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il ricordo

Messori: al mondo non serve una Chiesa succursale dell'Onu

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Un "cristianesimo sociale" senza radici nel divino può apparire compiacente ma è insufficiente. La sfida di Messori alla modernità laica era condotta in nome di una fede tanto più incarnata nella storia quanto più è rivolta alle cose di lassù.

Attualità 10_04_2026
Alessandro Paris - imagoeconomica

Non è facile parlare di Vittorio Messori per chi, come chi scrive, ha avuto la grazia di conoscerlo di persona oltre che di coltivare negli anni un rapporto di stima e amicizia. Gli devo molto, questo è sicuro. L’occasione che ci fece conoscere, all’inizio solo via email, fu un articolo che scrissi quando Messori venne fatto oggetto di una vergognosa campagna mediatica da parte degli zelanti seguaci della Chiesa della misericordia cosiddetta, per aver egli osato sollevare alcuni dubbi circa la svolta di papa Francesco. Fu insomma a causa di quell’articolo che si instaurò un rapporto che, allargatosi nel frattempo alle nostre rispettive consorti, nonostante la non banale differenza di età nel corso degli anni si andò consolidando anche grazie ad alcuni incontri (il secondo, strepitoso, insieme ad un gruppo di giovani della nostra parrocchia ai quali Messori e la moglie Rosanna raccontarono della loro esperienza di Dio) presso l’abbazia di Maguzzano.

Nella mia galleria degli autori di riferimento, Messori rappresenta in ambito storico ciò che san Giovanni Paolo II rappresenta in ambito magisteriale, Ratzinger in ambito teologico e Augusto Del Noce in quello filosofico. Tra le tante, forse la cosa più importante che debbo a Vittorio Messori è la necessità per un cattolico di saper “pensare la storia”, cioè di saperla leggere con gli occhi della fede senza rinunciare al rigore critico. Se c’è insomma un motivo per cui dico grazie a Messori, se c’è un motivo per cui la Chiesa dovrebbe dire grazie a questo suo figlio, è la rilettura che Messori ha fatto della storia. Rilettura, va da sé, che in quanto genuinamente cattolica è risultata piuttosto politicamente scorretta rispetto a quella mainstream, ciò che spesso e volentieri ha posto lo scrittore cattolico in rotta di collisione con l’ortodossia laicista. Dalle crociate ai Conquistadores, dal Risorgimento al caso Galilei, dal Medioevo alla Rivoluzione francese; e ancora, dall’islam a Lutero, da Darwin, dall’ambientalismo, dall’Inquisizione al Sillabo, dai “silenzi” di Pio XII sull’Olocausto alla massoneria, eccetera: non c’è praticamente ambito storico con cui Messori non si sia confrontato, a partire ovviamente da Ipotesi su Gesù che lo rese famoso in tutto il mondo.

L’essere stato un apologeta, anzi il «più grande apologeta dei nostri tempi», come lo ha giustamente definito il direttore Riccardo Cascioli, è consistito esattamente in questo: sfidare sul suo stesso terreno la modernità laica e l’interpretazione della storia da essa elaborata, mostrandone da un lato le aporie e i presupposti ideologici (sovente in chiave marcatamente anticlericale), per contrapporgli una lettura cattolica la cui bontà e verità risultavano naturaliter evidenti (ovviamente per chi avesse occhi per vedere).

Quella di Messori non è stata tuttavia una battaglia accademica o, se si vuole, astratta; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano ha opportunamente sottolineato che lo straordinario successo riscontrato da Messori si deve al fatto che egli ha «saputo descrivere la fede come qualcosa di concreto, di vivo, di incarnato, lontano da astrattismi e da ideologismi». Lungi dal promuovere, come certo cattolicesimo sedicente “adulto”, una concezione privatistica della fede, ossia una fede relegata negli angusti anfratti della coscienza e in quanto tale più protestante che cattolica, Messori aveva chiara la consapevolezza che la fede non può non avere una dimensione storica ed esistenziale, e che anzi una fede disincarnata rischia di tradursi in un vuoto intellettualismo.

Fede incarnata, dunque, che però a sua volta – qui sta l’altra faccia della medaglia e guai a separarle – deve sempre mantenere il primato rispetto alle opere pena la riduzione della Chiesa a ente assistenziale o, come ebbe a dire in un’intervista a Stefano Lorenzetto, a «succursale dell’Onu». Sotto questo profilo non è un certo un mistero che Messori (in buona compagnia) fosse a dir poco scettico circa la sterzata verso un cristianesimo “sociale” impressa da papa Bergoglio. Nell’accentuazione di una pastorale che anziché elevare gli uomini alla statura del Vangelo, abbassava l’asticella del Vangelo alla statura della (poca) fede delle persone, Messori vedeva il rovesciamento della prospettiva paolina laddove alle «cose di lassù» (Col 3,1) la Chiesa preferiva quelle della terra. Da qui, da questa deriva mondana che egli osservava con preoccupazione nasceva l’esigenza di richiamare l’attenzione su ciò che è il proprium dell’annuncio cristiano, e che Messori fece in particolare con uno dei suoi ultimi libri, Quando il cielo ci fa segno, scritto anche per raccogliere l’appello lanciato anni addietro dal compianto card. Caffarra: «È d’urgenza drammatica che la Chiesa ponga fine al suo silenzio circa il Soprannaturale». La Chiesa esiste per annunciare il Vangelo e santificare gli uomini, non per altro. «Il buon Dio – fa dire Bernanos al curato di Torcy – non ha scritto che noi fossimo il miele della terra, ragazzo mio, ma il sale… Il sale, sulla carne viva, brucia. E tuttavia le impedisce di marcire».

Ecco, Messori con il suo lavoro di apologeta, e di un’apologetica moderna in quanto saldamente ancorata al Concilio Vaticano II, ha saputo essere sale e sale che ha bruciato sulla pelle del mondo. Ed è questo, in estrema sintesi, il suo lascito più importante, che vale tanto per chi si occupa di apologetica (della quale, checché se ne dica, c’è tuttora un gran bisogno) che per i cattolici in generale: di una Chiesa che non “sala” il mondo, proprio quel mondo che tanto sembra starle a cuore, alla fine, non sa cosa farsene.



il libro

Quando Messori infranse la congiura del silenzio sulla morte

Con Scommessa sulla morte Messori sfidò il tacito divieto di parlare della fine: senza escatologia non si saprebbe come affrontarla. Eppure essa include la domanda delle domande, quella sul destino eterno di ogni uomo.
- Messori: al mondo non serve una Chiesa succursale dell'Onudi Luca Del Pozzo

addio vittorio

Messori e Lourdes, luogo della fede rocciosa

09_04_2026 Edoardo Caprino

Vittorio raccolse il testimone degli studi da Don Laurentin. Lourdes ha trovato in Messori uno studioso capace di cogliere appieno il significato e il dono delle Apparizioni. Sarebbe bello che il Santuario gli dedicasse un luogo. 

il libro

Il cronista nel sepolcro, l'inchiesta di Messori sul Risorto

08_04_2026 Enrico Cattaneo

La storia c'entra eccome con la fede anche quando è in gioco il soprannaturale. E Messori non ci stava a rinunciare alla verità proprio davanti alla risurrezione, senza la quale il cristianesimo franerebbe.
- Vittorio, cosa restadi Andrea Zambrano

ricordo

Così Vittorio Messori divenne talent scout dell'apologetica

07_04_2026 Rino Cammilleri

Due vite parallele, una lettera e un romanzo che inizialmente nessuno voleva pubblicare, ma che attirò l'attenzione del già celebre autore di Ipotesi su Gesù. Ne venne fuori una trentennale amicizia tra due grandi firme dell'apologetica, fondata su una sintonia più forte di qualche screzio che pure non mancò.
- "Non era un apologeta", la sciocchezza di Avvenire, di Riccardo Cascioli

IL CASO

Messori non era un apologeta, la sciocchezza di Avvenire

07_04_2026 Riccardo Cascioli

In un commento sulla figura dello scrittore morto il Venerdì Santo, Avvenire elogia Messori mettendolo in contrapposizione con l'apologetica, giudicata negativamente. Un'operazione fuori dalla realtà.

LUTTO

La morte di Vittorio Messori, il più grande apologeta dei nostri tempi

04_04_2026 Riccardo Cascioli

È morto ieri sera nella sua casa di Desenzano sul Garda, il giornalista e scrittore che, con milioni di libri venduti in tutte le lingue, ha fatto crescere nella fede generazioni di cattolici. Ma il suo testamento vivente è una piccola chiesa costruita pezzo per pezzo nel terreno dell'abbazia di Maguzzano. È stato un grande amico e ispiratore della Bussola.