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«No alle ideologie che non rispettano la vita»

Papa Francesco, il 16 giugno, ha reso pubblico un messaggio a David Cameron in occasione del G8, dove invita i governanti a rispettare l'«etica della verità», il che implica riconoscere il pieno valore della vita umana, «anche quella nel grembo materno».

Papa Francesco

Al termine di due giorni di preghiera e d'incontri la grande folla del popolo della vita si è stretta intorno a Papa Francesco, che il 16 giugno ha celebrato in Piazza San Pietro la Messa finale della «Giornata dell'Evangelium Vitae». Nella stessa mattina, il Papa ha reso pubblico un messaggio al primo ministro inglese David Cameron per il G8 del 17-18 giugno a Lough Erne, nell'Irlanda del Nord, dove invita tra l'altro i governanti a rispettare l'«etica della verità», il che implica riconoscere il pieno valore della vita umana, «anche quella nel grembo materno».

Fedele alla linea che si è scelto per le omelie, il Pontefice non ha citato per criticarle leggi specifiche, né per approvarle singole iniziative pro life - si era del resto espresso in questo senso il 13 maggio, lodando la raccolta di firme Uno di noi e la Marcia per la vita -, preferendo esporre in tre punti l'insegnamento sulla vita delle letture del giorno, che si oppone in un senso profondo alle ideologie di morte contemporanee.

Il primo spunto riguarda «il Dio Vivente, il Dio che è Vita e fonte della vita». La prima lettura ricorda la tragica storia del re Davide che, dopo avere commesso adulterio con la moglie del proprio generale Uria, manda a morire quest'ultimo in battaglia. Qui, commenta il Papa, «la Bibbia ci mostra il dramma umano in tutta la sua realtà, il bene e il male, le passioni, il peccato e le sue conseguenze. Quando l’uomo vuole affermare se stesso, chiudendosi nel proprio egoismo e mettendosi al posto di Dio, finisce per seminare morte». L’ adulterio del re Davide segue questa logica: dal l'egoismo alla menzogna, e dalla menzogna alla morte. Tuttavia la morte in questo racconto biblico non ha l'ultima parola. Davide «viene messo di fronte alle sue opere di morte - davvero quello che ha fatto è un’opera di morte, non di vita! -, comprende e chiede perdono». E il Dio d'Israele, «il Dio misericordioso che vuole la vita e sempre ci perdona, lo perdona, gli ridona vita». Talora Dio «ci appare come un giudice severo, come qualcuno che limita la nostra libertà di vivere. Ma tutta la Scrittura ci ricorda che Dio è il Vivente, colui che dona la vita e che indica la via della vita piena». Senza Dio, che l'ha creata e la sostiene, non ci sarebbe la vita. Inoltre, Dio «si rende presente nella storia, che libera dalla schiavitù, dalla morte, e porta vita al popolo perché è il Vivente». Gli stessi Dieci Comandamenti sono «una strada che Dio ci indica per un vita veramente libera, per una vita piena; non sono un inno al "no" - non devi fare questo, non devi fare questo, non devi
fare questo… No! Sono un inno al "sì" a Dio, all’Amore, alla vita».

Secondo passaggio: «Gesù Cristo dona la vita, e lo Spirito Santo ci mantiene nella vita».  Il Vangelo della domenica presenta Gesù che, in casa di un fariseo, suscita scandalo lasciandoli avvicinare da una peccatrice, che unge con il profumo i piedi del Signore e li asciuga con i suo capelli. Alla fine Gesù perdona i suoi peccati, dicendo: «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco» (Lc 7,47). Gesù «porta la vita, di fronte a tante opere di morte, di fronte al peccato, all’egoismo, alla chiusura in se stessi». Dio, il vivente, è anche misericordioso. Nella seconda lettura della domenica san Paolo esclama: «Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Lo Spirito Santo introduce a una nuova vita. «Il cristiano è un uomo spirituale, e questo non significa che sia una persona che vive "nelle nuvole", fuori della realtà, come se fosse un fantasma. No! Il cristiano è una persona che pensa e agisce nella vita quotidiana secondo Dio, una persona che lascia che la sua vita sia animata, nutrita dallo Spirito Santo perché sia piena».

Terzo spunto: «seguire la via di Dio conduce alla vita, mentre seguire gli idoli conduce alla morte». «Dio è il Vivente, è il Misericordioso. Gesù ci porta la vita di Dio, lo Spirito Santo ci introduce e ci mantiene nella relazione vitale di veri figli di Dio». E tuttavia spesso l'uomo oggi  «non sceglie la vita, non accoglie il "Vangelo della vita", ma si lascia guidare da ideologie e logiche che mettono ostacoli alla vita, che non la rispettano, perché sono dettate dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere, dal piacere e non sono dettate dall’amore, dalla ricerca del bene dell’altro». L'errore morale, spiega i Papa, diventa anche errore politico. «È la costante illusione di voler costruire la città dell’uomo senza Dio, senza la vita e l’ amore di Dio - una nuova Torre di Babele; è il pensare che il rifiuto di Dio, del Messaggio di Cristo, del Vangelo della Vita, porti alla libertà, alla piena realizzazione dell’uomo. Il risultato è che al Dio Vivente vengono sostituiti idoli umani e passeggeri, che offrono l’ebbrezza di un momento di libertà, ma che alla fine sono portatori di nuove schiavitù e di morte». Si tratta dunque di dire sì all'amore e alle misericordia di Dio, e no alle ideologie di morte. «Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte, diciamo sì alla libertà e no alla schiavitù dei tanti idoli del nostro tempo; in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà, e mai delude».

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