a cura di Benedetta Frigerio
  • Islam

Non c’è giustizia per Arzoo Raja

 

Contro ogni evidenza, il 29 ottobre l’Alta Corte di Karachi, Pakistan, ha stabilito che Arzoo Raja ha scelto liberamente di abiurare la fede cristiana e sposare Ali Azhar, un musulmano di 44 anni. Arzoo ha 13 anni. Per la legge del paese, essendo minorenne, non può sposarsi, anche volendo, e neanche può abiurare senza il consenso del padre. È quindi incomprensibile che un tribunale abbia emesso una sentenza che la condanna a rimanere con l’uomo che, se anche non l’avesse rapita, non avrebbe comunque dovuto sposarla e consentirle di abbandonare la sua fede. Arzoo è stata rapita il 13 ottobre mentre i suoi genitori erano al lavoro. Il suo destino è lo stesso di tante altre ragazzine cristiane e indù, due minoranze nel paese a maggioranza musulmana, rapite, costrette a convertirsi e a sposare i loro sequestratori con l’avallo non della legge, ma di giudici compiacenti, forse timorosi di ritorsioni, e indifferenti ai diritti di donne che oltretutto non sono musulmane. Le autorità non intervengono contro le loro ingiuste sentenze. Così le piccole vittime e le loro famiglie sono del tutto indifese. Si ritiene che per questo molti casi analoghi non vengano neanche registrati. Manifestazioni pacifiche di protesta si sono svolte in alcune grandi città del paese. La Commissione nazionale di giustizia e pace ha definito la sentenza contro Arzoo un ennesimo caso di persecuzione. Anche monsignor Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, ha protestato ufficialmente e ha chiesto un giusto processo per la piccola Arzoo. Immagini e filmati mostrano le drammatiche sequenze della madre di Arzoo, Rita Masih, durante in dibattimento, disperata alla notizia che non le sarebbe neanche stato consentito di vedere la figlia e della piccola Arzoo in lacrime, trattenuta da agenti di polizia.