• LE DIMISSIONI DI CONTE

Palla a Mattarella, ma il governo giallorosso prende corpo

Il Presidente del Consiglio Conte ha rassegnato le dimissioni. Ora la crisi di governo è ufficialmente aperta e tutto è nelle mani del Presidente della Repubblica. Gli applausi del Pd a Conte durante la sua dura requisitoria contro Salvini sono il segnale dell'avvicinamento dem ai Cinque Stelle per un governo giallorosso? Possibile, ma ci sono altri scenari in campo. Ecco quali. 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo le annunciate comunicazioni al Senato, ha rassegnato le sue dimissioni. Ora la crisi di governo è ufficialmente aperta e tutto è nelle mani del Presidente della Repubblica, che dovrà valutare le possibili strade per superarla.

Nell’aula di Palazzo Madama il dibattito di ieri è stato a dir poco infuocato e il segnale politico più importante che si può ricavare dalla cronaca del pomeriggio di ieri sono gli applausi che dai banchi del Pd sono spesso arrivati al premier Conte in alcuni passaggi della sua dura requisitoria contro Matteo Salvini. Trattasi di lento avvicinamento dem alle posizioni del premier uscente e quindi del Movimento Cinque Stelle?

Il Presidente del Consiglio dimissionario ha accusato il Capitano di aver preso «una decisione grave con conseguenze rilevanti», seguendo «interessi personali e di partito», disattendendo «l’impegno solenne che aveva preso con il contratto di governo» e dimostrando «scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale».

Conte ha difeso il lavoro fatto dal suo esecutivo e ha attaccato il leader del Carroccio addossandogli tutte le colpe della caduta del governo.

Ma quest’ultimo ha difeso il suo operato, ribadendo che rifarebbe tutto ciò che ha fatto e sottolineando la necessità di andare a nuove elezioni per ascoltare il giudizio degli italiani. Riferendosi agli ormai ex alleati Cinque Stelle, Salvini ha detto: «I casi sono due: o c’è già un accordo di potere, lecito ma irrispettoso della volontà degli italiani, per andare avanti cambiando la giacca, togliendo quella della Lega e mettendo quella del Pd; se non è così e c’è voglia di costruire e di terminare un percorso virtuoso, la via maestra è quella delle elezioni. Se volete noi ci stiamo: tagliamo i parlamentari e poi votiamo, e se vogliamo metterci pure una manovra coraggiosa per tagliare le tasse, ci siamo». E a margine del suo discorso il leader leghista ha aggiunto: «Il dubbio che ci sia qualcuno che da settimane, se non da mesi, stava lavorando con il Pd, visti gli applausi oggi in Aula, è legittimo. Ho staccato la spina al governo? La spina si stacca in Parlamento, se il Presidente Conte si autostacca la spina, si autolicenzia è una scelta sua, se da domani qualcuno è al tavolo con Renzi vuol dire che c’era un disegno preordinato».

Le ipotesi sul tappeto continuano ad essere diverse. C’è chi non esclude che Conte si sia dimesso per poi farsi reincaricare e cercare in Parlamento i voti per una nuova maggioranza giallorossa. Ma al momento l’ipotesi di un Conte-bis appoggiato da Pd e Movimento Cinque Stelle non appare la più verosimile. Dopo la chiusura netta a Salvini, si allontana anche la possibilità che un reincarico all’attuale premier dimissionario possa realizzare il miracolo di una riedizione, su basi nuove, del patto gialloverde. Conte, insomma, almeno per quanto riguarda Palazzo Chigi, appare solo uno dei papabili. A meno che Mattarella non lo rimandi alle Camere per farsi sfiduciare ufficialmente e a quel punto potrebbe accadere di tutto.

E’ possibile, invece, che il Presidente della Repubblica esplori candidature istituzionali (Roberto Fico o Elisabetta Casellati) per tentare di costituire un governo ponte in grado di sterilizzare l’aumento dell’Iva, fare la prossima manovra di bilancio e accompagnare il Paese ad un voto anticipato in primavera.

Rimane però in piedi l’idea di dar vita a un governo di legislatura Movimento Cinque Stelle-Pd, con tre obiettivi: consolidare la collocazione europeista dell’Italia, compiacendo l’asse franco-tedesco che ha sempre visto come fumo negli occhi la spavalderia populista di Matteo Salvini; tagliare il numero di parlamentari e riformare la legge elettorale, rendendo più difficile e comunque allontanando la rivincita della Lega nelle urne; prolungare la vita della legislatura al fine di gestire la prossima elezione del Presidente della Repubblica, prevista per il 2022. La successione a Sergio Mattarella sembra davvero lontana, ma non lo è. Due anni e mezzo passano in fretta e i giochi potrebbero iniziare a farsi già ora, in concomitanza con la risoluzione della crisi di governo. Da come finirà questa crisi si capirà quale direzione prenderà la partita per il Quirinale.