a cura di Stefano Fontana
  • IDEE DA VAGLIARE

Onfray, la Messa antica, il cristianesimo e l’Occidente

Uno degli aspetti più interessanti e curiosi di questa prima ricezione del motu proprio di Francesco Traditionis custodes è la presa di posizione di persone non solo non legate alla Messa tradizionale e partecipanti regolarmente alla liturgia di Paolo VI, ma addirittura atei, che a Messa proprio non ci vanno. È stato questo il caso, a titolo di esempio, di Michel Onfray, il quale - come riportato dal Timone (vedi qui) - ha dichiarato:

«Sono ateo, si sa, ma la vita della Chiesa cattolica mi interessa perché dà il polso alla nostra poverissima civiltà giudaico-cristiana. Perché se Dio non è del mio mondo, il mio mondo è quello reso possibile dal Dio dei cristiani. Non importa quello che possono dire coloro che pensano che la Francia inizi con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, è stupido come credere che la Russia sia nata nell’ottobre del 1917, il cristianesimo ha plasmato la mia civiltà e credo di poterla amare e difendere senza dovermi battere il petto, senza dover chiedere perdono per le sue colpe, senza aspettare una redenzione dopo la confessione, la contrizione e l’inginocchiarsi. È pazzesco come coloro che evitano il cristianesimo dicendo che non ha avuto luogo si ritrovano immersi in esso come nel rum sta il babà. (…) La Messa in latino è il patrimonio del tempo genealogico della nostra civiltà. Eredita storicamente e spiritualmente una lunga stirpe sacra di riti, celebrazioni, preghiere, tutto cristallizzato in una forma che offre uno spettacolo totale – un Gesamtkunstwerk, per usare una parola che deriva dall’estetica romantica tedesca».

Bella l’espressione del babà imbevuto di rum come il mondo occidentale sarebbe imbevuto di cristianesimo. Acuta anche l’osservazione che il nostro mondo non comincia con la Rivoluzione francese e nemmeno con quella di Ottobre. L’osservazione dell’ateo Onfray mette in ridicolo quanti si sono invece opposti e tuttora si oppongono a tenere presente nel processo di unificazione europea le radici giudaico-cristiane e perfino a citarle nelle Carte costitutive. L’accusa dell’ateo Onfray a Francesco è forte e penetrante, lo accusa di non tenere conto della tradizione (in questo caso culturale) dell’Occidente, attribuendogli sottilmente l’eguale tentativo dei rivoluzionari parigini nel 1789 o dei bolscevichi nel 1917: iniziare da zero, iniziare da sé.

È positivo questo richiamo alle tradizioni giudaico-cristiane del nostro mondo occidentale, però contiene anche un possibile grave equivoco, proprio di tutte le posizioni filosofiche o teologiche che fanno dipendere tutta la civiltà occidentale dal cristianesimo, senza le dovute distinzioni. L’illuminismo e il marxismo, per tornare alle immagini adoperate da Onfray, sono occidentali ma non sono derivanti dal cristianesimo. L’idea gnostica di ricominciare da zero è occidentale ma si oppone al cristianesimo. Si può dire che senza il cristianesimo non ci sarebbe l’illuminismo, ma non si può dire che l’illuminismo deriva dal cristianesimo. Non si può negare che Cartesio fosse cristiano, ma la sua filosofia è incompatibile col cristianesimo. Hobbes, Locke, Rousseau… pensarono e agirono in un contesto cristiano, ma la loro filosofia della politica è contraria allo spirito del cristianesimo. La Dottrina sociale della Chiesa, alla sua nascita a fine Ottocento, si oppose a moltissime correnti filosofiche occidentali, negando che derivassero dal cristianesimo.

Senza poi entrare nel campo della distinzione tra protestantesimo e cattolicesimo. La prospettiva luterana influenzò moltissimi filosofi occidentali da Kant a Nietzsche; questo cristianesimo occidentale va però tenuto distinto dal cristianesimo cattolico. Ugualmente occidentale ma diametralmente opposto.

Allora possiamo dire che le posizioni come quelle sostenute dal laico Onfray sono interessanti per un verso, dato che segnalano il primario valore culturale del cristianesimo nell’Occidente, ma sono anche equivoche perché fanno di ogni erba un fascio e attribuiscono al cristianesimo eredità abusive. (Stefano Fontana)