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Irlanda, terapie riparative al bando

In Irlanda è al vaglio del Parlamento una legge che vorrebbe mettere al bando i percorsi di accompagnamento psicologico che vanno sotto il nome di “terapie riparative”. E in Italia giace un disegno di legge. Se il ddl Zan vedrà la luce potrà offrire la sponda al varo di una legge per vietare qualsiasi aiuto che non vada nella direzione di confermare nella loro condizione le persone omosessuali e transessuali.

Le espressioni «terapie di conversione» o «terapie riparative» potrebbero avere un’accezione negativa perché potrebbero rimandare a scenari dove, ad esempio, si obbliga una persona omosessuale ad abbracciare l’eterosessualità. In realtà dietro simili espressioni vi sono alcuni percorsi di accompagnamento psicologico rivolti a quelle persone che volontariamente vogliono lasciarsi alle spalle una storia di omosessualità o transessualità o disturbi ad esse legate.

In Irlanda è al vaglio del Parlamento una legge che vorrebbe mettere al bando questi percorsi di accompagnamento psicologico. La norma non solo limiterebbe la libertà professionale da parte degli specialisti, ma anche la libertà delle persone omosessuali e transessuali di rivolgersi a tali specialisti quando si sperimentasse una condizione egodistonica, ossia rifiutata dalla persona stessa. Nel concreto non potrebbero più ricevere un sostegno psicologico tutte quelle persone omosessuali e transessuali che vorrebbero recarsi da uno specialista per meglio comprendere e soddisfare i loro bisogni emotivi e relazionali; per trovare sollievo ad alcune ferite interiori provocate da certi traumi e abusi o da situazioni di abbandono; per tentare di superare alcune inclinazioni che giudicano negativamente come rabbia o intemperanza; per vincere alcune dipendenze come sesso, alcol e droga. Anche se lo specialista giudicasse che fonte di tutte queste sofferenze fossero proprio l’omosessualità o la transessualità e anche nel caso in cui la persona fosse ben disponibile a cambiare orientamento sessuale e ad accettare il proprio corpo sessuato, la legge proibirebbe di suggerire qualsiasi percorso di accompagnamento diverso dalla accettazione della propria condizione di omosessuale o transessuale.

Non solo, ma il disegno di legge ha una formulazione volutamente così generica che le sue sanzioni interesserebbero non solo gli psicologi, gli psicoterapeuti e gli psichiatri, ma praticamente tutti, in primis sacerdoti ed educatori (quindi insegnanti). Infatti la norma si riferisce a «qualsiasi pratica o trattamento da parte di qualsiasi persona» volta a cambiare l’orientamento sessuale o la «identità di genere». Ora anche una predica che condanna l’omosessualità potrebbe essere qualificata come «pratica» volta ad invitare le persone omosessuali ad abbandonare la condizione omosessuale. Parimenti un consiglio dato in confessionale ad un fedele che si pente delle proprie condotte omosessuali, una lezione sull’omosessualità e transessualità tenuta da un docente cattolico in una scuola cattolica, un parere amorevole dato da un padre di famiglia al proprio figlio omosessuale. Tutte condotte che potrebbero essere vietate. Se invece tutti questi soggetti con parole e gesti confermassero che omosessualità e transessualità sono condizioni naturali da non abbandonare, allora nihil obstat. In breve il divieto è a senso unico.

A fine aprile anche il parlamento dell’Irlanda del Nord ha votato una relazione che chiede il divieto per le «terapie di conversione». Il premier inglese Boris Johnson ha espresso la volontà di vietare tali terapie in tutto il Regno Unito. Canada, Australia e Porto Rico si stanno muovendo sulla stessa lunghezza d’onda.

E da noi in Italia? Nel 2016 il senatore Sergio Lo Giudice, gay dichiarato, presentò un disegno di legge per vietare queste pratiche insieme ad altri 17 senatori tra cui Monica Cirinnà. Anche il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi più volte si è espresso in modo critico su tale materia e questo, insieme ad un clima culturale fortemente intimidatorio verso tutto ciò che ostacola omosessualità e transessualità, ha portato molti psicologi, psicoterapeuti e psichiatri a guardarsi bene dal modificare un orientamento omosessuale anche nel caso in cui il paziente mostrasse chiari segni di sofferenza verso questo stesso orientamento. Lo stesso dicasi per i disturbi legati all’identità sessuale.  Se il ddl Zan vedrà la luce potrà offrire la sponda al varo di una legge per vietare non solo dal punto di vista disciplinare, come accade oggi, ma anche giuridico qualsiasi aiuto che non vada nella direzione di confermare nella loro condizione le persone omosessuali e transessuali.