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Profanata la cattedrale di Baires, silenzio dall'Arcidiocesi

Nel corso di una manifestazione a Buenos Aires, sul muro della Cattedrale sono comparse scritte con inviti a bruciare la Chiesa. Non si tratta di frasi generiche perché nel 1955 le chiese bruciarono davvero nella capitale argentina. Per questo il silenzio dell'Arcivescovado è grave. 
 

Venerdì 27 agosto durante una marcia contro il “Grilletto facile” nella zona di Plaza de Mayo a Buenos Aires, ancora una volta la cattedrale è stata profanata. Stavolta sono stati imbrattati i muri con scritte come «l'unica chiesa che illumina è quella che brucia» e «fuoco alle chiese».

Salvo aggiornamenti, l'unica istituzione civile che si è pronunciata pubblicamente sul tema è stata la rete argentina Rispetto religioso. La sua missione “è vigilare sul rispetto della religione cattolica e il sentimento religioso dei suoi fedeli in Argentina, promuovendo la sua difesa attiva di fronte agli attacchi”.

In una dichiarazione di condanna e denuncia penale alle autorità Rispetto religioso ha affermato che non c'è stata neanche una reazione da parte delle autorità nazionali o cittadine. Nemmeno una dichiarazione successiva che condannasse l'oltraggio. «Questo odio irrazionale – ha detto - sta aumentando di fronte alla negligenza del potere pubblico. Il disinteresse e il silenzio sono allarmanti. Non è sufficiente riparare i danni materiali, i danni sono anche spirituali per la comunità dei credenti e per molti cittadini».

E ha poi concluso: «La società argentina, esausta per la pandemia e la preoccupazione economico-sociale regnante, chiede la protezione, la tutela dei valori e dei principi e infine il rifiuto di ogni forma di violenza materiale e simbolica».

Da parte nostra ci interessa sottolineare un altro silenzio pubblico ufficiale: quello dell’Arcivescovado di Buenos Aires. Attualmente non si ha notizia di alcun comunicato relativo agli atti vandalici e delittuosi.

Questo fatto ci costringe ad una riflessione. Come abbiamo visto alcune delle scritte fatte dai delinquenti sono state “l'unica chiesa che illumina è quella che brucia” e “fuoco alle chiese”. In Argentina non si tratta di una semplice frase senza alcun valore letterale. E proprio in particolare nella città di Buenos Aires, le chiese bruciarono davvero. Basta tornare al 16 giugno del 1955, a quell'episodio che va sotto il nome di “il rogo delle chiese di Buenos Aires” per rendersi conto della gravità di queste frasi. Quei “graffiti” non si può permettere che possano arrivare a compiersi in senso letterale.

Allora furono incendiate la curia metropolitana, le chiese di San Domenico, San Francesco, Sant’Ignazio, la Pietà, la chiesa della Mercede, San Giovanni, San Nicola di Bari, San Michele Arcangelo, la chiesa della Consolazione, la cappella di San Rocco e Nostra Signora delle Vittorie.

Ora, dopo quasi quarant'anni di amministrazioni in accordo con la costituzione nazionale argentina non sembra che siamo in condizioni sociali migliori di allora. E nemmeno sembrerebbe che il cattolicesimo a livello sociale abbia la stessa capacità di risposta che ebbe in quei giorni. La cattedrale di Baires provvidenzialmente non fu bruciata nel 1955, Dio non voglia che si ripetano quelle giornate.

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