a cura di Anna Bono
  • Il Sud Sudan sospende le tasse alle ong

Ong, migliaia di dollari per poter aiutare i profughi

Forse non tutti sanno quanto Europa e Stati Uniti si prodighino per “aiutare a casa loro” quelli che di aiuto hanno bisogno né quanto sia difficile ottenere risultati, quanti ostacoli si debbano affrontare, tra cui quasi sempre la scarsa collaborazione dei governi delle popolazioni assistite, se non peggio. Perché non di rado proprio i governi sono i responsabili delle crisi umanitarie per cui urgono interventi. È il caso del Sudan del Sud dove serve assistenza per sei milioni di persone – nel 2017 in alcune regioni è stato dichiarato lo stato di carestia – in seguito all’aggravarsi delle conseguenze del conflitto iniziato nel 2013 tra Dinka e Nuer, le due etnie principali, per il controllo dell’apparato statale, tuttora in corso malgrado il cessate il fuoco sottoscritto nel 2015. Viste le proporzioni della crisi, che interessa metà della popolazione, il 27 gennaio il governo ha annunciato di aver finalmente accettato, al fine di incoraggiare gli aiuti umanitari, di sospendere temporaneamente le tasse a carico delle organizzazioni non governative. Finora per essere autorizzate a operare in territorio sud sudanese le ong internazionali pagano 3.500 dollari all’anno, quelle locali 500. A ciò si aggiungono i permessi di lavoro per lo staff internazionale che vanno dai 2.000 ai 4.000 dollari per persona. Bisognerebbe ridiscutere anche queste imposte – ha commentato l’ambasciatore Usa all’Onu, Nikki Haley – perché sono un onere finanziario notevole”. Già più volte in passato il governo di Giuba è stato criticato per le tasse eccessive che ong e operatori umanitari devono pagare per soccorrere la popolazione.