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Prodi, con un libro, ritenta la scalata al Quirinale

Romano Prodi non ha mai digerito la sua mancata elezione a Presidente della Repubblica nel 2013. Per il prossimo voto, nel 2022, si dice ufficialmente disinteressato. Ma intanto pubblica un libro autobiografico, Strana vita, la mia ricco di messaggi e di stoccate ai rivali di sinistra. E questo potrebbe essere il suo biglietto per ritentare la scalata. 

Romano Prodi

Quando i politici o gli ex politici scrivono un libro bisogna sempre farsi delle domande. Nel caso di Romano Prodi è possibile anche darsi qualche risposta. L’ex premier ha il “dente avvelenato” per la mancata elezione al Quirinale, molti anni fa, ma da allora non ha mai rinunciato a togliersi ciclicamente qualche sassolino dalla scarpa, oscillando tra le rancorose rivendicazioni del passato e le timide proiezioni nel futuro. Senza mai escludere del tutto, al di là delle frasi di circostanza, di ambire al Colle.

Martedì a Roma si capirà se il suo nuovo libro, dal titolo curioso Strana vita, la mia, scritto con Marco Ascione, giornalista del Corriere della Sera, gli procurerà solo un po’ di aggiuntiva notorietà o lo rimetterà in corsa per il Quirinale. Quella sera è prevista infatti una presentazione del volume con Enrico Letta, che di certo non sarebbe dispiaciuto se Prodi prendesse il posto di Mattarella. Per galateo e garbo istituzionali non se ne può parlare, perché sarebbe una mancanza di rispetto nei riguardi dell’attuale inquilino del Colle, ma certo è che dietro le quinte i giochi per la successione sono già iniziati, e non da oggi.

Chi entra Papa in Conclave ne esce Cardinale, amano ripetere i conoscitori delle trame che di solito ispirano elezioni come quella del Presidente della Repubblica. E allora Prodi fa bene a dire che non è per lui quel posto, che non si sente portato, perché in questo modo i riflettori si accendono su altre figure, che inevitabilmente risulteranno poi bruciate nel momento cruciale. I messaggi che Prodi lancia in codice nel volume sono allusivi. Anzitutto a Massimo D’Alema, che alla fine degli anni Novanta gli sfilò la poltrona di premier, facendolo cuocere a fuoco lento per scippargli lo scettro, con la complicità di Francesco Cossiga e Franco Marini, segretario del Ppi. «Posso dire che il rapporto con D’Alema non è stato per nulla facile, ma ha avuto anche molti momenti di collaborazione anche se non abbiamo mai avuto una vera e propria confidenza. È inutile infatti metterla sul piano personale, si è trattato di una profonda e legittima diversità politica. Capivi, parlando con lui, che rappresentava una sola forza, quella degli eredi del Pci. Nella mia testa l’Ulivo era una forza autonoma, mentre il messaggio di D’Alema era chiaro: ti abbiamo dato una delega», scrive Prodi nel libro.

Un modo per prendere le distanze dall’ortodossia di sinistra e riproporsi quale moderato di centro, che quasi ammicca al suo avversario storico, Silvio Berlusconi, che in Parlamento di voti ne ha ancora tanti, che potrebbero risultare determinanti per eleggere il successore di Mattarella.

Il libro, autobiografico ma anche un po’ autocelebrativo, ha sicuramente una proiezione inconsapevole, o forse voluta, verso quell’appuntamento. «Nel voto del 2022 starò a guardare…», assicura il fondatore dell’Ulivo, ostentando distacco. E’ ancora cocente la delusione per il fuoco amico che affossò la sua ascesa al Quirinale nel 2013. I famosi 101 franchi tiratori gli impedirono di realizzare il suo sogno, che non ha ancora accantonato del tutto. Difficilmente il Pd farà il suo nome in prima battuta, anche per non bruciarlo. Tuttavia, se Mario Draghi decidesse di restare dov’è, ipotesi più che probabile, e se Mattarella si dimostrasse irremovibile nel rifiutare la riconferma, i giochi si aprirebbero davvero. Non dimentichiamo che i grillini hanno sempre amato Romano Prodi e possono ancora contare su una solida maggioranza relativa in Parlamento, avendo conquistato il premio di maggioranza nelle urne alle scorse politiche del marzo 2018.

Se altri candidati del Pd come Dario Franceschini, o più autonomi come Pierferdinando Casini rimanessero prigionieri dei veti incrociati e delle guerre intestine, ecco che una figura autorevole come Prodi, già presidente della Commissione europea, potrebbe tornare in auge. Lui sotto sotto ci spera, ma non lo dice. E nel frattempo consuma le sue vendette, scrivendo in questo libro quello che pensa della politica italiana. Un po’ sta facendo lo stesso percorso di Walter Veltroni che, con dinamismo editoriale, già sette anni fa sperava di poter essere lui il nuovo Presidente della Repubblica.

Corsi e ricorsi storici, in una partita che potrebbe riservare sorprese. Intanto, il Professore ci riprova, questa volta con un libro, e senza dare nell’occhio.

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