• IL COMPLEANNO

L'ultima profezia di BXVI: l'umanesimo dell'Anticristo

I 94 anni di Benedetto XVI. Proprio nel 2020, l’anno in cui il mondo ha iniziato a sperimentare la propria fragilità e l’inganno della falsa libertà, Benedetto XVI addita al mondo intero l’identità dell’Anticristo, descrivendone le due caratteristiche fondamentali: il falso umanesimo e l’esclusione sociale di quanti non vi si assoggetteranno. 
- GLI 80 ANNI DI MESSORI di Aurelio Porfiri 

L’ultima intervista con Benedetto XVI, che Peter Seewald ha posto al termine della sua corposa biografia sul Pontefice bavarese, aveva conosciuto una diffusione immediata, che poi però è stata lasciata spegnere, con l’auspicio che cadesse nell’oblio. Eppure nelle sue calcolate risposte, Benedetto XVI aveva regalato un chiave interpretativa decisiva del nostro tempo. A molte domande di Seewald, il Papa emerito aveva deciso di non rispondere, perché «trattare degli argomenti che solleva in alcune delle sue domande conduce naturalmente a trattare dell’attuale situazione della Chiesa» e quindi ad interferire «nell’operato dell’attuale pontefice».

Richiesto un suo parere sul rifiuto di Francesco di risponde ai noti dubia di quattro cardinali, Benedetto XVI declinava ancora l’invito, scegliendo però questa volta di “limitarsi” a richiamare l’ultima Udienza Generale del 27 febbraio 2013: «In mezzo a tutti i tormenti che affliggono l’umanità e alla forza inquietante e distruttiva dello spirito malvagio, nella Chiesa si riuscirà sempre a riconoscere la forza silenziosa della bontà di Dio».

Lo spirito malvagio è dunque all’opera a tempo pieno, per distruggere ed inquietare gli uomini; e lo fa nascondendosi dietro una «dittatura universale di ideologie apparentemente umanistiche, contraddire le quali comporta l’esclusione dal consenso di base della società». Parola di Benedetto. E’ con una giustificazione umanistica che i più grandi abomini sono stati realizzati nel recente passato, come nel nostro tempo. Ed è sempre nel nome del nuovo umanesimo senza Dio – è bene ricordarlo – che veniamo rinchiusi nelle nostre case, ci viene tolta la possibilità di lavorare in modo degno, e veniamo sempre più obbligati ad essere le cavie della più grande sperimentazione vaccinale della storia. Già, perché Giuseppe Conte, il 29 agosto 2019, dopo aver ricevuto il mandato di Governo, indicava proprio il nuovo umanesimo come orizzonte verso cui orientare il Paese. Nuovo umanesimo rilanciato qualche giorno più tardi, il 12 settembre, da Papa Francesco, nel suo messaggio a sostegno del Global Compact on Education.

Pochi mesi dopo, ecco la pandemia. Strana coincidenza, visto che Edgar Morin, che Conte definiva «un raffinato pensatore a me molto caro», nel suo “must” Oltre l’abisso, scriveva a chiare lettere che «ci vorrebbe un aumento improvviso e terribile di pericoli, l’avvento di una catastrofe per costituire l’elettrochoc necessario alla presa di coscienza e alla presa di decisioni». Obiettivo? La nascita di una Terra-Patria, «una amplificazione delle Nazioni Unite, che non si sostituisca alle patrie, ma le comprenda». Morin si rendeva conto che il maggiore ostacolo a questo cambiamento sarebbero stati proprio i popoli e le nazioni, i quali però potrebbero diventare particolarmente docili, allorché comprendano la «grandezza della sfida. Benché quasi nessuno ne abbia ancora coscienza, mai c’è stata una causa così grande, nobile, necessaria, come la causa dell’umanità, per, insieme e inseparabilmente, sopravvivere, vivere e umanizzarsi». Un’adeguata cornice ideale alla “responsabilità etica” di certe pratiche esotiche di contenimento del contagio di quest’ultimo anno.

L’elettrochoc dunque è arrivato, puntuale come un orologio svizzero, abilmente orchestrato dalla comunicazione che conta, la cui capacità persuasiva non ha bisogno di essere dimostrata; al punto che oggi si accetta piuttosto pacificamente che vi possano essere persone discriminate per il fatto, per esempio, di non volersi vaccinare, piuttosto che si istituisca un passaporto con i propri dati sanitari (e non solo), senza il quale diverrà impossibile muoversi liberamente.

Ma è arrivato anche un aiuto inatteso. Nel maggio del 2020, quando il primo lockdown, che aveva letteralmente paralizzato il mondo intero, stava per terminare, in Germania veniva pubblicata proprio la biografia Benedikt XVI. Ein Leben, tradotta in ottobre anche in lingua italiana. Nell’ultimo capitolo del libro, poco dopo i passi riportati sopra, si trova un’affermazione decisiva: «La società moderna intende formulare un credo anticristiano: chi lo contesta viene punito con la scomunica sociale. Avere paura di questo potere spirituale dell’Anticristo è fin troppo naturale e occorre davvero che le preghiere di intere diocesi e della Chiesa mondiale vengano in soccorso per resistervi». Proprio nell’anno 2020, l’anno in cui il mondo ha iniziato a sperimentare la propria fragilità e l’inganno della falsa libertà, Benedetto XVI addita al mondo intero l’identità dell’Anticristo, descrivendone le due caratteristiche fondamentali: il falso umanesimo e l’esclusione sociale di quanti non vi si assoggetteranno. Quest’ultima sarà la caratteristica che permetterà di riconoscere l’umanesimo anticristico; tutti, ma proprio tutti, indipendentemente dalla razza, dalla religione e dal ceto sociale saranno spinti ad entrare alle nozze dell’Anticristo; una fratellanza migliore di quanto non sia riuscito a realizzare Cristo stesso. Ma coloro che vi si opporranno, coloro che rifiuteranno di ricevere il marchio della bestia sulla mano e sulla fronte (cf. Ap. 13, 16-17), non potranno né comprare né vendere. Intelligenti pauca.

Il contenuto di questo falso umanesimo era stato già descritto nel 2005, a Subiaco: «La sicurezza, di cui abbiamo bisogno come presupposto della nostra libertà e della nostra dignità, non può venire in ultima analisi da sistemi tecnici di controllo, ma può, appunto, scaturire soltanto dalla forza morale dell’uomo: laddove essa manca o non è sufficiente, il potere che l’uomo ha si trasformerà sempre di più in un potere di distruzione». Questa forza morale non ha nulla da spartire con quel «nuovo moralismo le cui parole-chiave sono giustizia, pace, conservazione del creato». E neppure con quell’altro moralismo in salsa cristiana che riduce «il nocciolo del messaggio di Gesù, il “Regno di Dio”, ai “valori del Regno”, identificando questi valori con le grandi parole d’ordine del moralismo politico, e proclamandole, nello stesso tempo, come sintesi delle religioni. Dimenticandosi però, così, di Dio, nonostante sia proprio Lui il soggetto e la causa del Regno di Dio». Insomma non proprio fratelli tutti.

Il cielo chiuso del falso umanesimo può essere squarciato solo da «Gesù Cristo, Figlio di Dio, donato dal Padre all’umanità per restaurarne l’immagine sfigurata dal peccato, l’uomo perfetto, su cui si misura il vero umanesimo», come insegnava già all’inizio del suo pontificato (X Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie, 15 novembre 2005).

E’ toccato all’oggi 94enne Papa emerito indicare l’avvento dell’Anticristo e la “fine del tempo”, secondo il titolo del libro del filosofo da Ratzinger grandemente stimato, Josef Pieper. La fine del tempo, nell’analisi di Pieper, avrebbe coinciso proprio con «la signoria dell’Anticristo». Forse è proprio per questo che san Malachia di Armagh, nella sua profezia sui papi, si riferisce a lui come “Gloria olivae”. I due testimoni del capitolo 11 dell’Apocalisse, che devono compiere la loro missione di profeti fino a quando vengono vinti (momentaneamente) dalla Bestia che sale dall’abisso, sono chiamati proprio i due olivi. E lui, Benedetto, ne è la “gloria”, termine che indica la fama, ed anche letteralmente il “farsi udire”. Ad multos annos, Santità!