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LA PERSECUZIONE

Omosessualità, la Bibbia è ancora a processo in Finlandia

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Giunto in Appello il processo ai danni della parlamentare Räsänen e del vescovo luterano Pohjola, “rei” di aver detto che gli atti omosessuali sono un peccato. Un reato, secondo il pubblico ministero, perché «il punto non è se sia vero o meno, ma che è offensivo». Povera verità…

Libertà religiosa 06_09_2023

La deputata finlandese ed ex ministro degli Interni Päivi Räsänen (nella foto di Adf International, mentre risponde ai giornalisti), assolta più di un anno fa dopo essere stata perseguitata per aver espresso le sue convinzioni cristiane sul matrimonio e la sessualità, è stata di nuovo chiamata in Corte d’Appello ad Helsinki, dal 31 agosto all’1 settembre, a fronte del ricorso della procura, con l’accusa di «incitamento all’odio». Insieme alla Räsänen è imputato anche il vescovo luterano Juhana Pohjola, anch’egli convinto dell’immutabilità degli insegnamenti biblici e della tradizione cristiana.

L’accusa si è concentrata sull’opuscolo scritto da Räsänen e fatto pubblicare da Pohjola quasi due decenni fa: Maschio e femmina li creò. Le relazioni omosessuali sfidano il concetto cristiano di umanità. Secondo l’accusa, il contenuto dell’opuscolo è «offensivo» e viola i «diritti sessuali». Il procuratore ha anche descritto il termine «peccato», usato nel volumetto in riferimento agli atti sodomitici, come un termine «degradante» e frutto di un’interpretazione biblica «criminale». Il pubblico ministero Anu Mantila ha commentato nella sua dichiarazione di apertura che «gli autori della Bibbia non sono incriminati», ma lo sono coloro che interpretano alla lettera ciò che sta scritto, dicendo che «si può citare la Bibbia, ma sono l’interpretazione e l’opinione di Räsänen sui versetti della Bibbia a essere criminali» perché «il punto non è se sia vero o meno, ma che è offensivo».

L’auspicio, secondo l’accusa, è che i giudici della Corte di Appello limitino «la libertà di espressione esteriore e pubblica della religione». Sarà possibile citare la Bibbia ma facendo attenzione, perché «l’interpretazione e l’opinione di Räsänen sui versetti della Bibbia» costituiscono «un reato». Ovvero, come si deve intendere, oltre alla citazione letterale della creazione nella Genesi, è la sessualità naturalmente binaria, il matrimonio uomo-donna, la peccaminosità degli atti omosessuali e delle depravazioni Lgbt, inclusi i diversi cenni che ne fa san Paolo nelle sue lettere, che dovrebbero intendersi, secondo l’arringa dell’accusa, vietati e sanzionabili se espressi in pubblico.

Dunque, il processo a cui stiamo assistendo in Finlandia non è riferibile ai soli due imputati: in realtà, riguarda il cuore originale dell’Antico e Nuovo Testamento, i suoi autori e Dio stesso, con la sua creazione. I pubblici ministeri hanno chiesto una condanna al carcere di 120 giorni per Räsänen e di 60 giorni per Pohjola, oltre a una multa comune pari allo 0,6% del capitale della Fondazione Lutero, decine di migliaia di euro. La difesa dei due imputati, alla quale ha contribuito significativamente l’organizzazione Alliance Defending Freedom (Adf) International, ha chiesto semplicemente la conferma dell’assoluzione decisa dalla Corte distrettuale.

Il processo finlandese alla Bibbia si è dunque concluso e il tribunale dovrebbe emettere il verdetto entro il 30 novembre. Paul Coleman, direttore esecutivo di Adf International, era presente in tribunale per sostenere gli imputati e, al termine del dibattimento, ha messo in evidenza come la criminalizzazione della «parola attraverso le leggi sui “discorsi d’odio” chiude importanti dibattiti pubblici e mette in pericolo la democrazia (…). Casi come quello di Päivi creano una cultura della paura e della censura e stanno diventando sempre più comuni in tutto il mondo», ha dichiarato Coleman, che ha concluso dicendo che «questo caso è un barometro del clima giuridico. I giudici di altri Paesi leggono le sentenze degli altri. Ecco perché l’assoluzione di Räsänen è importante anche per i cristiani di altri Paesi».

Riguardo al verdetto, Pohjola ha avvertito che, se lui e la Räsänen dovessero essere condannati, «la nostra chiesa sarebbe vista come criminale. Il nostro insegnamento sarebbe sospettato. Molte persone si allontanerebbero dalla chiesa per evitare di essere colpevolizzate». Per questo motivo, anche i coniugi Räsänen «pregano che la Corte d’appello giunga alla stessa conclusione dello scorso anno della Corte distrettuale e ci assolva».

Vale la pena ricordare che il caso ha avuto origine quando la Räsänen mise in dubbio in un tweet il sostegno della sua chiesa all’evento LGBT Pride 2019: da quel momento venne riesumato anche l’opuscolo del 2004, sulla creazione e la sessualità secondo natura. In seguito a ciò, la Räsänen fu sottoposta a 13 ore di interrogatori di polizia nell’arco di diversi mesi, per spiegare la sua comprensione della Bibbia. L’accusa di «incitamento all’odio» nei suoi confronti e nei confronti del luterano Pohjola rientra nella sezione del Codice penale finlandese intitolata “Crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. La dichiarazione dell’accusa finlandese all’apertura del processo ha trasformato il procedimento in una prova generale contro la fede e la libertà di parola, in qualcosa di epocale. Quella frase, «il punto non è se sia vero o meno, ma che è offensivo», è il cuore del totalitarismo e del tentativo dello Stato illiberal-socialista finlandese di mettere fuori legge la religione, la realtà, la scienza e tutto ciò che ritiene offensivo.

Che n’è di una società i cui governanti vietano di dire la verità? Aleksandr Solzhenitsyn e Vaclav Havel lo sapevano e ci hanno testimoniato l’unica resistenza possibile, il «vivere senza menzogna», il vero potere di noi «senza potere».



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