• INTERVISTA

Psicologia cattolica, un corso «in unità con il Magistero»

Uno psicologo può unire coerentemente fede cattolica e impegno professionale? Quali sono i principi di una psicologia «in piena unità con il Magistero»? In vista dell’inizio di un corso sul tema, che sottolinea l’importanza del pensiero di san Tommaso, parla alla Bussola Mariella Borraccino, counselor professionista e fondatrice del centro Family Care di Milano.

Uno psicologo cattolico può vivere senza scissioni e con coerenza il proprio percorso di fede e il proprio impegno professionale? Sul tema, i dubbi e le obiezioni sono ancora molti. Ma oramai da qualche anno, sia a livello internazionale, soprattutto nella figura di Rudolf Allers, sia nella nostra Italia, si sta facendo strada il recupero di una sempre maggiore consapevolezza rispetto alla fertile unione tra l’ambito psicologico e quello di fede.

Prendendo spunto dal “Corso di Psicologia Cattolica” promosso dall’Associazione di Psicologia Cattolica (qui maggiori informazioni), in partenza il 5 ottobre e al quale per qualche giorno è ancora possibile iscriversi, abbiamo approfondito questa tematica con una delle docenti, la dottoressa Mariella Borraccino, counselor professionista, fondatrice del centro Family Care di Milano e presidente del Sindacato delle Famiglie (Sidef).

Dottoressa Borraccino, potrebbe presentarci la terza edizione del “Corso di Psicologia Cattolica”?

«Innanzitutto, quest’anno abbiamo valutato di organizzare il corso interamente online, in maniera sincrona, per un totale di 18 incontri da un’ora ciascuno. È rivolto essenzialmente a psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, ma alcuni moduli saranno aperti ai professionisti delle relazioni di aiuto che incontrano e accompagnano persone ferite o in difficoltà.

Per quanto riguarda i contenuti, con questa proposta intendiamo fornire le conoscenze di una psicologia pienamente in unità con il Magistero. Sarà dedicato ampio spazio all’antropologia tomista e allo studio di quegli autori, sconosciuti a molti, quali per esempio Rudolf Allers o Magda Arnold che, alla scuola di san Tommaso, sono divenuti dei pilastri per la portata dei loro contributi, non solo nella teoria ma anche nella clinica. Verranno poi esaminate le ricadute di un approccio integrale della persona nella pratica clinica.

Questo corso, come del resto tutta l’attività formativa proposta dalla nostra Associazione di Psicologia Cattolica, intende offrire un’opportunità di riscoprire le radici e di recuperare i contenuti della tradizione cristiana, in particolare dell’antropologia, essendo limitati, nel panorama culturale italiano, gli ambiti formativi in grado di offrire tale prospettiva».

Parla di una «psicologia in piena unità con il Magistero»: quali sono i principi di questa “psicologia cattolica”?

«Può essere utile fare innanzitutto una premessa, prendendo spunto da un’affermazione di Nietzsche: “Non esiste nessuna scienza priva di presupposti: sempre le preesiste una filosofia o una fede, a darle una linea, un senso, un limite, un metodo”. È sulla stessa linea lo psicoterapeuta Rudolf Allers, il quale afferma che ogni approccio psicologico si fonda su un’antropologia: sottende, cioè, una visione dell’uomo a partire dalla quale si declina coerentemente una proposta terapeutica.

Ebbene, il fattore distintivo della psicologia cattolica e i principi a essa sottesi, non solo nella declinazione teorica ma in particolar modo nella pratica clinica, altro non sono che i principi fondamentali dell’insegnamento cristiano sull’uomo, come, solo per fare qualche esemplificazione: il rispetto per l’interiorità della persona, la sua unicità, l’operosità, l’unità corpo-anima, la potenzialità di maturazione e di guarigione, il desiderio di felicità, la tensione verso un fine ultimo...».

Tra i grandi maestri dell’animo umano spicca san Tommaso d’Aquino, artefice, dirà un insospettabile Erich Fromm, di «un sistema psicologico da cui si può probabilmente apprendere di più che dalla gran parte degli attuali manuali di tale disciplina»…

«Non si può non convenire sul fatto che Tommaso d’Aquino sia stato un fine psicologo ante litteram, e che rappresenti senza dubbio un punto di riferimento determinante nella storia della psicologia. La rilevanza e la profondità con cui ha trattato, nei suoi scritti, il tema dell’uomo offrono una visione che sorprende per la sua ricchezza e attualità.

L’uomo, secondo san Tommaso, è l’essere che riassume e supera tutte le perfezioni del creato; un composto inscindibile di materia e forma, cioè di corpo e anima, che modernamente chiamiamo l’“io”. Tralasciando qui la trattazione sull’anima umana e l’intelletto, basti sapere che per il Doctor Angelicus ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi è il suo orientamento alla verità. L’uomo è poi dotato di libero arbitrio: non è obbligato né da forze interne né esterne a compiere alcuna azione. Le scelte personali sono il fattore fondamentale della struttura di una personalità umana. L’uomo, per natura teso al bene, necessita tuttavia di opportuni mezzi, per valutare ogni caso di comportamento che gli si presenti. Tali mezzi sono: la coscienza, intesa come capacità di ragionamento pratico e dunque di applicazione dei principi morali universali alle situazioni concrete particolari; la prudenza, cioè la virtù pratica che consente di valutare rettamente in ogni caso particolare; la volontà, che è il mezzo per decidere se tendere a un bene in sé stesso, oppure per tendere a un altro comportamento, moralmente sbagliato; la virtù, ovvero l’agire secondo natura e secondo ragione. Quest’ultima, la virtù, è un habitus che va consolidato con l’esercizio ripetuto di atti virtuosi, così che divengano disposizioni stabili dell’agire. E attraverso le distinte virtù la persona può divenire padrona di se stessa, dei suoi dinamismi istintivi e dei suoi atti intellettivi, umanizzando e personalizzando le sue emozioni e i suoi appetiti per mezzo dell’aiuto della ragione sostenuta dalla verità. Le virtù concorrono poi al conseguimento del fine ultimo, che è la felicità intesa come la beatitudine eterna».

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