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Fuori schema
a cura di Andrea Zambrano

di nuovo censurato

Pilato padrone di casa

Fuori schema 01_10_2022

Ancora una volta, è la quarta, Facebook mi accompagna gentilmente fuori dalla porta limitando il mio utilizzo della sua piattaforma. Questa volta sono stato bloccato per 3 giorni: non potrò pubblicare nè commentare per 72 ore dopodiché tornerò nel gruppo da osservato speciale, si spera redento. 

Non ho offeso nessuno nè inneggiato a chissà quale dittatore. Ho semplicemente postato tre interviste. Tre interviste fatte da me, nemmeno prese da qualcun altro. Fatte, scritte e postate da me medesimo. 

Hanno tutte ad argomento il vaccino, guarda caso. 

La prima volta è stato quando a marzo scorso ho annunciato la nascita del Comitato Ascoltami (QUI), che riunisce i danneggiati da vaccino. Si tratta di una delle inchieste più importanti della mia carriera perché ho iniziato a raccontare questi drammi nascosti per primo nel panorama italiano - lo stesso comitato mi ha dato atto di questo -. Quindi non erano opinioni, ma un fatto oggettivo: la nascita di un comitato di oltre 1300 danneggiati che ha iniziato a contarsi e mettersi insieme partendo dalle mie interviste. Nessuno oggi può vedere quel post.

La seconda è quella di questa primavera a Daniele Giovanardi (QUESTA) nella quale il medico modenese raccontava alla Bussola la sua odissea alle prese con l'Ordine e partiva dalla notizia che la stessa Pfizer aveva ammesso l'inefficacia dell'inoculo contro Omicron. E citava la stessa Pfizer. Nessuno oggi può vedere quel post.

La terza è l'intervista di questa estate al dottor Mauro Mantovani (QUESTA): il medico mi spiegava di aver scoperto che la spike dei vaccini a mRna è più resistente di quella normale ed è per questo, era il suo sospetto, che gli effetti avversi perduravano e perdurano così a lungo. Questa intervista mi è costata 30 giorni di limitazioni: ho potuto pubblicare, ma i miei post sono stati come nascosti dal grande orecchio di Zuckeberberg e compagni. Io stesso ho visto girare poco i miei amici e Facebook mi ha propinato molti video di un comico pugliese che si chiama Uccio (dozzinale, direi). In compenso ho imparato tante cose dai blog di cucina. Ad esempio, certe seppie alla griglia che ora non temo confronti.

La quarta è avvenuta ieri. Sono stato fermato per tre giorni per l'intervista fatta a Laura di Bergamo (QUESTA) nella quale la poveretta raccontava l'angoscia della reazione avversa su di sè e sulla figlia e mostrava le foto della polvere di grafene nel suo sangue. Una cosa alla quale nemmeno lei  voleva credere per non sentirsi additare come complottista, ma alla cui evidenza ha dovuto cedere. Certo, si parlava di vaccinazione in allattamento, ma si partiva dalla notizia del Ministero della Salute inglese che l'aveva appena sconsigliata.

Starò tre giorni fermo, poi uscirò dal sepolcro, spero già martedì e posterò questo articolo come prima cosa. Vediamo che succede. 

A colpirmi non è tanto il ban di Facebook, ma il fatto che sia avvenuto dopo 4 articoli scritti da me, sui quali ho esercitato il controllo del giornalista, nei quali ho messo storie, interviste, fatti oggettivi e non opinioni. Articoli che mi hanno portato via tempo, fatica e nei quali ho speso la mia credibilità e messo in gioco quella del giornale di cui faccio parte.

Credo che questo sia il punto. Non è tanto la lotta alle opinioni che interessa a Facebook, ma la lotta alle notizie che non sono funizonali alla propaganda istituzionale sul covid. 

Siamo soliti allargare le braccia di fronte a queste censure: il padrone di casa è lui (cioè Zuckerberg, nel caso di Facebook), quindi può cacciare di casa chi vuole. Vero, ma il punto non è nemmeno questo. E non serve neanche andare alla ricerca del troll che mi ha segnalato al grande occhio, su 5000 contatti diventerebbe come cercare un ago nel pagliaio. Il punto è che Zuckerberg e la sua genga, non cacciano perché sono un esclusivo club di cattivi e annoiati, sarebbe contro il loro interesse. 

Lo fanno perché a loro volta sono spinti dall'OMS a causa di un accordo stipulato con l'organizzazione mondiale della sanità proprio per fermare e censurare un racconto sul covid diverso da quello deciso da lorsignori e che non tenga conto di evidenze incontestabili: chi può ad esempio contestare il dolore di una persona che da subito dopo il vaccino non vive più? E chi potrebbe obiettare di fronte a un medico che cita la stessa Pfizer per dire che i vaccini non lo convincono? E chi, infine, si sentirebbe in coscienza tranquillo nell'impedire che un medico illustri a tutti la sua scoperta e la sottoponga all'attenzione del pubblico?

Semplice: chi ha deciso che la pandemia deve essere raccontata in un unico modo funzionale a vaccinarsi. Così, lo avevamo scritto nel settembre 2020, alla fine della prima ondata l'Oms controlla l'informazione sui social network. Immunizzare la disinformazione, si chiamava il piano a cui Facebook ha aderito con convinzione. E così il social di Zuckerberg ha fatto senza sosta e senza pietà senza porsi troppi problemi su che cosa sia la verità come un Pilato della comunicazione di massa. 

Ha immunizzato le sue pagine da quella che il governo mondiale della sanità ha deciso essere una disinformazione. Con il pubblico immunizzato da questa operazione di bonifica vaccinale mediatica, però, emergono anche gli effetti collaterali: la mancanza di verità su una piattaforma nata per la libertà di espressione e finita al traino di un potere superiore. 

Caro Marc "Pilato" Zuckerberg, tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto.