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GUERRA IN MEDIO ORIENTE

Paradosso Trump: ora sono gli Usa a bloccare lo Stretto di Hormuz

Nulla di fatto a Islamabad dopo 21 ore di incontro Usa-Iran. Intanto si alza la tensione per il passaggio delle navi da Hormuz: il presidente americano annuncia il blocco per impedire il pagamento del pedaggio che Teheran vuole imporre alle petroliere in transito.
- «Beirut: il palazzo distrutto aveva un arsenale di Hezbollah», di Elisa Gestri

Esteri 13_04_2026

Sono almeno due le notizie rilevanti giunte nelle ultime ore dal Medio Oriente e sono strettamente legate tra loro: il fallimento dei colloqui tra Iran e Stati Uniti in Pakistan e l’annuncio che Washington ha ordinato alla US Navy di bloccare e sminare lo Stretto di Hormuz.

Dopo 21 ore di discussioni a Islamabad si sono interrotti i colloqui tra USA e Iran. Il vicepresidente americano J.D. Vance ha lasciato il Pakistan affermando che «abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo. Lasciamo questo incontro con una proposta molto semplice: devono capire che questa rappresenta la nostra offerta finale e migliore. Vedremo se gli iraniani la accetteranno», ha sottolineato Vance precisando che «il punto fondamentale è che dobbiamo vedere un impegno esplicito da parte loro a non cercare un'arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero di ottenerla rapidamente. Questo è l'obiettivo centrale degli attuali Stati Uniti, ed è ciò che abbiamo cercato di ottenere attraverso questi negoziati».

Se quindi è il programma nucleare militare iraniano il nocciolo della questione, resta difficile comprendere perché Washington abbia così tanti timori quando è stato il presidente Donald Trump ad affermare nel giugno 2025 e più recentemente fino alla scorsa settimana che con i raid effettuati contro 13.000 obiettivi in territorio iraniano era stato azzerato il programma atomico di Teheran.

Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha replicato a Vance che «il successo del processo diplomatico dipende seriamente dalla buona volontà dell'altra parte, dall'astensione da ogni eccesso e da ogni pretesa illegale, nonché il riconoscimento dei diritti e degli interessi legittimi dell'Iran», che è «determinato a ricorrere a tutti i mezzi, compresa la diplomazia, per tutelare e salvaguardare gli interessi nazionali», ha aggiunto accusando gli Stati Uniti di aver presentato «richieste irragionevoli».

Dal confronto tra diverse fonti appare che le priorità di Teheran siano lo stop degli attacchi israeliani al Libano, la revoca delle sanzioni e il controllo dello Stretto di Hormuz mentre gli Stati Uniti pretendono dall’Iran la rinuncia ai programmi atomici, la consegna dell’uranio arricchito e la rinuncia a disporre di missili balistici a medio raggio. Posizioni che sembravano del resto inconciliabili fin da quando è stato annunciato il cessate il fuoco.

I negoziati non sono falliti e ufficialmente restano aperti a nuovi colloqui ipotizzati dall’Iran e da fonti pakistane. Baghaei ha affermato che «la diplomazia non finisce mai» e che «le consultazioni tra Iran, Pakistan e Paesi amici e confinanti continueranno».
Una fonte governativa citata dall’agenzia Fars ha affermato che «la palla è nel campo americano» e Teheran non ha urgenza di raggiungere un accordo. Teheran ha «avanzato iniziative e proposte ragionevoli nei colloqui». Washington deve «esaminare le questioni con un approccio realistico», ha aggiunto, accusando gli Stati Uniti di aver frainteso la situazione, sbagliando «i loro calcoli sui negoziati, così come in quelli militari».
Una fonte dei Guardiani della Rivoluzione citata dall’agenzia Tasnim ha aggiunto che «lo Stretto di Hormuz è chiuso e rimarrà tale finché Washington non accetterà un accordo ragionevole».

A quanto pare sono proprio gli sviluppi a Hormuz che non aiutano a concretizzare nuovi round di negoziati dopo che Trump ha annunciato che gli Stati Uniti prenderanno il controllo dello Stretto di Hormuz con effetto immediato. «L'incontro è andato bene, è stato raggiunto un accordo sulla maggior parte dei punti, ma il punto veramente importante, le armi nucleari, non è stato approvato. Con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, inizierà a bloccare tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz», ha scritto su Truth Social.

Trump ha anche annunciato di aver ordinato alla Marina di intercettare tutte le navi in acque internazionali che hanno pagato un pedaggio all'Iran per attraversare lo stretto, affermando che tale pedaggio è illegale. «Il blocco inizierà a breve. Altri Paesi parteciperanno a questo blocco. Non sarà permesso all'Iran di trarre profitto da questo atto illegale di estorsione. Vogliono soldi e, soprattutto, vogliono armi nucleari», ha scritto.
Trump si è detto fiducioso che «prima o poi» si raggiungerà un accordo per il libero passaggio attraverso lo stretto, ma ha accusato l'Iran di impedirlo con la posa di mine. «Questa è un'estorsione internazionale e i leader dei Paesi, soprattutto degli Stati Uniti, non si lasceranno mai estorcere», ha insistito Trump.

Il Central Command (CENTCOM) statunitense ha reso noto che due cacciatorpedinieri, USS Frank E. Peterson e USS Michael Murphy, hanno avviato operazioni di bonifica delle mine navali collocate dall'Iran nello Stretto di Hormuz. In realtà le due unità della US Navy hanno attraversato lo stretto e operano nel Golfo Arabico «nell'ambito di una missione più ampia per eliminare gli ordigni posizionati dai Pasdaran iraniani» ha riferito il CENTCOM.

«Abbiamo iniziato il processo per creare una nuova rotta sicura e la condivideremo presto con l'industria marittima per favorire il libero flusso del commercio», ha dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper, capo del CENTCOM, ma lo stesso Trump ha detto che «disponiamo di dragamine subacquei altamente sofisticati, i più avanzati e moderni, ma stiamo anche portando dragamine più tradizionali», aggiungendo che, «a quanto mi risulta, il Regno Unito e un paio di altri Paesi stanno inviando cacciamine».

L’invio di navi militari nello Stretto di Hormuz o nelle sue vicinanze in assenza di un accordo completo con l’Iran comporta gravi rischi poiché dalle vicine coste gli iraniani potrebbero saturare le difese delle navi impiegando droni aerei, navali di superficie e subacquei, missili da crociera, diversi tipi di razzi e missili antinave e artiglieria, oltre ovviamente alle mine.

Trump del resto, ha alzato ulteriormente la posta in gioco dichiarando ieri che «abbiamo distrutto il loro intero Paese», pur ammettendo che in Iran resta «qualche altra fabbrica per la produzione di missili ma conosciamo la posizione di tutte. Essenzialmente: l'unica cosa rimasta è l'acqua, e per loro sarebbe devastante se la colpissimo».
Il rischio però, oltre a scontri a fuoco tra le armi dei pasdaran e la flotta della US Navy, è che l’intervento americano teso a costituire un blocco navale che blocchi l’export di petrolio iraniano, renda zona di guerra lo Stretto di Hormuz. compromettendo ancora a lungo il transito di petroliere, gasiere ed altri mercantili con effetti pesantissimi sull’economia mondiale.