a cura di Anna Bono
  • Fuga dal Sud Kivu

Migliaia di profughi congolesi in fuga dai combattimenti

Dal 24 gennaio migliaia di persone fuggono dal Sud Kivu, la provincia orientale della Repubblica democratica del Congo in cui da giorni sono in corso combattimenti tra l’esercito governativo e due gruppi armati: uno congolese, Yakutumba, e uno ugandese, ma attivo da tempo nell’est Congo, l’islamista Forze democratiche alleate. Nei primi tre giorni quasi 7.000 persone cariche di valigie, sedie, materassi, secchi, persino pannelli solari hanno raggiunto le rive del lago Tanganyika per imbarcarsi e raggiungere il Burundi. Poi il flusso è continuato, ma meno intenso. Altri profughi hanno cercato scampo in Uganda. “Il lago era coperto a perdita d’occhio da centinaia di imbarcazioni di tutte le dimensioni gremite di profughi… uno spettacolo impressionante” è il commento di un testimone. Molti gruppi armati controllano ormai da decenni vaste aree nel Sud e Nord Kivu, si contendono le grandi ricchezze minerarie della regione, saccheggiano villaggi e infliggono violenze e abusi alla popolazione, a stento contenuti dall’esercito governativo e dai caschi blu della missione di pace Monusco. Il presidente congolese Joseph Kabila, parlando alla stampa il 26 gennaio, ha descritto la situazione “preoccupante”, ma “quasi sotto controllo” e ha attribuito la responsabilità delle violenze a gruppi di “terroristi”. I profughi che hanno varcato il confine con il Burundi si trovano in una situazione estremamente difficile, dicono i primi soccorritori. In attesa che l’Alto commissariato Onu per i rifugiati e le autorità burundesi riescano a organizzare l’assistenza necessaria, quasi tutti i profughi sono senza cibo e acqua e privi di servizi igienici e sanitari.