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Nuovo vescovo a Hong Kong: almeno non è filo-cinese

Monsignor Stephen Chow Sau-yan, superiore provinciale dei gesuiti, è il nuovo vescovo di Hong Kong, nomina accolta positivamente anche negli ambienti più critici verso l'accordo tra Cina e Santa Sede.
- A HONG KONG UN COMPITO NON FACILE, di Aurelio Porfiri

Monsignor Stephen Chow

Hongkonghese ma poco conosciuto dai cattolici a Hong Kong, non noto per prese di posizione pro o contro la Cina, senza esperienza pastorale. È il profilo del vescovo di Hong Kong nominato ieri dalla Santa Sede, dopo quasi due anni e mezzo di interregno. Si chiama Stephen Chow Sau-yan, 62 anni, ed è attualmente superiore provinciale dei gesuiti.

La nomina di monsignor Chow è l’esito di un lungo tira e molla figlio dell’accordo segreto tra Cina e Santa Sede sulla nomina dei vescovi in Cina, firmato il 22 settembre 2018. Anche se Hong Kong non rientra in questi accordi, per la Cina l’ex colonia britannica è parte del suo territorio e non intende lasciare alcuna libertà di movimento alla Chiesa.
Così alla morte del vescovo Michael Yeung Ming-cheung avvenuta il 3 gennaio 2019, la Santa Sede ha rinunciato a nominare l’erede naturale, il vescovo ausiliare Joseph Ha Chi-Shing, inviso a Pechino per il suo sostegno al movimento pro-democrazia di Hong Kong. È stato quindi nominato un amministratore apostolico, l’82enne cardinale John Tong Hon che era stato il predecessore di monsignor Yeung, che era vescovo dal 2017. La Santa Sede ha perciò virato su un candidato filocinese, monsignor Peter Choi Wai-man, ma le forti resistenze nella Chiesa di Hong Kong e le conseguenze che avrebbe avuto una nomina dal chiaro sapore di sottomissione della Chiesa al regime comunista cinese, hanno consigliato una ulteriore riflessione. La ricerca di un candidato terzo si è rivelata lunga e tortuosa, e a tratti il nome di Peter Choi è tornato ancora in auge, ma alla fine è prevalsa una scelta più ragionevole.

Proprio il fatto di aver evitato la nomina di un vescovo “patriottico” ha fatto accogliere in modo positivo la nomina di monsignor Chow anche negli ambienti più critici verso la politica vaticana in Cina, nell’attesa di giudicare le sue prime mosse. Mosse che probabilmente dovremo aspettare ancora un po’: monsignor Chow, infatti, per i primi mesi agirà probabilmente da vescovo “ombra” dato che – dice il comunicato della diocesi di Hong Kong – riceverà la consacrazione episcopale soltanto il prossimo 4 dicembre, a causa delle procedure necessarie ai gesuiti per eleggere un nuovo superiore provinciale. Fino alla presa di possesso ufficiale della diocesi, che avverrà dopo la consacrazione episcopale, ufficialmente sarà ancora il cardinale Tong ad amministrare la diocesi, dice ancora il comunicato.

Come dicevamo all’inizio monsignor Chow è poco conosciuto ad Hong Kong perché, sebbene nativo del territorio e qui entrato nella Compagnia di Gesù nel 1984, ha passato molti anni all’estero (Stati Uniti, Irlanda e ancora Stati Uniti) per studi di filosofia, teologia e psicologia. È tornato stabilmente a Hong Kong nel 2007, anno in cui ha anche pronunciato i voti finali. Ma ad Hong Kong ha da subito supervisionato due scuole gestite dai gesuiti e non ha quindi mai guidato una parrocchia. Chi lo conosce lo descrive come persona molto preparata e decisa, ma allo stesso tempo con una grande propensione al dialogo e con la volontà di fare da ponte. Per la situazione venutasi a creare anche a causa di questo lungo vuoto di potere nella Chiesa di Hong Kong, potrebbe essere il profilo giusto o, perlomeno, l’unico possibile per evitare ulteriori dolorose divisioni.