• MADONNA DEL CARMINE

Maria, il fiore del Carmelo e “armatura dei combattenti”

L’inno Flos Carmeli, parte dello straordinario (e oggi trascurato) patrimonio liturgico-musicale della Chiesa, presenta concetti espressi in modo virile, nell’ottica del combattimento spirituale in cui Maria viene invocata come “forte armatura” dei suoi figli. La grande spiritualità carmelitana ci insegna infatti che la vita terrena è lotta, come scalare la sacra montagna descritta nella Bibbia e ricca di significati simbolici.
- LA FESTA DELLA MADONNA DE’ NOANTRI, di Antonio Tarallo

Negli ultimi decenni nella Chiesa cattolica si è buttato a mare un patrimonio artistico e musicale che era da considerare come un tesoro inestimabile, usando un’espressione del Vaticano II. Per cosa poi? Per canti sdilinquiti e sentimentalistici, utili ad ammollire gli spiriti e a diffondere un’effemminatezza carsica, piuttosto che per rafforzare gli animi di chi sta combattendo la buona battaglia. Questo è accaduto non solo per il repertorio ufficiale del canto gregoriano, ma anche per i repertori particolari degli ordini religiosi, ricchi di inni splendidi.

Ad esempio, i carmelitani, che festeggiano la loro Patrona il 16 luglio, hanno una sequenza dal nome Flos Carmeli, che secondo alcune notizie risalirebbe addirittura a san Simone Stock (1165-1265) che ricevette in dono dalla Beata Vergine lo scapolare nel 1251 proprio mentre egli stava recitando il Flos Carmeli. Lo scapolare carmelitano è tra i più popolari: il nome deriva da “scapola” e designava un abito che ricopriva le spalle in uso presso i benedettini. Il piccolo scapolare, di cui stiamo parlando, fu annoverato dalla Chiesa, che ne determinò forme e usi consentiti, fra i sacramentali. Dal 1910 fu concesso sostituire lo scapolare di panno con una medaglia benedetta che ha da una parte il Sacro Cuore di Gesù e dall’altra la Beata Vergine Maria (vedi la voce “scapolare” in: P. Gabriele M. Roschini O.SM., Dizionario di Mariologia).

Flos Carmeli si trova, in forma incompleta, già in un Messale carmelitano del 1300. Musicalmente e liturgicamente, la sequenza conobbe uno sviluppo incredibile nel Medioevo, prendendo varie forme, tanto che è stato necessario operare un taglio netto all’enorme repertorio che ha portato alle poche forme, spesso mutilate, che oggi ancora sopravvivono - in traduzioni non sempre felici - nella nostra liturgia.

Come detto, l’inno Flos Carmeli è particolarmente significativo per l’Ordine carmelitano. Ecco una traduzione del bel testo latino:

«Fior del Carmelo, vite fiorente, splendor del cielo, tu solamente sei vergin Madre. Madre mite e intemerata, ai figli tuoi sii propizia, stella del mare. Ceppo di Jesse, che il fior produce, a noi concedi di rimanere con te per sempre. Giglio cresciuto tra le alte spine, pure conserva le menti fragili e dona aiuto. Forte armatura dei combattenti, la guerra infuria: poni a difesa lo scapolare. Nell’incertezza dacci consiglio, nella sventura dal cielo impetra consolazione. Madre e Signora del tuo Carmelo, di quella gioia che ti rapisce sazia i cuori. O chiave e porta del Paradiso, fa’ che giungiamo ove di gloria sei coronata. Amen».

Un testo molto bello, in cui i concetti sono espressi in modo virile, sempre con l’ottica del combattimento in cui Maria viene invocata come “forte armatura”. La melodia di primo modo è austera ma si impenna attorno alla nota dominante La nei versi pari per poi acquietarsi, come d’uopo, sulla tonica Re.

La grande spiritualità carmelitana ci insegna che la vita è lotta, che è scalare una montagna. San Giovanni Paolo II, così cominciava l’Angelus del 24 luglio 1988:

«In questo mese di luglio abbiamo celebrato il ricordo della beata Vergine Maria del Monte Carmelo, tanto cara alla pietà del popolo cristiano in tutto il mondo, e legata in modo speciale alla vita della grande famiglia religiosa carmelitana. Il pensiero va alla sacra montagna, che nel mondo biblico è sempre considerata come simbolo di grazia, di benedizione e di bellezza. Su quella montagna i carmelitani dedicarono alla Vergine Madre di Dio, “Flos Carmeli”, che possiede la bellezza di tutte le virtù, la loro prima Chiesa, esprimendo così la propria volontà di affidarsi completamente a lei e di legare indissolubilmente il proprio servizio a Maria con quello “in ossequio a Cristo” (cf. “Regola carmelitana”, Prologo)».

Sempre riflettendo sulla «sacra montagna», il grande benedettino dom Prosper Guéranger affermava:
«Regina del Carmelo, gradisci i voti della Chiesa della terra che oggi ti dedica i suoi canti. Quando il mondo gemeva nell’angoscia di un’attesa senza fine, tu eri già la sua speranza. Ancora incapace di penetrare le tue grandezze, esso si compiaceva tuttavia, sotto quel regno delle figure, di prepararti i più sublimi simboli; la gratitudine anticipata soccorreva in esso l’ammirazione per formarvi come un’aureola sovrumana di tutte le nozioni di bellezza, di forza e di grazia che gli suggeriva la vista dei luoghi più incantevoli, delle pianure in fiore, delle cime boscose, delle feconde valli e soprattutto di quel Carmelo il cui nome significa giardino di Dio».

Apprendiamo dal beato cardinal Alfredo Ildefonso Schuster (Liber Sacramentorum) che la festa della Madonna del Carmelo fu introdotta nel calendario universale da Benedetto XIII (1724-1730). Essa ha avuto grande eco nella devozione popolare, lo testimoniano le numerose processioni mariane in questa occasione, specialmente quella romana di Trastevere, la celebre festa della “Madonna de’ Noantri” di cui la Bussola riferisce in un articolo a parte (vedi qui).

Speriamo che l’uso del Flos Carmeli sia ancora vivo almeno nell’Ordine carmelitano, che nel giorno della festa della celeste Patrona risuoni in tutti i luoghi dove questo glorioso Ordine ancora opera, siano essi affollate parrocchie o ritiri claustrali per anime che cercano Dio solo.

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