Cielo.

I pubblicani collaboravano infatti con gli occupanti Romani per la riscossione delle imposte e a volte praticavano l’usura, motivi per i quali venivano considerati pubblici peccatori. Significativamente, nell’enumerare i Dodici, l’evangelista si definisce «Matteo il pubblicano». Secondo san Girolamo, lo fa «per dimostrare ai lettori che nessuno deve disperare della salvezza, se si converte a una vita migliore».

Il primo Vangelo, scritto verso il 40-50, è rivolto soprattutto ai Giudei, come notavano già gli antichi Padri. In questo senso si possono leggere la scelta di iniziare con una genealogia di Gesù che risale fino ad Abramo e le frequenti citazioni dell’Antico Testamento, per mostrare che Cristo è il Messia profetizzato nelle Scritture. Malgrado ci sia pervenuta solo un’edizione greca già conosciuta nel I secolo, sappiamo che Matteo scrisse originariamente in aramaico, come riporta tra gli altri Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica: «Matteo, che dapprima aveva predicato tra gli ebrei, quando decise di andare anche presso altri popoli scrisse nella sua lingua materna il Vangelo da lui annunciato; così cercò di sostituire con lo scritto, presso coloro dai quali si separava, quello che essi perdevano con la sua partenza».

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