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Mali, il rapimento dei testimoni di Geova italiani

Giovanni Langone è un testimone di Geova italiano che viveva in Mali da anni. I suoi genitori si erano uniti a lui nel 2019 e lo aiutavano nell'opera di evangelizzazione. Sono stati rapiti tutti e non si conosce l'identità dei sequestratori, ma pare sia un gruppo legato ad al-Qaeda. Il tutto in un momento di massima tensione nel Paese africano.

Mali, elicottero della missione Barkhane

Tre cittadini italiani, padre, madre e figlio, sono stati rapiti in Mali la sera del 19 maggio. Erano a casa quando degli uomini armati hanno fatto irruzione e li hanno trascinati a bordo di un veicolo per poi dileguarsi. Con loro è stato portato via anche un cittadino del Togo.

In attesa che i sequestratori diano notizie, si possono fare delle ipotesi su chi siano e sulle loro intenzioni. Sincina, la località dove vivevano i nostri connazionali, si trova circa 300 chilometri a est della capitale Bamako, nella regione di Sikasso, situata vicino alla frontiera con il Burkina Faso, a poca distanza dal cosiddetto  “triangolo del jihad”, il vasto, sempre più esteso territorio costituito dalle regioni di confine di Mali, Burkina Faso e Niger, così chiamato perché è infestato da diversi gruppi armati affiliati ad Al Qaeda e all’Isis, autori di attentati, attacchi a villaggi, agguati a convogli, incursioni in basi militari e, anche, di sequestri di stranieri, da qualche tempo meno frequenti, ma solo perché l’estrema insicurezza ha costretto molte persone – dipendenti di imprese, operatori umanitari, funzionari Onu e di organismi internazionali… – a spostarsi in aree più sicure o a sospendere del tutto le attività.

I sequestri eseguiti dai jihadisti sono quasi sempre a scopo di estorsione. Alcune delle vittime rimangono prigioniere per mesi e persino anni. Per dimostrare che sono ancora vive, a volte i rapitori diffondono di tanto in tanto dei video che le riprendono. Se a essere rapiti sono dei religiosi cristiani aumenta il rischio che subiscano violenze o che vengano uccisi. Questo accresce l’allarme per la sorte dei nostri connazionali perché Giovanni Langone, il figlio, è un Testimone di Geova e i suoi genitori, Rocco Langone e Maria Donata Calvano, che erano andati a trovarlo nel 2019 e, forse anche in seguito allo scoppio della pandemia, avevano deciso di rimanere, lo aiutavano nell’opera di evangelizzazione. Stando a quanto dice il sindaco di Sincina, Chaka Coulibaly, sembra che di recente abbiano presentato un progetto per la costruzione di un edificio religioso. 

Sull’identità dei rapitori, i sospetti, secondo il ministro maliano della sicurezza e della protezione civile, colonnello Daoud Aly Mohammedine, si concentrano sul Gruppo di difesa dell’Islam e dei musulmani (Jamaat Nusrat al Islam wa al Muslimin, Jnim), affiliato ad al Qaeda, nato nel 2017 dalla fusione di tre gruppi: Ansar al-Din, al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim) e Katibat Macina. Sappiamo come agiscono, rassicura il capo della polizia del capoluogo della regione di Sikasso, Kady Diallo, e il nostro Ministero degli affari esteri a sua volta informa di essersi subito attivato e di seguire costantemente gli sviluppi. 

Ma il sequestro capita in un momento di estrema tensione e insicurezza. In Mali ci sono stati due colpi di stato militari in pochi mesi – nell’agosto del 2020 e nel maggio del 2021 – accolti con sostanziale favore dalla popolazione che spera nei militari per fermare l’avanzata dei jihadisti e in generale ripristinare la stabilità che al paese manca dal 2012, anno in cui, approfittando del tentativo di secessione dei tuareg del nord seguito da un colpo di stato militare, alcuni gruppi jihadisti si sono impadroniti, senza trovare resistenza da parte dell’esercito governativo, di gran parte delle regioni settentrionali.

La giunta aveva promesso un relativamente rapido ritorno alla democrazia. Le elezioni erano previste nel febbraio del 2022. L’annuncio, proprio a febbraio, che invece i militari intendono governare per cinque anni, “se necessario”, ha suscitato riprovazione e reazioni a livello internazionale. La Comunità economica dell’Africa Occidentale (Ecowas) e l’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (Uemoa) hanno adottato delle sanzioni economiche. La Banca Mondiale ha sospeso i finanziamenti al paese.

Oltre ai problemi di natura economica, la situazione rischia di precipitare anche dal punto di vista della sicurezza. Finora l’argine al jihad e alle rivendicazioni secessioniste è stato garantito, più che dall’esercito nazionale, dalle truppe francesi della missione Barkhane, da una forza multinazionale europea, la Task Force Takuba, e dalla Minusma, una missione di pace delle Nazioni Unite. Ma, in seguito ai due golpe e alla prospettiva che il governo maliano, secondo quanto dichiarato all’indomani del primo colpo di stato, apra al dialogo con i leader jihadisti, la Francia ha annunciato che sposterà i suoi militari in Niger, la missione europea ha interrotto l’addestramento ai soldati maliani, la stessa Minusma registra delle defezioni.

La giunta militare ha risposto ritirando i propri soldati dalla G5Sahel, una forza militare creata nel 2017 per contrastare il jihad, della quale fanno parte anche truppe del Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania. Questa decisione non fa che accrescere l’isolamento del paese. La giunta militare sembra tuttavia ritenere di poter fronteggiare il jihad ed eventuali altre minacce grazie agli aiuti militari della Russia e alla presenza dei mercenari del gruppo russo Wagner. Per garantirsi consenso popolare, in declino in seguito a un recente, sensibile aumento della violenza contro i civili – di cui secondo le Nazioni Unite sono responsabili non solo i jihadisti, ma anche l’esercito nazionale e i mercenari Wagner – usa la collaudata arma di accusare l’Occidente. Non ha ottenuto vittorie decisive contro i gruppi jihadisti, dicono i portavoce della giunta, e il 17 maggio hanno annunciato di aver appena sventato un tentativo di colpo di stato sostenuto da un governo occidentale.

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