Papua Nuova Guinea ha il suo primo santo
Si tratta di un catechista laico, Peter To Rot, morto in carcere dove era stato rinchiuso dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale

Il Papa ha approvato la canonizzazione di Peter To Rot, un catechista laico della Papua Nuova Guinea, sposato e padre di tre figli, che fu ucciso dalle forze di occupazione occupazione giapponesi nel 1945. È il primo santo del paese. Peter To Rot era nato nel 1912, apparteneva alla comunità dei Tolai. Dopo aver ricevuto la prima comunione, tra il 1922 e il 1926, aveva incominciato a prestare servizio come ministrante. Nel 1933 nel suo villaggio aveva iniziato l’attività di catechista dedicandosi a opere di carità soprattutto per i poveri, gli ammalati e gli orfani. Quando i giapponesi occuparono l’isola, imprigionarono tutti i missionari, ma non impedirono inizialmente che si svolgesse l’attività pastorale e lui continuò le sue attività. Poi però gli fu proibito di farlo e allora lui continuò di nascosto, “con estrema prudenza – sottolinea l’agenzia di stampa Fides – per non mettere a rischio la vita dei fedeli, nella piena consapevolezza che questa scelta avrebbe potuto costargli la vita”. In particolare si oppose alla poligamia che i giapponesi ammettevano per ingraziarsi le tribù locali che la praticavano. Denunciato da un fratello, nel 1945 fu arrestato e condannato a due mesi di prigionia. Fu trattato duramente, gli fu permesso soltanto di ricevere la visita della madre, della moglie e dei figli. Nel luglio di quell’anno morì in carcere avvelenato. Pietro To Rot era stato beatificato da San Giovanni Paolo II il 17 gennaio 1995 a Port Moresby, la capitale di Papua Nuova Guinea. L’anno scorso, riporta l’agenzia di stampa AsiaNews – i vescovi di Papua Nuova Guinea e delle Isole Salomone “avevano avanzato la richiesta di dispensare dal miracolo il percorso verso la canonizzazione di Pietro To Rot. Pur constatando la segnalazione di molte prove, hanno ritenuto come sia molto difficile documentare il miracolo necessario sia per la scarsità di ospedali in grado di fornire la documentazione scientificamente necessaria per dimostrare una presunta guarigione miracolosa; sia per la cultura della popolazione locale, che è essenzialmente di tipo orale e presenta la difficoltà di documentare per iscritto gli eventuali miracoli avvenuti”.