a cura di Benedetta Frigerio
  • Pakistan

Nel paese di Asia Bibi un nuovo caso di violenza contro un cristiano

Un nuovo, grave episodio di violenza contro cristiani si è verificato in Pakistan, uno dei paesi a maggioranza islamica in cui l’intolleranza e l’odio rendono estremamente difficile la vita dei fedeli. Il 17 ottobre un ragazzo cristiano di 25 anni, Asghar Masih, è stato aggredito nel suo villaggio, Harjoki Kot Sandrus, da un gruppo di persone istigate da Muhammad Boota, un musulmano, secondo cui il ragazzo si sarebbe introdotto in casa sua arrampicandosi su un muro e avrebbe tentato di violentare sua figlia. Il “Pakistan Christian Post” che riporta la notizia sostiene che l’accusa in realtà è falsa e porta a conferma la testimonianza di uno zio del ragazzo, Irfan Masih. Sta di fatto che, per vendetta, gli aggressori si sono recati a casa di Asghar, lo hanno picchiato e poi lo hanno trascinato a casa di Muhammad Boota dove gli hanno dato fuoco. Nel frattempo i famigliari di Asghar erano corsi alla locale stazione di polizia per chiedere aiuto. Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno trovato il ragazzo gravemente ferito, lo hanno portato nella loro stazione dopo di che ne è stato necessario il ricovero in ospedale. Irfan Masih, oltre a escludere che suo nipote abbia tentato di violentare la ragazza mentre alla sua aggressione ha assistito tutto il villaggio e ne è testimone, afferma che Muhammad Boota ha corrotto la polizia e inoltre che gli agenti hanno redatto la FIR, la prima relazione informativa, prima di ricevere il rapporto dei medici. La famiglia di Asghar adesso chiede giustizia.