Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Apollinare a cura di Ermes Dovico
Digital Services Act

L’Ue attacca Musk con il pretesto di Hamas, ma il fine è la censura

Ascolta la versione audio dell'articolo

L’Unione europea accusa X (Twitter) di non aver censurato post violenti di fan di Hamas. Ma lo scontro con il social di Musk viene da lontano: si incentra sul DSA e sulla volontà di Bruxelles di restringere la libertà di parola.

Attualità 14_10_2023

Twitter, ovvero X, il social di Elon Musk è sotto indagine, dopo essere stato avvisato nei giorni scorsi, da parte dell’Unione europea, con l’accusa di non aver censurato commenti e post violenti dei tanti fan occidentali dei tagliagola di Hamas. Sia chiaro, Elon Musk, per molti versi simpatetico con le battaglie dei conservatori di tutto il mondo in materia di natalità e indottrinamento Lgbt, non è un paladino delle virtù cristiane: è un uomo d’affari, il più ricco del mondo.

Tuttavia, non siamo ingenui: il procedimento europeo viene da lontano ed è la prova generale di una censura che potrebbe colpirci tutti nel prossimo futuro in Europa. La vera vittima in questa vicenda potrebbe essere la libertà di pensiero sui social anche da parte dei conservatori senza dover essere schedati o sottoposti a censure di esperti del pensiero omologatore socialista oppressivo. Chiarito che non la persona di Elon Musk, ma gli utenti di X e tutti coloro che usano pubblicare le proprie opinioni sui social media devono temere per il procedimento nei confronti del proprietario di X, passiamo ai fatti.

Il Financial Times, nel settembre 2022, scriveva che Musk era sottoposto a crescenti pressioni politiche da parte degli Stati Uniti e dell'Unione europea, in merito alla sua intenzione di acquistare Twitter: USA e UE si opponevano alla sua volontà di trasformare il social network in un’oasi di libertà di parola. In quei giorni, non solo la Commissione europea aveva minacciato Musk di vietare l'uso di Twitter, ma anche il segretario al Tesoro statunitense Janet Yellen aveva minacciato una revisione dell’acquisto del social network. A fine ottobre di quell’anno, Musk effettivamente acquistò il gigante dei social, licenziò i primi quattro super manager che ne condizionavano i contenuti promuovendo solo quelli liberal e di sinistra e, allo stesso tempo, spiegò con un messaggio agli inserzionisti che aveva acquistato Twitter «perché è importante per il futuro della civiltà avere una piazza digitale comune, dove un'ampia gamma di punti di vista può essere discussa in modo sano, senza ricorrere alla violenza». Teniamo in mente che Musk vuol fare affari con X, nome con cui ha rinominato Twitter, ma senza usare strumenti di censura politica o culturale.

Ebbene, il 26 settembre di quest’anno, un anno dopo le minacce del 2022 e dieci giorni prima dell’attacco barbaro di Hamas contro Israele, la vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza, Vera Jourová, dichiarava che X, che non è firmatario di un codice di condotta a livello di Unione europea per la repressione delle fake news da parte dei social media, «ha la più alta percentuale di post errati/disinformativi». La Jourová chiedeva anche agli altri social di aiutare la Commissione a reprimere contenuti inappropriati che potrebbero condizionare o influenzare il voto dei cittadini nelle elezioni nazionali ed europee.

Il codice di condotta europeo è un insieme di standard normativi per far sì che aziende come Google, TikTok, Microsoft e Meta si impegnino per affrontare le fake news nei 27 Paesi dell’UE. Esso è alla base della Legge sui servizi digitali o Digital Services Act (DSA), entrata in vigore l'anno scorso, per «creare uno spazio digitale più sicuro in cui siano tutelati i diritti fondamentali di tutti gli utenti dei servizi digitali; creare condizioni di parità per promuovere l'innovazione, la crescita e la competitività, sia nel mercato unico europeo che a livello globale» ed evitare ingerenze elettorali di Stati e governi stranieri, usando la Russia come capro espiatorio.

In questo contesto, in cui non è possibile essere ingenui, la piattaforma di Musk e l’UE si stanno scontrando sulle regole di censura, dietro lo spunto dato dall’ignobile massacro di civili in Israele. Martedì 10 ottobre il commissario europeo al mercato interno, Thierry Breton, ha inviato a Musk una “lettera urgente” in cui critica l'insufficiente censura della sua piattaforma nei confronti della “disinformazione” e dei contenuti illegali, mettendolo in guardia sulle possibili sanzioni economiche. Musk ha risposto su X, affermando che la piattaforma è trasparente e chiedendo esempi specifici di violazioni della legge. L'amministratore delegato di X, Linda Yaccarino, ha risposto l’11 ottobre alla Commissione europea, difendendo lo sforzo della piattaforma di reprimere contenuti violenti e inappropriati e illustrando la rimozione o l'etichettatura di «decine di migliaia di contenuti» dall'inizio dell'attacco a Israele, e la cancellazione di centinaia di account legati ad Hamas. Inoltre, Yaccarino ha sottolineato la collaborazione della piattaforma con le organizzazioni antiterrorismo per prevenire l'ulteriore distribuzione di contenuti terroristici sul sito e la necessità di aprire un dialogo specifico con le istituzioni europee.

La Commissione, invece di prenderne atto, il 12 ottobre ha presentato una richiesta formale e legalmente vincolante di informazioni al social network di Musk sulla gestione di discorsi d’odio, disinformazione e contenuti terroristici relativi alla guerra tra Israele e Hamas e sulla conformità delle proprie regole di controllo con quelle dell’UE. Siamo al primo passo di quella che potrebbe diventare la prima indagine dell’UE ai sensi del DSA, di cui il commissario Breton si vanta pure perché, ovviamente, il «DSA è qui per proteggere la libertà di espressione e le nostre democrazie, anche in tempi di crisi».

Musk o non Musk, i messaggi dei tanti fan europei e occidentali di Hamas non c’entrano nulla: infatti questa gentaglia da galera scandisce, senza alcuna sanzione, i suoi orripilanti slogan nelle piazze di Francia, Regno Unito, Germania e Stati Uniti. Quelle della Commissione sono tutte scuse, come lo è lo sbandierato timore per l’influenza russa nelle elezioni dei Paesi in cui i socialisti e i liberali sono prossimi alla sconfitta. Si vuole censurare una piattaforma a causa della libertà di espressione per tutti, noi cristiani compresi.