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VACANZE LETTERARIE / 1

Roma, Dante, Shakespeare e tanti altri volti di Verona

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Verona è nota in tutto il mondo per la sua romanità, ma anche perché celebrata da due grandi geni letterari come Dante e Shakespeare. Ma è pure molto altro ancora...

Cultura 02_07_2024
Una veduta di Verona (licenza CC, di Jakub Halun, da Wikimedia Commons)

Nell’immaginario collettivo delle piazze più belle d’Italia si stagliano le immagini di Piazza di Spagna a Roma, Piazza del Campo a Siena, Piazza Unità d’Italia a Trieste, Piazza dei Miracoli a Pisa, Piazza del Duomo a Milano, Piazza San Marco a Venezia, Piazza Plebiscito a Napoli.

Nel numero non si può non annoverare Piazza delle Erbe, la più antica di Verona, che si trova sopra l’area del Foro romano e che conserva ancora l’aspetto della piazza medioevale. La città veneta è una delle più belle d’Italia e da alcuni anni una delle più visitate nella Penisola.

Fondata nel II secolo a. C., Verona ottenne la cittadinanza romana a metà del I secolo d. C., divenendo un centro importante dell’Italia settentrionale, come attestano i grandi monumenti che ancora ci ricordano il prestigio e il fasto dell’impero. L’Arena di Verona, che poteva contenere fino a ventimila spettatori, era il terzo anfiteatro più capiente dopo il Colosseo e quello di Capua. Il Teatro costruito sulla sponda sinistra dell’Adige durante l’impero di Augusto, l’Arco dei Gavi costruito nel I secolo a. C. per glorificare l’importante famiglia, il Ponte di pietra (pons marmoreus) che conserva ancora due archi originali sono tra i monumenti che ci ricordano le origini romane della città.

In tutto il mondo Verona è nota non solo per la sua romanità, ma anche perché celebrata da due grandi geni letterari come Dante e Shakespeare. Quando Dante si allontanò dai guelfi bianchi, prima che cercassero di rientrare a Firenze con le armi e con la forza venendo rovinosamente sconfitti presso La Lastra (1304), trovò dapprima ospitalità a Verona presso Bartolomeo della Scala, come Cacciaguida profetizza nel canto XVII del Paradiso:

Lo primo tuo refugio e ’l primo ostello
sarà la cortesia del gran Lombardo
che ’n su la scala porta il santo uccello;
ch’in te avrà sì benigno riguardo,
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che tra li altri è più tardo.


Lo stemma di Bartolomeo della Scala presenta una scala con l’aquila imperiale, poiché il signore di Verona aveva sposato una pronipote dell’imperatore Federico II. Bartolomeo, signore della città dal 1301 al 1304, sarà così cortese con Dante, profetizza Cacciaguida, che il poeta vedrà spesso rispondere ai suoi bisogni prima di averli espressi, proprio come in Paradiso i santi risolvono i suoi dubbi senza che lui li abbia esplicitati. Nella realtà dei fatti, Dante non fu probabilmente molto gratificato dal rapporto con il signore. Il giudizio estremamente lusinghiero espresso dal sommo poeta è dovuto al fatto che quando Dante compose questi canti si trovava nuovamente a Verona ove Dante fu accolto da Cangrande della Scala, del quale Cacciaguida tesse l’elogio. Ancora piccolo d’età, Cangrande della Scala non aveva potuto ancora mostrare alla gente il suo valore proveniente dal pianeta Marte (la virtù guerriera), ma, divenuto adulto, lo avrebbe palesato tanto che le sue gesta sarebbero state straordinarie. Divenuto signore unico di Verona nel 1312, morì nel 1329. Fu lui il protettore di Dante probabilmente dal 1316 al 1319.

Cangrande era mecenate di poeti e artisti. Aveva invitato Giotto a Verona e aveva finanziato architetti per dare un nuovo volto alla città. Grazie a lui Verona era rallegrata da spettacoli e rappresentazioni teatrali. Cangrande era fautore dell’imperatore Arrigo VII e promotore di quell’imperatore che, dopo la morte di quest’ultimo, si fosse assunto la responsabilità del progetto imperiale in Italia. Per questo molti commentatori videro in Cangrande il compimento della profezia del veltro in chiusura del canto I dell’Inferno.

A Verona Dante instaurò un forte legame con le Chiese di San Fermo, di Sant’Anastasia e di Sant’Eufemia. A San Fermo si trovavano i francescani, così cari al poeta che il canto XI del Paradiso trasmette tutta la sua stima nei confronti del Poverello di Assisi e dell’ordine da lui fondato. Vicino alla chiesa si ergono le tombe di alcuni discendenti dell’Alighieri. Qualche studioso è arrivato a ipotizzare che Dante fosse un terziario francescano.

A Sant’Eufemia, presso gli agostiniani, Dante poté usufruire dei loro libri nella ricca e pregiata biblioteca. Nella Chiesa di Sant’Elena, nel 1320, Dante pronunciò il discorso Quaestio de aqua et terra in cui dava notizia sulla visione della Terra in quel tempo.

Un’altra chiesa di Verona che non si può non ricordare è la Cattedrale di San Zeno, sulla cui facciata si può vedere il rosone con l’immagine della dea Fortuna descritta da Dante nella seconda parte del canto VII dell’Inferno. La Cattedrale di San Zeno torna ancora nella balza degli accidiosi in Purgatorio in cui si trova l’abate di San Zeno al tempo dell’imperatore Federico Barbarossa. Questi rivela che Alberto della Scala si pentirà presto di aver abusato del suo potere nominando abate di quel monastero suo figlio Giuseppe, corrotto e illegittimo. La Cattedrale di San Zeno potrebbe essere stata lo spunto anche per l’Inferno, perché le figure che si trovano sul portale in bronzo richiamano le anime dannate.

Non c’è solo la Verona romana da ammirare o quella dantesca, ma anche quella shakespeariana, di cui tutti i turisti si accorgono per le lunghe code non appena si avvicinano al cortile della casa di Giulietta in via Cappello. Lo stemma dei Capuleti si staglia sull’arco di entrata della casa museale ricostruita con ambienti tipici dell’epoca. Vicino alla casa di Giulietta si trova quella di Romeo. E a qualche minuto si può visitare il Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” alla Tomba di Giulietta: nell’ex convento francescano si trova il sarcofago dove secondo la tradizione sarebbe morta Giulietta. Una targa commemora la vicenda:

Occhi, guardatela per l’ultima volta!
Braccia, cingetela con l’ultimo abbraccio!
E voi, labbra, porte del respiro, sigillate con un casto bacio un contratto senza
Data.

Lo scrittore italiano Luigi da Porto (1485-1529) fu forse la fonte per Shakespeare con la sua Historia novellamente ritrovata.

Verona non è solo Shakespeare, Dante e resti archeologici romani. Verona racconta le sue storie lungo le vie, nelle piazze, nelle passeggiate lungo l’Adige, sui ponti che accompagnano cittadini e turisti da una sponda all’altra [in alto una veduta della città, nella foto di Jakub Halun, da Wikimedia Commons]. La città si può scoprire in una giornata, in un fine settimana oppure in soggiorni più lunghi, ideale punto di partenza per la visita delle meraviglie della terra veneta.

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Vacanze letterarie (archivio)