• IL CASO

Per la Cei il Giussani professore è troppo vecchio

Il testo scolastico "Scuola di Religione", che riassume il PerCorso ideato dal Servo di Dio, non è più adottabile nelle scuole. Per l'ufficio della Cei che segue l'insegnamento della religione cattolica «non è più conforme alle indicazioni didattiche del Ministero». Eppure lo scorso anno era stato adottato da 162 classi. Intanto i responsabili Irc propongono come modello don Milani...

E’ stato messo fuori dalle scuole il testo di don Luigi Giussani per l’insegnamento della religione cattolica. Il libro “Scuola di religione” che porta la firma del sacerdote di Desio (1922-2005), Servo di Dio del quale è stata aperta la causa di beatificazione, è oggi off-limits fra i banchi: gli insegnanti di ogni ordine e grado non lo potranno più adottare dall’anno scolastico 2017/2018.

La notizia, appena uscita su Riminiduepuntozero.it, ha suscitato tristezza e sgomento in molti. Ad esempio il professor Nicola Incampo, impegnato da anni nel settore, autore di un “Vademecum dell’Insegnante di religione” e di due manuali ad uso delle scuole, “A Sua immagine” e “Tiberiade”, ha commentato senza mezzi termini: “Hanno rottamato in corso d’opera il libro di testo di don Giussani, senza dire perché e senza dire niente agli insegnanti, anzi tradendo noi insegnanti che credevamo in quel testo. Io pur essendo autore di un libro adottabile posso dire che il testo di don Giussani non andava cassato dal mercato”.

Lo stop al libro risale al febbraio scorso, ma gli insegnanti lo hanno appreso solo a giochi fatti. In primavera, al momento di operare le scelte dei libri di testo del prossimo anno scolastico nei rispettivi collegi docenti, hanno scoperto che “Scuola di religione” non era più inseribile fra i libri di testo adottabili ex novo. Ma neppure per il proseguimento dei corsi dopo i primi anni.

Ha dichiarato al proposito l’editore SEI (Società Editrice Internazionale, Torino): “il volume è esaurito e non è più a catalogo in attesa di nuove proposte da parte del Movimento”, cioè Comunione e Liberazione fondato da Giussani stesso. Eppure si trattava di un’opera tutt’altro che senza mercato, o fuori mercato: lo dice la SEI stessa specificando che “nel 2015 il volume è stato adottato in 189 classi mentre nel 2016 è stato adottato da 162 classi”. Curato da Gianni Mereghetti, costituiva una sorta di Bignami in 13 capitoli del pensiero e del metodo educativo giussaniano.

Ma niente da fare, la “Scuola di religione” firmata don Giussani è oggi fuori dagli “Elenchi completi di tutti i testi approvati, per le scuole di ogni ordine e grado, che possono essere scelti come nuove adozioni nel prossimo anno scolastico”, la lista compilata e resa pubblica a fine 2016 dall’IRC (Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica) della Conferenza episcopale italiana.

Spiegano dagli uffici di via Aurelia: i contenuti erano senz’altro di qualità, ma il libro di Giussani non ha la conformità con le indicazioni didattiche impartite dal Ministero dell’Istruzione nel 2012, a seguito dell’intesa firmata dal Card. Bagnasco e dal ministro Profumo, a differenza di altri circa cento nuovi testi di vari autori ed editore, nel frattempo approvati e pubblicati. Occorre renderlo adatto alla scuola di oggi, compito che non spetta agli uffici CEI ma all’editore. Il quale, come abbiamo visto, a sua volta aspetta indicazioni dai vertici di CL.

Per quanto plausibile, la versione degli uffici di via Aurelia non chiarisce la faccenda. Spieghiamo perché. Il libro uscì in una prima versione nel 1999, poi nel 2003 con nulla osta della CEI firmata Presidente Camillo Card. Ruini, e con l’imprimatur del Vescovo ausiliare e Vicario generale di Torino mons. Guido Fiandino. Fu ristampato successivamente più volte, fino all’edizione 2014, circa la quale l’editore specificava nella scheda commerciale: «Quest’opera viene proposta in modalità mista di tipo B e modalità digitale di tipo C in conformità a quanto indicato dal D.M. n.781 del 27 settembre 2013».

Si tratta del decreto ministeriale che richiedeva libri il più possibile leggeri, per non appesantire gli zaini degli studenti, e che promuoveva la “modalità mista di tipo B” considerata la via di mezzo giusta fra le tradizionali edizioni cartacee e il futuro digitale. Visto che l’editore ha ottemperato ai criteri richiesti dal Ministero per il digitale nel 2013, non si spiega come mai il libro non sia stato aggiornato anche in base ai criteri dell’intesa CEI-MIUR del 2012.

Sembra di assistere a una di quelle storie di burocrazia, in questo caso ecclesial-statale, senza via d’uscita. Eppure è così: nell’Italia del 2017, sono ritenuti non conformi alle regole e quindi tenuti a debita distanza dalle scuole, i contenuti e i metodi sui quali si sono formate intere generazioni di studenti dei decenni passati. Perché i testi di mons. Giussani utilizzati in “Scuola di religione” sono tratti dalla sua opera in tre volumi “PerCorso”: “Il senso religioso”, “All’origine della pretesa cristiana”, “Perché la Chiesa”, vale a dire i titoli-cardine scaturiti dalla sua lunga esperienza di insegnante, alla base anche del lavoro catechetico dei gruppi di “Scuola di comunità”.

Non sarà che qualcuno ritenga il prete brianzolo troppo dogmatico per il cristianesimo di oggi? No, non è possibile. Era infatti lui stesso a dire, ai suoi primi alunni del “Berchet” di Milano: “Non sono qui perché voi riteniate come vostre le idee che vi do io, ma per insegnarvi un metodo vero per giudicare le cose che io vi dirò. E le cose che io vi dirò sono un’esperienza che è l’esito di un lungo passato: duemila anni”.

Oggi, nella lista dei libri di testo conformi alle direttive statali, approvati e consigliati dalla CEI per le nuove adozioni, spiccano titoli che suonano alquanto diversamente da “Scuola di religione”, quali “Arcobaleni”, “Capaci di sognare”, “Le vie del mondo”, “Tutte le voci del mondo”.

Mentre il libro di Giussani viene rottamato in una sorta di indifferente silenzio generale, la Chiesa italiana progetta l’approccio alla scuola guardando in altre direzioni: l’ultimo convegno nazionale per i direttori e responsabili diocesani della pastorale della scuola e per l’IRC, tenutosi a Milano nel maggio scorso, s’intitolava “Faccio scuola perché voglio bene a questi ragazzi - La Chiesa per la scuola ricordando don Lorenzo Milani (1923-1967)”.