• LO SCANDALO

Pillole abortive, i danni per le madri del metodo "sicuro"

Dati veramente impressionanti sulle complicazioni causate dalla pillola abortiva, il metodo abortivo suggerito (senza ritegno) dall'Oms nei mesi di lockdown. Nel Regno Unito, il 6% delle donne che le hanno assunte, è finito in ospedale. Dato coerente anche con quello degli Usa. Ma le pressioni per mettere a tacere lo scandalo sono forti.

Pillole abortive

L’Oms e l’Onu hanno promosso (senza alcun ritegno) sin dallo scoppio del Covid 19,  il ‘tele aborto’ e le ‘kill-pills’, come metodi sicuri, ma ora tacciono sulle ricerche recenti che in molti paesi anglosassoni dimostrano un grande numero e gravità delle complicazioni provocate. Le ‘kill-pills’ rimangono sempre molto pericolose per le donne e mortali per i bimbi, sopposti a morti orrende.

Quasi il 6% delle donne (ben 1 su 17 donne incinte) che hanno ottenuto un cosiddetto 'aborto medico' (pillola abortiva) nel Regno Unito, autorizzato dallo scoppio della pandemia Covid 19 nel 2020, sono state successivamente ospedalizzate per complicazioni derivanti da un aborto incompleto o emorragie gravi dovute all’assunzione delle pillole abortive. Un team di ricercatori all’inizio dello scorso mese di luglio aveva chiesto alle 127 Trust Sanitari che possiedono strutture ospedaliere d’urgenza del Regno Unito di fornire i dati sul numero di donne che si sono presentate in ogni ospedale "con prodotti di concepimento trattenuti (RPOC) dopo un aborto medicalmente indotto" (o pillole abortive), nonché "il volume soglia di sanguinamento richiesto per la codifica e la segnalazione di emorragia ... dopo aver iniziato un aborto medicalmente indotto" tra il 1 giugno 2019 e il 31 maggio 2021. Ebbene, sulla base delle risposte fornite nei giorni scorsi, è merso che il 5,9% delle donne che utilizzano l'aborto chimico sono successivamente trattate in ospedale per complicazioni derivanti da un aborto incompleto, tra cui prodotti di concepimento (feti umani) trattenuti, emorragia e infezione.

Il tasso di complicazioni del 5,9% è coerente con i dati riportati in un rapporto della multinazionale dell’aborto ‘Marie Stopes Australia’ pubblicato nel 2020 nel quale si diceva che nel 2020 il tasso di complicazioni complessivo dell'aborto chimico era del 6,37%, di cui il 4.95% con esiti clinici di aborti incompleti. Dal marzo 2020, il Regno Unito ha iniziato a consentire alle donne di ottenere aborti chimici tramite la telemedicina, ovvero pillole abortive assunte nelle proprie abitazioni dopo una semplice ‘call’, una procedura fuori controllo ma formalmente consentito prima delle 10 settimane in Inghilterra e Galles e prima delle 12 settimane in Scozia. I set di pillole per l'aborto (un mifepristone/sei misoprostolo) sono inviati per posta o ritirati da una clinica, così la donna o la ragazza può effettivamente eseguire un aborto "fai da te" a casa. Da allora le chiamate di emergenza per le cure di follow-up dopo un aborto chimico sono aumentate del 54% in tutta l'Inghilterra e il Galles. Inoltre, le relative chiamate d’emergenza delle ambulanze sono aumentate del 19% in un solo anno e 12mila donne sono state ricoverate negli ospedali (1 ogni 17 donne che assumono pillole abortive). In Scozia, a fronte di dati simili, lo scorso 30 ottobre sono scesi in campo anche due ex presidenti del ‘Royal College of Physicians and Surgeons’ (Associazione di Medici ed infermieri) per chiedere al Ministro della Salute Maree Todd di porre fine agli aborti casalinghi 'fai da te' con pillole pericolose e con autorizzazioni mediche ‘via Zoom’, che mettono in pericolo grave la salute delle donne. Le donne irlandesi vivono la stessa situazione di pericolo.

I dati sono emersi solo grazie ad un dibattito parlamentare dei giorni scorsi, nel quale il Ministro della Salute Stephen Donnelly ha dovuto riferire che dall’entrata in vigore della legge sull’aborto del 1° gennaio 2019 al 26 ottobre 2021,  l’aborto con pillole a casa ha provocato 94 gravi ’incidenti’ e ha confermato che l’Agenzia di Salute pubblica del paese continua a ‘non raccogliere i dati relativi’ a questo tipo di emergenze, nonostante la legge lo imponga.

Il tasso di complicazioni dei paesi del Regno Unito ed Irlanda è simile anche ai risultati pubblicati in un recente studio stanutitense sul ‘telaborto’, dove l’uso delle pillole è in forte crescita. Secondo lo studio della ‘Gynuity Health Projects’, un'organizzazione attivista pro-aborto: il 6% delle donne che hanno usato le pillole per l'aborto a casa, successivamente ha avuto bisogno di cure ospedaliere a causa di complicazioni legate all'aborto e il 4% delle donne che hanno usato la pillola per l'aborto a casa, ha avuto bisogno di una procedura chirurgica d’urgenza in ospedale per completare l'aborto.

I dati allarmanti che si sono registrati negli USA e nel Regno Unito, non potranno che essere confermati o addirittura peggiorare nelle analisi dei ricercatori di altri Paesi che verranno pubblicate nei prossimi mesi. L'industria dell'aborto è consapevole che la pillola abortiva può fallire e mette in pericolo grave, talvolta mortale, le donne (oltre ad uccidere, tra le peggiori sofferenze, il bimbo). Tuttavia, la potenza di queste multinazionali emerge, non solo dalla ‘censura’ che di fatto impongono sui dati da riferire alle autorità sanitarie, ma anche dalla decisione presa nel 2016 dalla Food and Drug Administration (FDA) di non segnalare le complicazioni, ma solo le morti provocate dalle pillole. Una pressione tale che i dati pubblicati dalla FDA sui decessi da pillole abortive…sono vecchi di tre anni (2018). Ancor oggi, come riporta ‘Live Action’, non curanti della salute delle donne, dall’Europa ed in particolare dalla ‘liberale’ Olanda, la dottoressa Rebecca Gomperts, abortista e fondatrice di ‘Women on Waves’ e ‘Aid Access’, due organizzazioni che forniscono pillole abortive (on-line) alle donne in ogni paese del mondo, si è vantata di fornire pillole e l'aborto in telemedicina alle donne di tutti i 50 Stati degli Usa. I dati parlano da soli e, mentre l’Onu e l’Oms colpevolmente tacciono, le multinazionali abortiste fanno affari sulla pelle delle donne e sui cadaveri dei bambini.

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