Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Augusto Chapdelaine a cura di Ermes Dovico
MORTE DI BERLUSCONI

Odiatori seriali di Silvio, non rispettano neanche il lutto

Ascolta la versione audio dell'articolo

Nessuno, come Berlusconi, ha attirato un così gran numero di odiatori seriali. Nemmeno la sua morte è bastata a fermarli. Ora attaccano il lutto nazionale. Così la Bindi contesta le esequie ufficiali e il rettore Montanari rifiuta di ammainare la bandiera della sua università. Viaggio nell'odio.

- L'ULTIMO LEADER EUROPEO di L. Volontè

Politica 14_06_2023
Rosy Bindi, quando raccoglieva firme per le dimissioni di Berlusconi (2011)

I social, si sa, diventano spesso lo sfogatoio di incontrollate pulsioni individuali, un terreno ideale per sprigionare odio e cattiveria verso i nemici. Basta navigare online in queste ore per capire quanto questa drammatica verità trovi conferma anche in occasione della scomparsa di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ha collezionato più odiatori seriali di chiunque altro nella storia della Repubblica italiana, ma c’era da augurarsi che almeno dopo la sua morte terrena questa pratica cessasse, non foss’altro che per una sorta di umana pietas nei suoi confronti.

Neanche per sogno. La proclamazione del lutto nazionale e la decisione di dare l’estremo saluto al fondatore di Forza Italia, oggi in Duomo, con funerali di Stato, hanno scatenato le ire di tanti personaggi pubblici che hanno trascorso gran parte della loro vita a fare la guerra a Berlusconi, alimentando quell’antiberlusconismo preconcetto che tanto male ha fatto al Paese, avvelenando la società e le istituzioni. Ad esempio Rosy Bindi, ex ministro dei governi di sinistra, ha definito ieri inopportuna la scelta dei funerali di Stato “per un personaggio così divisivo come Berlusconi, che ha segnato in negativo la storia d’Italia”.

Ma la Bindi è in buona compagnia, si fa per dire. Tanti esponenti del Pd e dei Cinque Stelle, in varie parti d’Italia, si dicono sdegnati per la scelta di dedicare a Berlusconi funerali di Stato, lutto nazionale e una sospensione di una settimana dei lavori parlamentari ricordando i suoi trascorsi come “piduista, legato alla criminalità organizzata, mafioso e in eterno conflitto d’interessi”.

Ci sono poi delle pietre miliari destinate a rimanere nella storia dell’antiberlusconismo più becero e inqualificabile. Una su tutte: la lettera scritta e diffusa da Tomaso Montanari, Professore ordinario di Storia dell'arte moderna e Rettore dell'Università per Stranieri di Siena, che ha davvero dell’incredibile. Anche rileggendola più volte si ha l’impressione di trovarsi catapultati in un sogno, soprattutto in considerazione dello status di accademico di ruolo dell’autore.

“Scrivo a tutta la comunità per assumermi la responsabilità di una scelta, evidentemente controcorrente, in occasione della scomparsa di Silvio Berlusconi - scrive Montanari - Di fronte a questa notizia naturalmente non si può provare alcuna gioia, anzi la tristezza che si prova di fronte ad ogni morte. Ma il giudizio, quello sì, è necessario: perché è vero che Berlusconi ha segnato la storia, ma lo ha fatto lasciando il mondo e l’Italia assai peggiori di come li aveva trovati. Dalla P2 ai rapporti con la mafia via Dell’Utri, dal disprezzo della giustizia alla mercificazione di tutto (a partire dal corpo delle donne, nelle sue tv), dal fiero sdoganamento dei fascisti al governo alla menzogna come metodo sistematico, dall’interesse personale come unico metro alla speculazione edilizia come distruzione della natura. In questo, e in moltissimo altro, Berlusconi è stato il contrario esatto di uno statista, anzi il rovesciamento grottesco del progetto della Costituzione. Nessun odio, ma nessuna santificazione ipocrita. Ricordare chi è stato, è oggi un dovere civile. Per queste ragioni, nonostante che la Presidenza del Consiglio abbia disposto le bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici da oggi a mercoledì (giorno dei funerali di Stato e lutto nazionale), mi assumo personalmente la responsabilità di disporre che le bandiere di Unistrasi (l’università di cui è Rettore, n.d.r.) non scendano. Ognuno obbedisce infine alla propria coscienza, e una università che si inchini a una storia come quella non è una università. Col più cordiale saluto”.

Si, proprio così, ha scritto proprio questo, non è una fake news. Siamo abituati a storici che si cimentano in analisi critiche, con imparzialità, distacco e accurata metodologia della ricerca scientifica. Per fortuna l’università italiana ha tante voci autonome che sanno scindere il ruolo pubblico di professori e di Rettori dal tifo politico. In questo caso c’è solo sciacallaggio ai danni di una persona che non può replicare. Ma anche in questo caso, facendo zapping tra i vari canali tv, possiamo dire che Montanari è in buona compagnia. Basti pensare a Roberto Saviano, Michele Marzano, Pietro Citati, Corrado Augias e ai direttori e opinionisti dei quotidiani del Gruppo Gedi o del Fatto Quotidiano, che anche ieri hanno fatto aperture intrise di rancore nei confronti di Berlusconi, citando i suoi guai giudiziari e profetizzando sventure per le sue aziende (come se non fossero un patrimonio nazionale), il suo partito e perfino i suoi famigliari.

Da dove nasce tutto questo potrebbero spiegarlo meglio gli psicologi. Ma si percepisce, anche in questo caso a occhio nudo, l’attitudine perversa a gioire delle disgrazie altrui, che nasce dall’invidia, dalla consapevolezza di non poter avere il successo che qualcuno ha dimostrato di avere nella sua vita. Oggi ad essere invidiato è Berlusconi, che certamente è entrato nella storia, mentre di questi suoi detrattori nei libri di storia non resterà, per fortuna, alcuna traccia.