a cura di Stefano Fontana
  • STORIA

Quando Leone XIII invitava a non collaborare con tutti

Oggi la Chiesa invita i cattolici di collaborare con tutti. Gli interventi di papa Francesco, in modo particolare, continuamente richiamano questa direttiva. La Chiesa si è ormai aperta perfino alla collaborazione con la massoneria, ripetutamente condannata in passato dal magistero. Insiste molto sulla collaborazione dei cattolici con i movimenti ecologisti, con i movimenti popolari compresi quelli che usano metodi violenti e rivoluzionari, con i movimenti per i diritti civili e così via. Papa Francesco ha auspicato di poter collaborare con il nuovo presidente americano Biden e ha lodato personaggi come Emma Bonino, lasciando intendere che anche con i gruppi radicali si può e si deve collaborare. È anche vero che nella pratica poi questo non viene del tutto applicato: i cosiddetti “sovranisti”, i “populisti” e gli “identitari” sono esclusi da ogni collaborazione. Nel complesso però bisogna riconoscere che gli ostacoli alla collaborazione sono stati tolti quasi tutti.

Per questo può essere interessante rileggere cosa diceva a questo proposito la Rerum novarum (1891) di Leone XIII. Tra le misure da prendere contro la degenerazione della “questione sociale” nell’epoca del paleocapitalismo e delle ideologie errate, il papa indicava anche l’associazionismo sociale e, quindi, la collaborazione per fronteggiare insieme i principali disagi sociali. Anzi, egli sosteneva che questa aggregazione dal basso  si fondava sul “diritto di associazione” che ha un fondamento naturale. Egli indicava come di primaria importanza la forma associativa delle corporazioni di arti e mestieri, data la loro autonomia dalle influenze delle moderne ideologie e dato il loro spirito interno di collaborazione piuttosto che di lotta. Però apriva anche a forme associative di altro genere, mentre all’epoca si assisteva ad un notevole sviluppo della associazioni operaie, spesso dominate da anarchici, comunisti e socialisti.   

Egli però faceva due precisazioni molto importanti per il nostro discorso circa la collaborazione con tutti che la Chiesa oggi propone.

La prima precisazione riguarda il loro “legittimo e doveroso” divieto da parte della pubblica autorità, quando i loro obiettivi sono contrari “all’onestà e alla giustizia”. Certo, la cosa va fatta procedendo “con somma cautela per non invadere i diritti dei cittadini e non fare il male sotto pretesto del pubblico bene”: questa osservazione veniva fatta a proposito dei pesanti interventi statali contro “sodalizi, collegi e ordini religiosi” cattolici di cui lo Stato italiano ledeva i diritti. È importante per il nostro discorso sottolineare che l’enciclica non ammette ogni associazione, non un associazionismo assoluto, ma segnala che le associazioni vanno valutate in base alle loro finalità, dato che il diritto di associazione, come ogni diritto, è limitato dalla legge naturale e divina.

La seconda precisazione riguarda l’accorto atteggiamento che i cattolici devono tenere verso queste appartenenze associative. “È opinione comune” – egli nota a proposito delle associazioni che allora nascevano nella società – che il più delle volte sono rette da capi occulti, con organizzazione contraria allo spirito cristiano e al bene pubblico”. E continua dicendo: “In tale stato di cose gli operai cristiani non hanno che due vie: o iscriversi a società pericolose alla religione, o formarne di proprie e unire così le loro forze per sottrarsi coraggiosamente a ingiusta e intollerabile oppressione. Ora, potrà mai esitare sulla scelta di questo secondo partito, chi non vuole mettere a repentaglio il massimo bene dell’uomo?”.

Il riferimento ai “capi occulti” rimanda alla organizzazione interna delle società massoniche del tempo, suddivise in diversi livelli di conoscenza e consapevolezza dalla base alla cupola dell’associazione. Si riferisce anche alla regia ideologica che anarchici e socialisti esercitavano sulle associazioni operaie apparentemente legate alla sola emancipazione sociale, ma in realtà finalizzare ad una nuova società rivoluzionaria ed atea. In ogni caso, sia nell’uno che nell’altro caso, Leone XIII mette in guardia i cattolici e senz’altro non li sprona a collaborare con tutti, anzi li invita a non essere ingenui e a verificare dietro le apparenze le reali finalità dell’associazioni, valutando soprattutto se sia contro la religione cristiana. La sua indicazione giunge anche a fare loro obbligo di costituire proprie associazioni, quando quelle esistenti non presentassero adeguate garanzie.

Oggi le indicazioni di Leone XIII non possono ritenersi superate. I “capi occulti” ci sono ancora e sono forse più potenti di allora. Anche oggi molte associazioni perseguono finalità che “mettono a repentaglio il massimo bene dell’uomo”, ossia la salvezza delle anime a cui è dedita l’azione della Chiesa. Eppure la Chiesa di oggi sostiene di collaborare con tutti, nell’illusione di poter emendare i progetti sbagliati dalle loro finalità più perniciose, mentre accade il contrario, ossia che i cattolici vi collaborino.