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BENEDIZIONE OMO A BOLOGNA

Non si ringrazia il peccato, così si portano i gay alla perdizione

A che gioco giocano la diocesi di Bologna e il suo vescovo? E' inutile dire che quella di Budrio fosse “solo” una Messa di ringraziamento. Ringraziamento di che? La Chiesa che «non benedice né può benedire il peccato» può invece offrire a Dio il Sacrificio di ringraziamento per il peccato? E’ qui che emerge tutta l’ipocrisia farisaica di certi pastori, che, anziché richiamare le pecore, le conducono orgogliosamente sulla via della perdizione. 

Ecclesia 16_06_2022
Il cardinale Matteo Maria Zuppi

A che gioco vogliono giocare la diocesi di Bologna e il suo vescovo, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, da poco nominato dal Papa alla Presidenza della CEI?

Don Gabriele Davalli (in foto), che ha presieduto la “Messa di ringraziamento” per un’unione non matrimoniale e omosessuale, non è un parroco qualunque, magari un po’ discolo e anarchico: è il direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Famiglia. Non un ufficio a caso. E il vescovo sapeva.

Quella dell’11 giugno non era una normale Messa, nella quale due giovani persone con orientamento omosessuale hanno deciso di partecipare come tutti gli altri; era una celebrazione organizzata ad hoc per l’evento, con la presenza di numerosi concelebranti, uno dei quali, don Maurizio Mattarelli, Parroco di San Bartolomeo della Beverara, che si era “distinto” nel 2020 per una veglia di preghiera – o presunta tale – contro l’omofobia. Una celebrazione che ha visto i due giovani in prima fila, con il corteo di invitati al seguito, e che è stata esplicitamente pensata e voluta come ringraziamento a Dio per la loro “unione”. Non era neppure una Messa d’orario, ma appunto qualcosa di organizzato apposta per i due “neo sposi”, dal momento che l’unica Messa che figura sul bollettino parrocchiale per il giorno 11 giugno è la prefestiva delle 17.00. Ma il quel caso i paramenti sarebbero dovuti essere bianchi (Solennità della SS. Trinità) e non rossi.

Nemmeno Pietro Morotti e Giacomo Spagnoli sono due persone “casuali”: le loro posizioni sono state espresse in un video, con più di 2400 visualizzazioni su Youtube, che ha nemmeno velatamente preso di mira il Responsum dello scorso anno della Congregazione per la Dottrina della Fede. Oltre che il Catechismo. Insomma, l’insegnamento della Chiesa.

Tre coincidenze fanno una prova. In diocesi di Bologna, con l’assenso del Vescovo, è andata in onda la Prima italiana ufficiale per lo sdoganamento dell’omosessualità e varianti nel mondo cattolico e la benedizione delle correlative unioni. Perché è inutile che i sacerdoti interrogati si nascondano dietro il fatto che era “solo” una Messa di ringraziamento. Ringraziamento di che?

Se la proibizione di benedire delle unioni omosessuali, secondo la mens della Chiesa espressa nel Responsum, come anche di ogni relazione che «implichi una prassi sessuale fuori dal matrimonio», sta nel fatto che si tratta di «una unione non ordinata al disegno del Creatore», i reverendi interpellati e il loro vescovo possono spiegare perché mai tale unione disordinata dovrebbe essere oggetto di ringraziamento? Se la proibizione di benedire queste coppie intende evitare «di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio», i reverendi di cui sopra possono spiegare come una Messa di ringraziamento per un’unione illegittima non presti invece il fianco al medesimo problema?

L’esperimento della diocesi di San Petronio cerca di eludere la normativa della Chiesa, nascondendo dietro la Messa di ringraziamento la propria vergognosa nudità. La Chiesa che «non benedice né può benedire il peccato», spiega sempre il Responsum, può invece offrire a Dio il Sacrificio di ringraziamento per il peccato? E’ qui che emerge tutta l’ipocrisia farisaica di certi pastori, che poi si premurano puntualmente di accusare gli altri di formalismo farisaico. Quello che non si vuole vedere è il disordine oggettivo di queste unioni e la natura peccaminosa degli atti omosessuali. Ed il pastore, anziché richiamare le pecore, le conduce orgogliosamente sulla via della perdizione.

Non si tratta di rifiutare le persone come sono, ma di non lasciarle come sono. Perché la prima missione della Chiesa è la remissione dei peccati, non la loro giustificazione; e il primo compito di ogni battezzato è la conversione e la lotta contro le proprie passioni, non l’arrendersi al male per ottenere una apparente, fuorviante e momentanea egosintonia.

Ma c’è di più. Nel video sopra menzionato (dal minuto 3:58), Giacomo Morotti porta avanti delle persuasioni che nulla hanno a che fare con l’insegnamento della Chiesa (anzi!), ma che ben esprimono la brutta piega che molti pastori, teologi e fedeli hanno preso da decenni. Anzitutto un’idea totalmente sballata dell’azione dello Spirito Santo (aggettivo che non viene mai pronunciato), il quale benedirebbe delle situazioni che lo stesso Spirito, ispiratore delle Scritture, condanna esplicitamente.

Morotti offre un’interpretazione tutta sua dell’episodio narrato nel capitolo decimo degli Atti degli Apostoli, quando Pietro battezza i primi pagani nella casa del centurione Cornelio. Mentre Pietro è nella casa di Cornelio e parla con i pagani lì riuniti, lo Spirito Santo discende su di loro. Pietro comprende ed esclama: «Chi può impedire che siano battezzati nell'acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?» (10, 47). Morotti commenta così: «Il mio primo pensiero è stato: ma queste coppie sono già benedette dallo Spirito. Non solo. La Chiesa è benedetta dallo Spirito tramite la presenza di queste coppie. Lo Spirito benedice la Chiesa, donando alla Chiesa la presenza di queste coppie. E quindi mi viene da dire: che cosa può aggiungere o che cosa può togliere la benedizione degli uomini alla benedizione dello Spirito?». Già, lo Spirito soffia dove vuole e nella sua “libertà” - molto gnostica e poco cristiana - benedice quello che altrove maledice e addirittura benedice la Chiesa tramite unioni intrinsecamente disordinate. Uno spirito con una personalità dicotomica.

Al minuto 6: 21, troviamo invece un classico esempio di “cristianesimo adulto”, tenuto a battesimo proprio dall’ambiente sinistroide felsineo: «Per quella che è la mia storia, io penso alla Chiesa come a mia madre, esattamente come io penso ai miei genitori. E capisco quelle persone che sentono l’esigenza e il desiderio di un riconoscimento esplicito da parte della Chiesa. Perché tutti noi vorremmo che i nostri genitori approvassero e fossero sempre al nostro fianco in tutte le scelte della nostra vita. Allo stesso tempo però mi rendo conto che arriva un momento, nella vita di ogni persona, in cui i genitori devono accogliere le scelte di un figlio o di una figlia; e non è più il tempo in cui un figlio debba chiedere l’assenso dei propri genitori, nel momento in cui diventa una persona adulta». Il cattolico adulto semplicemente mette la Chiesa di fronte alle proprie scelte, che le piacciano o no.

Allora, ripetiamo la domanda iniziale: a che gioco vogliono giocare la diocesi di Bologna e il suo vescovo?