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Omogenitorialità, bene lo stop. Ma rimane un problema

Dopo i giudizi di I e II grado, il prefetto intima al sindaco di Torino di bloccare le registrazioni di doppie omogenitorialità. La palla passa alla Cassazione. Ma c’è un problema nel nostro ordinamento, che da un lato giustamente esclude che un bambino possa avere “due papà” o “due mamme” e dall’altro apre (Cirinnà e non solo) a questa eventualità.

Il prefetto ha scritto al sindaco di Torino: se continua ad iscrivere all’anagrafe i bambini nati all’interno di una coppia gay come figli di entrambi i componenti della coppia compie un abuso di ufficio e ne risponderà. Da qui la decisione del primo cittadino di non procedere più a simili riconoscimenti.

La lettera del prefetto è l’ultimo tassello di un percorso giudiziario che è iniziato l’anno scorso. I fatti. Una donna di coppia lesbica ha avuto un bambino tramite fecondazione artificiale eterologa. Entrambe le donne si recano poi dall’ufficiale di stato civile per registrare la bambina con il cognome anche della compagna. L’ufficiale di stato civile accoglie la richiesta.

Perché questo escamotage del doppio cognome? La legge 40/2004 vieta alle coppie gay di accedere alla fecondazione artificiale perché per il nostro ordinamento un bambino non può avere due padri o due madri. Qualora, comunque, la coppia facesse ricorso alla provetta, il bambino nato da queste tecniche è figlio solo del genitore biologico. L’altro/a compagno/a non può vantare questo titolo. Il doppio cognome può essere assegnato nel caso di coppie conviventi in cui il padre riconosce successivamente alla madre il figlio. Dunque, la coppia lesbica di Torino ha fatto finta di essere una coppia etero convivente dove la donna, che non è mamma della bambina, impersonava il padre che voleva riconoscere la minore dopo il riconoscimento effettuato dalla madre. Un trucchetto per assegnare il titolo di genitore anche alla compagna non madre biologica della bambina.

Ma il trucchetto è stato facile da scoprire. E così prima il Tribunale di primo grado e poi la Corte d’Appello hanno disapplicato il provvedimento del Comune: la bambina è figlia solo di sua madre perché le coppie omosessuali non possono accedere alla fecondazione extracorporea. Citando le parole dei giudici d’Appello: “L’operato dell’ufficiale dello Stato civile sarebbe stato attuato in contrasto con la legge, che prevede che solo le coppie di sesso diverso possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita; da ciò discenderebbe l’impossibilità di procedere al riconoscimento”.

Da ultimo, come accennato, il prefetto ha intimato al sindaco di bloccare le future registrazioni di doppie omogenitorialità, anche quelle non derivate dalla provetta, proprio perché il nostro ordinamento non contempla la possibilità di avere due papà o due mamme. La palla ora passerà alla Cassazione. Le registrazioni di coppie gay finora effettuate dal Comune di Torino sono circa 70 e, chissà perché, queste probabilmente rimarranno valide. Il primo cittadino Stefano Lo Russo ha commentato: “Sono molto amareggiato, è vergognoso che nel nostro paese le coppie arcobaleno non possano fare ciò che possono fare quelle che vivono in altri paesi europei. Si tratta di una discriminazione”. E così ha convocato varie sigle del mondo Lgbt per organizzare una protesta. Dal mondo dell’associazionismo fino ad esponenti politici locali e nazionali arrivano le solite critiche che si possono sintetizzare in due sole: viviamo in un Paese che è fermo all’età della pietra in merito alla lotta per i diritti civili e occorre una legge sull’omogenitorialità o una legge sul “matrimonio” gay.

C’è però da dire che esiste già una legge che lascia aperta la porta all’omogenitorialità tramite stepchild adoption. È la legge sulle unioni civili che al comma 20 dell’art. 1 richiama proprio la disciplina dell’adozione. Inoltre, alcuni giudici hanno già legittimato il riconoscimento della doppia genitorialità omosessuale avvenuta all’estero. Questa doppia possibilità di riconoscere entrambi i membri della coppia gay come genitori è ricordata anche dagli stessi giudici della Corte di Appello di Torino: “La disciplina delle unioni civili e il riconoscimento della capacità delle coppie omosessuali di accogliere, crescere ed educare figli (che ha condotto a ritenere ammissibile l’adozione del minore da parte del partner dello stesso sesso del genitore biologico) e la possibilità di trascrizione dell’atto di nascita validamente formato all’estero dal quale risulti che il nato è figlio di due donne, non implica lo sganciamento della filiazione dal dato biologico. Tale conclusione è confermata dal fatto che la legge sulle unioni civili richiama la normativa delle adozioni, e non quella della procreazione medicalmente assistita”. Però qui sta il problema. Se già oggi è possibile la doppia omogenitorialità tramite adozione e riconoscimento dell’atto di nascita formatosi all’estero, magari anche a seguito di fecondazione eterologa, perché negare una terza modalità per diventare genitori gay, cioè negare che la coppia omosex possa accedere alla provetta? Sarebbe irragionevole.

Detto tutto ciò, facciamo opera di sintesi: abbiamo, da una parte, una disciplina normativa che esclude che un bambino possa avere due papà o due mamme - da qui la missiva del prefetto tesa a bloccare futuri riconoscimenti; su altro fronte però la legge sulle unioni civili richiama la disciplina delle adozioni e i giudici in più occasioni hanno riconosciuto la doppia genitorialità gay formatasi all’estero: decisioni queste in contrasto con quello che dice l’ordinamento giuridico.

Come andrà a finire? Accadrà ciò che auspicano politici e associazioni filogay, ossia ci sarà prima o poi una legge che, sulla scorta di ciò che ha disciplinato la legge Cirinnà e delle sentenze dei tribunali, legittimerà la doppia omogenitorialità in tutte le sue forme. Provetta compresa.

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