a cura di Anna Bono
  • Myanmar, non solo Rohingya

Migliaia di persone in fuga dai combattimenti nel nord del Myanmar

 

Nel mese di aprile nel Myanmar 4.000 persone sono state costrette a fuggire nello stato del Kachin, al confine con la Cina, a causa dell’intensificarsi degli scontri tra la Kachin Independence Organization, KIO, e le truppe governative. Gli ultimi sfollati, almeno 1.000, hanno lasciato i loro villaggi dopo il 24 aprile quando l’esercito ha sferrato degli attacchi aerei contro le basi dei ribelli. Dall’inizio del 2018 il conflitto ha causato almeno 10.000 profughi, portando a circa 120.000 il numero degli sfollati nel Kachin e nel vicino Shan. I Kachin sono in prevalenza cristiani e dal 1961 lottano per ottenere maggiore autonomia nel paese a maggioranza buddista. Negli ultimi sei anni il governo ha tentato di stipulare degli accordi con loro e con altri movimenti armati etnici. Tuttavia, anche dopo il cessate il fuoco del 2011, i combattimenti con il KIO, che è relativamente ben armato ed è uno dei gruppi ribelli più potenti, sono continuati sporadicamente.  Mentre l’opinione pubblica internazionale si concentra sul dramma dei 700.000 Rohingya rifugiati in Bangladesh, non meno difficile è la situazione dei Kachin sfollati bisognosi di assistenza, che comprendono donne incinte, anziani, bambini piccoli e persone disabili. Preoccupa soprattutto la situazione di quelli che di recente si sono messi in salvo in foresta, privi di tutto. Il 28 aprile l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e le organizzazioni non governative operative nel paese hanno pertanto rivolto un appello al governo affinché permetta di raggiungere sia gli sfollati sia le comunità intrappolate nelle aree in cui sono in corso combattimenti e di prestare loro soccorso. Sollecitano inoltre con urgenza l’esercito a proteggere la popolazione civile.