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Perché Benedetto XVI spera nei giovani

Il 7 febbraio Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, quest'anno dedicata al tema delle «culture giovanili emergenti». Il mondo dei giovani, ha detto il Papa, è una realtà "complessa e articolata".

Benedetto XVI

Il 7 febbraio Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, quest'anno dedicata al tema delle «culture giovanili emergenti». Il mondo dei giovani, ha detto il Papa, è una realtà, «complessa e articolata, che non può più essere compresa all’interno di un universo culturale omogeneo, bensì in un orizzonte che può definirsi "multiverso", determinato cioè da una pluralità di visioni, di prospettive, di strategie». Non esiste una sola cultura dei giovani, piuttosto «è opportuno parlare di "culture giovanili"», al plurale, «atteso che gli elementi che distinguono e differenziano i fenomeni e gli ambiti culturali prevalgono su quelli, pur presenti, che invece li accomunano».

In verità, se guardiamo ai giovani, scorgiamo «un panorama culturale sempre più frammentato e in continua, velocissima evoluzione, a cui non sono certo estranei i social media, i nuovi strumenti di comunicazione che favoriscono e, talvolta, provocano essi stessi continui e rapidi cambiamenti di mentalità, di costume, di comportamento».
Non tutto è positivo in questo «multiverso» di culture. C'è infatti «un clima diffuso di instabilità che tocca l’ambito culturale, come quello politico ed economico – quest’ultimo segnato anche dalle difficoltà dei giovani a trovare un lavoro - per incidere soprattutto a livello psicologico e relazionale. L’ incertezza e la fragilità che connotano tanti giovani, non di rado li spingono alla marginalità, li rendono quasi invisibili e assenti nei processi storici e culturali delle società. E sempre più frequentemente fragilità e marginalità sfociano in fenomeni di dipendenza dalle droghe, di devianza, di violenza».

Se c'è un elemento comune alle varie culture giovanili odierne questo può essere reperito nel prevalere dell'emotività sulla razionalità e nella tentazione di ripiegarsi su se stesso. «La sfera affettiva ed emotiva, l’ambito dei sentimenti, come quello della corporeità, sono fortemente interessati da questo clima e dalla temperie culturale che ne consegue, espressa, ad esempio, da fenomeni apparentemente contraddittori, come la spettacolarizzazione della vita intima e personale e la chiusura individualistica e narcisistica sui propri bisogni e interessi. Anche la dimensione religiosa, l’esperienza di fede e l’appartenenza alla Chiesa sono spesso vissute in una prospettiva privatistica ed emotiva».

Potrebbe dunque sembrare che tutto vada male fra i giovani di oggi. E invece, secondo il Pontefice, non mancano aspetti delle loro culture che sono «decisamente positivi»: «gli slanci generosi e coraggiosi di tanti giovani volontari che dedicano ai fratelli più bisognosi le loro migliori energie; le esperienze di fede sincera e profonda di tanti ragazzi e ragazze che con gioia testimoniano la loro appartenenza alla Chiesa; gli sforzi compiuti per costruire, in tante parti del mondo, società capaci di rispettare la libertà e la dignità di tutti, cominciando dai più piccoli e deboli».

La realtà è sempre più complessa dei nostro stereotipi, siano questi ottimisti o pessimisti. «Non ci si può, dunque, accontentare di leggere i fenomeni culturali giovanili secondo paradigmi consolidati, ma divenuti ormai dei luoghi comuni, o di analizzarli con metodi non più utili, partendo da categorie culturali superate e non adeguate». Le culture giovanili sono «una realtà quanto mai complessa ma anche affascinante, che va compresa in maniera approfondita e amata con grande spirito di empatia». Né si possono considerare solo le culture giovanili dell'Occidente.

Il Papa sa dai suoi viaggi che i giovani dell'Africa e dell'Asia sono spesso diversi: «rappresentano, con le loro culture e con i loro bisogni, una sfida alla società del consumismo globalizzato, alla cultura dei privilegi consolidati, di cui beneficia una ristretta cerchia della popolazione del mondo occidentale».
In questo senso si parla oggi, più che di «terzo mondo» di «Paesi emergenti». ma a ben guardare, ha detto Benedetto XVI, il mondo dei giovani è esso stesso un «Paese emergente».

«Le culture giovanili, di conseguenza, diventano "emergenti" anche nel senso che manifestano un bisogno profondo, una richiesta di aiuto o addirittura una "provocazione", che non può essere ignorata o trascurata, sia dalla società civile sia dalla Comunità ecclesiale. Più volte ho manifestato, ad esempio, la preoccupazione mia e di tutta la Chiesa per la cosiddetta "emergenza educativa"», che in modo diverso riguarda tutti i continenti. E dall'emergenza educativa derivano tante altre emergenze.

Il Papa pensa «alla crescente difficoltà nel campo del lavoro o alla fatica di essere fedeli nel tempo alle responsabilità assunte». La crisi globale dell'educazione minaccia «per il futuro del mondo e di tutta l’umanità, un impoverimento non solo economico e sociale ma soprattutto umano e spirituale: se i giovani non sperassero e non progredissero più, se non inserissero nelle dinamiche storiche la loro energia, la loro vitalità, la loro capacità di anticipare il futuro, ci ritroveremmo un’umanità ripiegata su se stessa, priva di fiducia e di uno sguardo positivo verso il domani».

Nell'Anno della fede e del ricordo dei cinquant'anni dal Vaticano II, il Papa ha concluso citando il Messaggio che il Concilio rivolse ai giovani,: «La Chiesa vi guarda con fiducia e con amore… Essa possiede ciò che fa la forza o la bellezza dei giovani: la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste».
E i padri conciliari continuavano: «È a nome di questo Dio e del suo Figlio Gesù che noi vi esortiamo ad ampliare i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo, a intendere l’appello dei vostri fratelli, e a mettere arditamente le vostre giovani energie al loro servizio. Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di dar libero corso agli istinti della violenza e dell’odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!».