• IL CASO SANTA CROCE

Non tutta la musica sacra è per la liturgia

Il caso Santa Croce e il concerto rifiutato dal priore. Anche alcuni brani di musica sacra del repertorio classico, composte da autori come Mozart, Beethoven, Haydn, autori grandissimi, sono brani che possono essere certo accolti in sede concertistica quando si presenta l’occasione, ma non sono lavori liturgici, pur utilizzando i testi della liturgia.

In questi giorni, ha fatto sensazione la notizia del diniego di svolgere un concerto nella chiesa di Santa Croce in Firenze, concerto in cui si sarebbe dovuto eseguire il Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart. Questo diniego è stato interpretato in modo diverso, condannato da alcuni musicisti, tra cui spicca senz’altro il Maestro Riccardo Muti, una delle nostre glorie musicali. Cerchiamo di fare chiarezza. Secondo quanto riportato dai giornali, il priore Paolo Bocci avrebbe detto: “Non voglio questa musica in basilica perché siamo in periodo dell’Avvento e di Quaresima francescana. Non voglio Mozart in chiesa, non è adatto al clima natalizio”. Ora, queste parole, se dette in questo modo vanno un attimino circostanziate. 

La quaresima francescana era l’uso di san Francesco di celebrare più volte periodi di penitenza durante l’anno, non solo quello canonico. Quello fino al Natale è uno di questi. Quindi, se il priore intende rinunciare alla bellezza della musica di Mozart come segno di penitenza e di austerità per questo periodo, mi sembra comprensibile. Sono certo estenderà questa austerità soprattutto alla musica eseguita durante la liturgia nella sua chiesa. Poi dice che quel concerto, in cui veniva eseguito anche l’Ave Verum dello stesso compositore, non è adatto al clima natalizio e all’avvento (mi rifaccio sempre alle dichiarazioni come riportate dal giornale). Questo è vero, almeno per il Requiem, ma c’è da dire che il concerto si sarebbe svolto il 5 dicembre, data della morte del compositore, quindi c’era una circostanza che certamente attenuava la convenienza al tempo liturgico, una sorta di commemorazione.

Il Maestro Riccardo Muti, in una dichiarazione al Corriere della Sera, ha tra l’altro detto: “La musica, che sia sacra o no, ha una sua sacralità, mi si passi la tautologia. Come dice Sant’Agostino: cantare amantis est; fare musica, cantare, è di colui che ama”. Qui, non posso essere d’accordo con il Maestro in senso assoluto. Mi spiego: che anche musica non sacra possa avere un grande valore spirituale posso essere d’accordo, ma questo non giustifica l’accoglienza in chiesa, luogo deputato in primis et ante omnia al culto liturgico (e quindi alla musica per la liturgia) e poi eventualmente a manifestazioni culturali, di ogni tipo di musica, pur se di livello artistico sopraffino. Altrimenti, paradossalmente, si fa il gioco di coloro che sostengono che ogni musica può essere accettata in chiesa. Io so che questo non è quello che intende il Maestro Muti, ma il fraintendimento è possibile.

Le sinfonie di Beethoven sono musica altissima e certamente con un grande senso di ricerca spirituale, ma non per questo devono essere accolte in chiesa. Anche alcuni brani di musica sacra del repertorio classico, composte da autori come Mozart, Beethoven, Haydn, autori grandissimi, sono brani che possono essere certo accolti in sede concertistica quando si presenta l’occasione, ma non sono lavori liturgici, pur utilizzando i testi della liturgia.

Dico questo perché il Maestro Muti, ad una domanda successiva sul cattivo livello delle musiche eseguite nelle nostre liturgie, rispondeva: “Proprio per questo, invece di quelle schitarrate con testi banali, senza nulla che possa immedesimarsi nelle atmosfere spirituali, ho invocato il ritorno a immergersi in quello straordinario patrimonio: che si sia credenti o no, è un arricchimento culturale e spirituale. Non dico di fare solo musica colta, ma non ci può essere solo musica semplice e popolare”.  

Condivido in pieno il giudizio negativo sul livello della musica liturgica nelle nostre chiese, ma non si possono confondere il livello della grande musica con intenzioni sacre ma con fini non liturgici, con la musica liturgica in senso stretto. Perché le chiese non sono luoghi dove andare per arricchirsi spiritualmente e culturalmente in primis, ma si va per dare gloria a Dio e per santificarsi attraverso la partecipazione alla liturgia, che si spera ben celebrata e con una musica degna. La musica colta per la liturgia, che dovrebbe opporsi alle schitarrate, non è certamente quella di Mozart, Beethoven e altri pur grandissimi autori.

Ricordiamo che queste composizioni, per il loro uso nella liturgia (e certamente non per il loro indiscusso valore artistico) erano già state prescritte da San Pio X nel 1903: “Nondimeno, siccome la musica moderna è sorta precipuamente a servigio profano, si dovrà attendere con maggior cura, perché le composizioni musicali di stile moderno, che si ammettono in chiesa, nulla contengano di profano, non abbiano reminiscenze di motivi adoperati in teatro, e non siano foggiate neppure nelle loro forme esterne sull’andamento dei pezzi profani. Fra i vari generi della musica moderna, quello che apparve meno acconcio ad accompagnare le funzioni del culto è lo stile teatrale, che durante il secolo scorso fu in massima voga, specie in Italia. Esso per sua natura presenta la massima opposizione al canto gregoriano ed alla classica polifonia e però alla legge più importante di ogni buona musica sacra. Inoltre l’intima struttura, il ritmo e il cosiddetto convenzionalismo di tale stile non si piegano, se non malamente, alle esigenze della vera musica liturgica. (...) In generale è da condannare come abuso gravissimo, che nelle funzioni ecclesiastiche la liturgia apparisca secondaria e quasi a servizio della musica, mentre la musica è semplicemente parte della liturgia e sua umile ancella”.

L’ampiezza delle composizioni dei Maestri sopra citati rende evidente quanto denunciato da san Pio X in questo passaggio. È grande musica, non musica liturgica e con essa e con i suoi fini non va confusa. 

Poi il Maestro Muti sarà sorpreso di sapere che quando in chiesa si fanno concerti, i cori cercano di preparare brani di un certo livello (fatti bene o male dipende dal coro), non le schitarrate. Queste le riservano alla liturgia. Infatti nel concerto il coro è al centro dell’attenzione e ci tiene a fare bella figura e a essere ben considerato. Nella liturgia Dio è al centro dell’attenzione....e ognuno è libero di trarre le conclusioni che ne derivano.