• LA NUOVA EDIZIONE

Primula Rossa, eroe reazionario politicamente scorretto

La Primula Rossa, è l'eroe inglese nato dalla penna di Emma Orczy. Salva i nobili francesi condannati a morte durante il Terrore giacobino e dipinge a tinte fosche (e realistiche) la Francia rivoluzionaria. Ritorna in libreria, con l'editore Fazi, Voto di sangue, il secondo romanzo sul personaggio reazionario che ha fatto indignare Eco 

Primula Rossa, illustrazione della prima edizione

Nell’inno nazionale francese La Marseillaise si parla tutt’ora del «sangue impuro» che avrebbe «colorato i nostri stendardi» (un sang impur rougira nos sillons), intendendo quelli dei giacobini. Per inciso, il nostro, di inno, non è da meno: «Il sangue d'Italia e il sangue polacco bevé col cosacco, ma il cor le bruciò». Attentati a parte, l’indipendenza dall’Austria fu condotta a colpi di guerre regolari. Ma l’avvento della Repubblica francese fu una vera e propria orgia di sangue, con annessa guerra civile e perfino un genocidio. Gli inglesi, che contro la Francia giacobina prima e napoleonica dopo combatterono anni e anni, ne serbarono un ricordo schifato che durò a lungo e si riflesse, ancora nel secolo scorso, in diversi film di produzione anglo-americana come Il regno del terrore (1949) e La maschera di porpora (1956). Ma già nel 1934 era uscito nelle sale La Primula Rossa, tratto dallo straordinario successo dei romanzi di Emma Orczy (1865-1947), nobildonna ungherese riparata a Londra.

Si firmava «Baronessa Orczy» e il suo eroe era un nobile inglese, sir Percy Blakeney, che a rischio della vita si infiltrava nella Francia rivoluzionaria per salvare dalla ghigliottina tutti i nobili che poteva e farli riparare in Inghilterra. Per far questo si serviva della sua notevolissima astuzia e delle sue incredibili capacità mimetiche, lasciando beffardamente sul luogo delle sue imprese un biglietto da visita con sopra disegnata una Scarlet Pimpernel, una Primula Rossa. Ciò faceva schiattare di rabbia i sanculotti, che gli davano la caccia perfino in Inghilterra. Ma lui era l’imprendibile e sempre riusciva a beffarli. La Orczy, insomma, aveva creato il capostipite di tutti i giustizieri mascherati maestri del travestimento. Tutti, da Zorro a Batman, perfino Diabolik, discendono da quel primo Eroe che è rimasto addirittura nel linguaggio comune: quelli che la polizia non riesce a prendere, ancora oggi sui giornali vengono detti «primula rossa».

Il bello è che il personaggio della Orczy è quanto di meno politicamente corretto si possa. L’autrice conosceva benissimo i dettagli della storia della Rivoluzione francese e i suoi personaggi, che metteva in scena nello squallore e nella laidezza in cui avevano sprofondato il Regno più ricco, colto e raffinato del mondo. E sentite che cosa diceva la Orczy della sua geniale creazione: «Mi è stata spesso posta la domanda: “Ma come ti è venuta l’idea della Primula Rossa?”. E la mia risposta è sempre stata: “E’ stata la volontà del Signore”». Praticamente a furor di popolo la Baronessa Orczy fu costretta a dare subito un sequel, nel 1906, al suo primo romanzo: Voto di sangue (oggi riproposto da Fazi, pp. 240, €. 15). Si svolge nel 1794 e mette in scena i «puri» Robespierre, Fuquier-Thinville, Merlin, intenti a mandare a morte i «traditori», che però non finivano mai e, a furia di esecuzioni, facevano perdere il filo alla lama della ghigliottina. Un gentiluomo, ricco filantropo, provocato uccide in duello un aristocratico, la cui sorella giura vendetta con «voto di sangue» appunto. Ma il bene trionferà grazie alla Primula Rossa, che escogita un piano machiavellico e un travestimento che spiazzano addirittura anche il lettore.

Un eroe reazionario a tutto tondo non lo si trova tutti i giorni (suscitò, infatti, le ire di Umberto Eco che lo fulminò nel suo Diario minimo). Specialmente uno il cui immenso successo ha generato pure un modo di dire.