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Pd e M5S, vecchie ruggini e alleanza sempre più difficile

Alle regionali Pd e M5S si presentano divisi. D’altronde era impensabile che con un colpo di spugna e una finta votazione su Rousseau si potessero cancellare tutti i dissapori tra i due partiti. Lo scandalo Bibbiano e il caso Boschi sono ferite aperte

Movimento 5 Stelle agli albori

Si sono chiuse le liste per le elezioni regionali del 20 e 21 settembre nelle sette regioni chiamate al voto. Come ampiamente preventivato, il patto Pd-M5S è già naufragato sugli scogli delle ambizioni personali e di partito e solo il centrodestra si presenta unito in tutte le sfide. I partiti che sostengono il governo Conte andranno in ordine sparso ovunque, tranne che in Liguria. Gli attuali sondaggi prevedono un 5-2, con il centrodestra vittorioso in Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Marche e Puglia. In Campania e Toscana, invece, sarebbe in vantaggio il centrosinistra, che però non è alleato dei grillini, che corrono per conto loro con propri candidati.

Lo spettro di una sconfitta cocente per la sua coalizione turba il sonno di Giuseppe Conte, che teme contraccolpi sulla tenuta dell’esecutivo. Ogni suo appello all’unità è caduto nel vuoto per due ragioni: mezzo Pd è contrario all’abbraccio con i grillini, che reputa mortale; Luigi Di Maio vuole indebolire il premier e, per farlo, ha impedito che i candidati grillini si ritirassero dalla partita nelle due regioni in bilico, Marche e Puglia.

D’altronde era impensabile che con un colpo di spugna e una finta votazione su Rousseau si potessero cancellare tutti i dissapori tra Pd e M5S, in particolare quelli risalenti al giugno 2019, quando divampò la polemica sugli abusi ai danni di minori nel comune di Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia. L’intesa dei giorni scorsi tra i due partiti di governo ha comportato anche l’azzeramento delle querele presentate reciprocamente da esponenti del Pd nei confronti di quelli pentastellati e viceversa. Ma su Bibbiano le ruggini non possono dirsi superate. Il reggente pro tempore del Movimento, Vito Crimi ha provato a smussare i toni nei giorni scorsi in un’intervista al Corriere della Sera, ammettendo che forse i Cinque Stelle esagerarono un anno fa nel fare di tutta l’erba un fascio e nell’accusare l’intero Pd di essere diventato “il partito di Bibbiano” (parole di Luigi Di Maio), cioè il partito complice degli abusi commessi sui minori.

A pesare come un macigno nel dialogo tra i due partiti ci sono anche i dissapori interni. Tra i 5 Stelle c’è una fronda consistente di parlamentari che preferirebbero dialogare con il centrodestra e che non condividono affatto la resa incondizionata ai candidati governatori dem. Nel Pd l’ala “nordista” chiede un cambio di passo nella gestione del partito, rifiuta l’accordo con i grillini e intende competere con la Lega nella conquista dell’elettorato moderato. Vuole la testa del segretario Nicola Zingaretti, come ha lasciato intendere il governatore emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini, criticando l’intesa con Beppe Grillo. «E’ calata dall’alto – ha detto - e senza una vera condivisione da parte dei militanti sui territori». D’altronde, come dargli torto? I grillini, dopo essersi battuti strenuamente per il principio “uno vale uno” e per la democrazia diretta, si accordano nelle segrete stanze (altro che streaming) per mantenere il potere insieme col Pd. Inevitabile la crisi di rigetto verso un accordo verticistico da parte delle basi dei due partiti, in particolare di quella grillina.

Non bastasse, si è aggiunto anche il caso Boschi. Pierluigi Boschi, padre dell’esponente renziano Maria Elena, è uscito indenne dall’inchiesta su Banca Etruria, essendo stata archiviata ogni accusa nei suoi confronti. «Chissà dove sono ora coloro che in questi anni ci hanno insultato, offeso, minacciato. Ma oggi è un giorno bello: la verità è più forte del fango», ha commentato la Boschi. Peccato per lei che i detrattori del padre siano soprattutto o soltanto nella sua coalizione. Furono infatti soprattutto i grillini a tuonare contro il renzismo e ad alimentare il giustizialismo su Banca Etruria e altre inchieste che coinvolsero i genitori di Matteo Renzi e il “cerchio magico”. Italia Viva continua ad appoggiare l’esecutivo ma si oppone in modo risoluto ad una stabile e organica alleanza Pd-M5S. I nodi verranno dunque al pettine dopo la probabile sconfitta alle regionali.

Renziani, dissidenti dem e malpancisti grillini presenteranno il conto al Presidente del Consiglio e si aprirà una crisi di legittimazione delle leadership dei due principali azionisti di maggioranza. Forse è proprio per questo che da Palazzo Chigi vorrebbero a tutti i costi rinviare l’appuntamento con le urne, agitando lo spettro di una nuova emergenza sanitaria.