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IL LEGAME

Organi da eutanasia, il triste primato del Canada

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Il Paese governato dal liberal Trudeau vede aumentare il ricorso all’eutanasia e al suicidio assistito. E si conferma al primo posto per le donazioni di organi da pazienti che ricorrono alla Maid. La Chiesa difende i suoi ospedali dall’obbligo di eutanasia.

Editoriali 08_02_2024 English

Nel liberal Canada continua a crescere il numero ufficiale di persone che si sottopone all’eutanasia, che ormai rappresenta più del 4% di tutte le morti registrate nel Paese, con un incremento del 31,2% nel 2022, rispetto al 2021. Il Canada, inoltre, detiene il primato mondiale per le donazioni di organi di pazienti che scelgono l’eutanasia.

La buona notizia dei giorni scorsi, cioè la decisione del governo di Justin Trudeau di rimandare ancora una volta la legalizzazione dell’eutanasia per i malati di mente, svilisce di fronte alle ragioni della scelta: il rinvio è dovuto alla mancanza di un numero sufficiente di esperti e medici di salute mentale che possano individuare quali pazienti sarebbe giusto uccidere. Solo la Chiesa cattolica sta resistendo a questa discesa terribile verso l’abisso che i governi liberali hanno imposto dal 2016, anno di legalizzazione dell’eutanasia (entrata in vigore nel 2017), alla nazione. Continua infatti la spinta del governo a utilizzare gli organi sani di coloro che chiedono di essere uccisi con l’eutanasia.

Le organizzazioni per la donazione di organi dell’Ontario e del Quebec, ad esempio, contattano già i pazienti in lista d’attesa per l’eutanasia, per chiedere il fegato, i reni e la milza, qualora risultino in buono stato. Da uno studio pubblicato nel gennaio 2024 dal Canadian Medical Association Journal su tutti i casi di donazione di organi dal gennaio 2018 al dicembre 2022, emerge che dal 2018, anno in cui si è reso possibile donare i propri organi dopo aver preso la decisione di terminare la propria vita con l’eutanasia, i medici che forniscono la “Medical assistance in dying” (Maid, ovvero l’assistenza medica nel morire, eufemismo per indicare eutanasia e suicidio assistito) sono incoraggiati a discutere/promuovere la donazione di organi con i pazienti idonei, dopo che è stata definita la decisione di essere sottoposti all’eutanasia.

In Quebec, una volta presa la decisione, il medico indirizza il paziente e invia le sue informazioni al centro dei trapianti; successivamente al paziente viene spiegato quali organi sono idonei e come verrà eseguito il loro espianto; lo stesso paziente potrà cambiare idea nelle successive 24 ore e, in caso di conferma della “scelta caritatevole”, si passerà alla fase autorizzativa vera e propria. Il summenzionato studio si conclude dicendo che «i pazienti che prendono in considerazione la Maid sono tra i pazienti più vulnerabili nel sistema sanitario, poiché soffrono di malattie incurabili che causano loro immense sofferenze. Il desiderio di alcuni pazienti di aiutare anche altri dopo la loro morte deve essere onorato, ma, nel farlo, i professionisti della donazione devono garantire che il sistema rispetti la loro autonomia e dignità».

Coniugare l’eutanasia con l’espianto di organi non è controverso per diversi medici canadesi e, anzi, la possibilità di donare organi è vista come un ulteriore incentivo altruistico all’eutanasia. Il fatto che le associazioni mediche non abbiano gridato il loro sdegno, dopo che il Paese ha toccato il vertice mondiale delle donazioni di organi da eutanasia, dovrebbe inquietare tutti. Infatti, già a fine dicembre 2022, si era pubblicato uno studio sull’American Journal of Transplantation che dimostrava il primato del Canada nel prelievo di organi da persone sottoposte ad eutanasia. Secondo lo studio del dicembre 2022, ripreso da diversi organi di stampa, 136 persone sottoposte ad eutanasia in Canada hanno donato i propri organi dal 2019 al 2021. La cifra supera di gran lunga quella degli altri Paesi inclusi nello studio. In Belgio, dal 2005 al 2021, ci sono stati 57 casi di donazione di organi a seguito di eutanasia. Nei Paesi Bassi, dal 2012 al 2021, ci sono stati 86 casi di donazione di organi a seguito di suicidio assistito. In un periodo di tempo molto più breve, cioè dal 2018 al 2021, il Canada è stato molto più prolifico nell’espianto di organi da cittadini a cui è stata praticata l’eutanasia.

In tutto ciò la Chiesa cattolica difende i suoi ospedali che, nonostante gli attacchi brutali a cui sono sottoposti, rimangono tra i pochissimi baluardi del rispetto della dignità umana e della morte naturale. È dei giorni scorsi, il 3 febbraio, l’annuncio della denuncia degli attivisti pro-eutanasia contro un ospedale cattolico di Vancouver che si rifiuta di fornire il suicidio assistito: una vera e propria sfida legale tra la sezione canadese dell’organizzazione mondiale Dying with Dignity e l’ospedale St. Paul, gestito da un’organizzazione medica cattolica, Providence Health Care, che non consente la Maid all’interno delle sue mura e organizza trasferimenti in altre strutture che forniscono l’eutanasia per chi la chiede. L’Arcidiocesi di Montreal invece è passata al contrattacco e ha presentato, il 6 febbraio, un ricorso legale contro la legislazione sul fine vita del Quebec, perché la legge costringe la Chiesa cattolica a scegliere tra consentire l’eutanasia o abbandonare il suo centro di cure palliative, chiamato St. Raphael.

La comunista Cina aveva destato scandalo per la pratica, emersa nel 2007 e riemersa nel 2022, di comminare la prigione e la pena di morte, con la forzosa estrazione di organi umani. Ora, nei confronti del liberale Canada che si incammina verso lo stesso precipizio, il silenzio copre ogni misfatto. Per ironia della sorte, nel 2007, all’emergere del primo scandalo, proprio dal Canada si alzarono voci autorevoli di organizzazioni dei diritti umani per chiedere ai Paesi occidentali di frenare il turismo dei trapianti in Cina…



VITA VS MORTE

Eutanasia per malati mentali, stop del Canada a un passo dal baratro

11_02_2023 Ermes Dovico

Un coro trasversale di preoccupazioni induce il governo canadese a posticipare di un anno, al 2024, l’entrata in vigore dell’eutanasia per i pazienti psichiatrici. Ma Trudeau e compagni sono determinati ad attuare la misura. Intanto crescono i casi di chi ricorre alla Maid per povertà e le cure vengono tagliate. Ma per le élite è progresso.

EUGENETICA

Farsi uccidere per donare organi, l'eutanasia corre veloce

Candidati all'eutanasia e donatori di organi: la cosiddetta "eutanasia del buon samaritano" è già praticata in Belgio, Paesi Bassi e Canada, ma un articolo scientifico spiega come si allargheranno le possibilità di questa pratica per aumentare la disponibilità di organi da espiantare: anzitutto prevedendo l'inizio del processo eutanasico in casa per agevolare i potenziali donatori; poi puntando su malati mentali e depressi: corpi sani e giovani, ottimi per il trapianto, poco utili in una persona insana.
- CANADA, PRIMO STATO EUGENETICO, di Luca Volontè

VITE CALPESTATE

Obbligati a donare organi. Anche da vivi

L'Inghilterra modifica la legge sui trapianti: il maggiorenne che non rifiuta di essere donatore lo diventa, suo malgrado. Ma la stessa linea guida c'è anche in Italia. Col silenzio assenso c’è l’elevatissimo rischio di consegnare allo Stato persone vive, ma il cui stato di salute è così compromesso che si preferisce ucciderle per salvare altre persone che, dal punto di vista della qualità della vita, valgono di più.

IN CANADA

Organi da eutanasia, cresce la pressione sulla vita fragile

18_01_2020 Ermes Dovico

Nei primi 11 mesi del 2019, in Ontario, 18 donatori di organi e 95 di tessuti legati a eutanasia e suicidio assistito: +109% rispetto al 2017. L’eutanasia è ormai presentata come un “bene”, e ora nell’intero Canada si può essere uccisi senza essere terminali. Risultato? Più pressioni sui vulnerabili. Intanto, pubblicazioni specialistiche chiedono l’eutanasia con espianto del cuore battente, e i bioeticisti ammoniscono sul rischio dell’eutanasia forzata per “salvare vite”

INTERVISTA A D. NGUYEN (integrale)

«Organi e trapianti, quanti dubbi sul momento della morte»

14_06_2019 Ermes Dovico

"Morte cerebrale" e "morte a cuore fermo": sono i due paradigmi con cui si stabilisce ufficialmente la morte di un paziente, vittima di incidente o con grave disabilità, per poter procedere all'espianto degli organi. Ma questa dichiarazione spesso «non corrisponde alla morte biologica», sono due concetti introdotti per facilitare i trapianti, denuncia la teologa e bioeticista Doyen Nguyen, che si batte per riaprire il dibattito su questo tema delicato.