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Mondadori-Rcs, cosa resterà di questa editoria

Se l'Antitrust dovesse dare il via libera, Rcs Rizzoli e Mondadori potrebbero fondersi, dando vita al più grande gruppo editoriale mai visto in Italia. Da un punto di vista commerciale, potrebbe reggere la concorrenza della "invincibile armata" di Amazon. Ma la piccola editoria italiana inizia a tremare di fronte alla prospettiva di quello che sarebbe, di fatto, un monopolio editoriale.

Mondadori ed Rcs verso la fusione

Il pallino è nelle mani dell’Autorità Antitrust, che dovrà valutare la correttezza dell’operazione e se essa non crei distorsioni di mercato. Nel frattempo, però, nel mondo della cultura l’ipotesi di acquisto di Rcs Libri da parte di Mondadori viene vista con timore. “E’ legittimo chiedersi con preoccupazione – ha dichiarato in proposito il Ministro dei beni culturali, Dario Franceschini – come funzionerebbero le cose in un paese con un’unica azienda che controlla la metà del mercato, con l’altra metà frammentata in piccole e piccolissime case editrici”.

In effetti i numeri dell’operazione sono molto chiari. Rcs Mediagroup ha urgente necessità di fare cassa: ha già divorato l’aumento di capitale di 400 milioni effettuato un anno e mezzo fa e deve onorare molte scadenze bancarie entro il 2015. I giornalisti e i dipendenti del gruppo sono da tempo sul piede di guerra e lamentano la miopia di alcune scelte compiute dal gruppo di comando: le cessioni di rami d’azienda e, soprattutto, la vendita sottocosto dello storico immobile di via Solferino nel 2013 al fondo Blackstone per 120 milioni, nonostante, sostengono fonti autorevoli, circolassero valutazioni di «quasi il doppio». Una cifra simile al valore del settore libri. Vendere per svendere, però, potrebbe non essere un’idea felicissima: i libri Rcs oggi sono valutati dal gruppo 180 milioni di euro, ma la Mondadori sarebbe disposta a sborsarne tra i 120 e i 135 milioni di euro. La minusvalenza peserebbe su bilanci già sofferenti e acuirebbe le tensioni sia tra gli azionisti che tra gruppo dirigente e dipendenti.

I rapporti di forza dicono questo: Rcs Libri ha fatturato, nel 2013, 251,8 milioni, con soli 4,2 di margine operativo lordo. La Mondadori Libri segnava 334,3 milioni con un margine di 46,2, undici volte tanto.

L’alleanza con Mondadori è fortemente voluta dall’amministratore delegato rizzoliano Pietro Scott Jovane, manager gradito ai vertici di Fca, Fiat Chrysler Automobiles (Giovanni Agnelli e C. con il 16,7% è il primo azionista di Rcs Mediagroup). Ma i rapporti tra gli azionisti milanesi e i soci torinesi sono molto tesi, anche con riferimento ad altre partite che riguardano il futuro delle principali testate giornalistiche del gruppo. I torinesi sarebbero orientati a far confluire sotto un unico ombrello Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport e La Stampa, dopo che quest’ultima ha stretto una sinergia con il quotidiano Il Secolo XIX. Scott Jovane in tre anni dovrebbe riassettare le finanze del gruppo, ma con il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, in uscita il 30 aprile prossimo, non si parla da mesi. E il consiglio di amministrazione, specchio di un azionariato disomogeneo, è molto diviso, come si è visto nell’ultima riunione del 12 febbraio. Pro aumento di capitale sono in pochi; favorevoli a vendere i torinesi che hanno fortemente voluto come amministratore delegato Scott Jovane; prudenti o contrari Piergaetano Marchetti, la famiglia Rotelli, Urbano Cairo; Mediobanca (con il 9,9%) non vede l’ora di uscire da una compagine troppo onerosa; Diego Della Valle, che alcuni rumors vorrebbero prossimo alla discesa in campo nell’agone politico, mostra crescente insofferenza verso i bizantinismi interni al gruppo Rcs. A complicare le cose la posizione ambigua di Banca Intesa Sanpaolo, che detiene il  4,1%, ma che è anche una delle banche creditrici.

La scelta del sostituto di De Bortoli è un’altra delle partite decisive su quello scacchiere: Paolo Mieli accarezza l’idea di un clamoroso ritorno, l’attuale condirettore, Luciano Fontana sogna una promozione, così come la vice direttrice, Barbara Stefanelli. Resta sullo sfondo l’ipotesi Mario Calabresi, mentre la sorpresa potrebbe chiamarsi Enrico Mentana.

Nell’affare Mondadori-Rcs vanno dunque distinti due profili. Il primo è quello riguardante gli equilibri interni a Rcs Mediagroup; il secondo è quello della leadership del mercato del libro in Italia. Ciò che si profila è una fusione tra i due colossi editoriali, che darebbe vita alla più grande concentrazione libraria in Europa, pari al 40% del mercato italiano (solo per i tascabili sfiorerebbe addirittura il 70%). L’obiettivo è quello di unire le forze per far fronte all’invincibile armata di Amazon. La galassia Mondadori comprende varie sigle, da Mondadori a Einaudi, da Sperling a Piemme, mentre quella Rcs ingloba da Rizzoli a Bompiani, da Fabbri a Sonzogno, da Adelphi a Marsilio. Se i due colossi si unissero, si creerebbe di fatto un oligopolio editoriale che rischia di trasformarsi in monopolio: il resto del mercato se lo spartirebbero, infatti, solo il gruppo Mauri Spagnol (Garzanti, Guanda, Longanesi, Salani, Tea, Bollati Boringhieri) e Feltrinelli.

A tremare è il mondo della piccola editoria, già preoccupato per la liberalizzazione dei prezzi di copertina, che finisce per avvantaggiare le grandi catene editoriali. Il grido d’allarme è stato lanciato da un gruppo di una cinquantina di autori della casa editrice Bompiani e personaggi della cultura, guidati da Umberto Eco, che hanno diffuso un appello ai firmatari di quella possibile fusione: “Un colosso del genere – si legge nell’appello - avrebbe enorme potere contrattuale nei confronti degli autori, dominerebbe le librerie, ucciderebbe a poco a poco le piccole case editrici e (risultato marginale ma non del tutto trascurabile) renderebbe ridicolmente prevedibili quelle competizioni che si chiamano premi letterari. Non è un caso che condividano la nostra preoccupazione autori di altre case: questo paventato evento rappresenterebbe una minaccia anche per loro e, a lungo andare, per la libertà di espressione”.

Ma al di là di cosa dirà l’Antitrust su questa possibile concentrazione straordinaria di risorse umane, capitali, prodotti culturali, c’è effettivamente il rischio di un monopolio culturale e informativo, vale a dire della creazione di una sorta di editore unico in grado di dettare le regole agli autori e di limitare la libertà di manifestazione del pensiero? Difficile dirlo ora. Bisognerà capire, qualora l’operazione andasse in porto, quali accorgimenti adotterà la governance del nuovo polo editoriale al fine di preservare le identità delle singole sigle storiche. Il 2 marzo, probabile data del prossimo cda Rcs, si capirà se l’operazione andrà in porto e che futuro avrà una parte consistente dell’editoria del nostro Paese.