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L'odio sociale contro Briatore è una spia di allarme

La notizia del ricovero al San Raffaele di Flavio Briatore, risultato anche positivo al Covid, ha scatenato una tempesta di insulti e maledizioni contro l'imprenditore, reo di aver  criticato nei giorni scorsi l'allarmismo del governo. È una reazione da "lotta di classe", che la dice lunga sul brutto clima creatosi in Italia.

Attualità 27_08_2020
Flavio Briatore

L’odio che sta montando, soprattutto sui social, contro Flavio Briatore, ricoverato al San Raffaele per una patologia e risultato anche positivo al Covid-19, la dice lunga sul brutto clima che si è creato nel nostro Paese.

Tuoni e fulmini si sono scatenati contro l’imprenditore e in tanti hanno ironizzato sul suo presunto negazionismo in materia di Coronavirus. I più cinici e perfidi hanno addirittura invocato un implacabile Karma che avrebbe castigato il baldanzoso titolare del Billionaire, accusato di aver negato la pericolosità del virus e di aver provocato atteggiamenti irresponsabili da parte dei frequentatori del suo locale in Sardegna, risultato poi uno dei focolai di diffusione del Covid.

I medici del San Raffaele hanno chiarito che Briatore è ricoverato per una patologia pregressa (prostatite) ed è anche risultato positivo al Covid-19, ma non versa in condizioni gravi e non è ricoverato in terapia intensiva né nel reparto Covid. Ma anche fosse stato ricoverato per una polmonite interstiziale e quindi per i consueti sintomi del virus, non ci sarebbe stato da gridare allo scandalo né sarebbe risultato corretto e opportuno alimentare il tiro al bersaglio contro di lui.

Nonostante queste precisazioni, l’accanimento contro di lui, considerato colpevole di aver minimizzato i rischi del virus, appare francamente eccessivo. E denota un odio sociale e un istinto di rivalsa esploso in modo ancora più virulento in questa fase di pandemia. Altro che diventare migliori; molte persone hanno tirato fuori in questi mesi di emergenza sanitaria alcuni brutali sentimenti di odio e di vendetta contro chi ce l’ha fatta, per coprire i propri fallimenti e le proprie insoddisfazioni. E’ la demonizzazione della ricchezza, la rivincita del pauperismo, che però finisce per minare alla radice ogni società.

Peraltro, analogo trattamento non è stato riservato da certa opinione pubblica a quanti, mentre il virus si diffondeva a macchia d’olio, continuavano a considerarlo una semplice influenza.
E’ rimasto celebre l’aperitivo sui Navigli gustato con dei giovani dem milanesi da Nicola Zingaretti, poi risultato positivo al Covid. E che dire del sindaco Pd di Bergamo, Giorgio Gori, tranquillissimo e ottimista a cena al ristorante con sua moglie poche ore prima che la pandemia falcidiasse soprattutto il suo territorio e la sua gente. Analogo atteggiamento superficiale e minimalista quello di Beppe Sala, sindaco di Milano, tradottosi nello slogan “Milano non si ferma”. Politici con ruoli di primo piano, rivelatisi assolutamente incapaci di comprendere la gravità del Covid. E non sono stati gli unici.

Anche alcuni virologi avevano scambiato il Coronavirus per una banale influenza. Maria Rita Gismondo, dell’Ospedale Sacco di Milano, il 23 febbraio scrisse che «si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia». Ilaria Capua, scienziata italiana che vive negli Usa, interpellata pochi giorni prima del lockdown, ancora sosteneva che «il Covid è una forma simil influenzale». Eppure quest’ultima, proprio due giorni fa sul Corriere della Sera, ha invitato la comunità scientifica a recitare il “mea culpa”, rivendicando di aver avuto ragione fin dall’inizio. Ecco le sue “sorprendenti” parole:  «La comunità scientifica ha fallito e deve fare autocritica. La pandemia da Covid non è stata un meteorite inaspettato. Era prevedibile e si poteva evitare - come io stessa, alcuni virologi ‘svalvolati’ e persino Bill Gates avevano previsto - Mi auguro che questa emergenza serva da lezione per il futuro».

Ma l’elenco dei virologi inattendibili si allungherebbe a dismisura se vi inserissimo anche quelli catastrofisti, che avevano al contrario previsto seconde ondate già a maggio, con migliaia di nuovi ricoverati in terapia intensiva, e che hanno dovuto constatare il tranquillo andamento della pandemia. Come più volte chiarito, la crescita del numero dei contagi risente dei rientri dalle vacanze e del fatto che i tamponi vengono fatti ai giovani, quasi tutti asintomatici. Per il resto, ricoveri e decessi non mostrano alcun segnale di ripresa e dunque la situazione è assolutamente sotto controllo.

Le frasi caustiche che molti hanno indirizzato a Briatore sono di cattivo gusto per una ragione semplicissima. I rappresentanti del popolo, pagati con i soldi di tutti i cittadini, e i virologi, spessissimo pagati con i soldi dei cittadini (anche come coordinatori di task force regionali e come ospiti in tv), hanno fatto tanti danni perché, a febbraio e marzo, sottovalutando il rischio Covid, hanno indotto comportamenti sbagliati che si sono tradotti in nuovi contagi, nuovi ricoveri e nuove vittime. E ora rischiano di produrre altri danni con un allarmismo a volte ingiustificato.

Briatore è invece un imprenditore che con i suoi soldi gestisce le sue attività, si assume il rischio imprenditoriale e regala spensierata allegria ai suoi ospiti. Non prende decisioni politiche, non influenza più di tanto l’opinione pubblica, fa l’imprenditore e ha espresso tesi supportate da opinioni di autorevoli clinici che hanno registrato il progressivo svuotamento degli ospedali e l’esaurimento della frase critica dell’emergenza.
Lo stesso Ministro della salute, Roberto Speranza, ha sempre sostenuto correttamente che il rischio zero non esiste e che bisogna convivere a lungo con il virus, senza rinunciare a vivere e facendo ripartire in sicurezza tutte le attività. Briatore dà lavoro a migliaia di persone e nei suoi locali le regole anti-Covid sono state correttamente applicate. Trasmettere messaggi rassicuranti e invogliare al divertimento come ha fatto lui non è un atto terroristico, come qualcuno ha detto, ma solo la normale proiezione del suo slancio imprenditoriale.

Quello che desta maggiore clamore è l’odio sociale che si sta scatenando contro di lui e in generale contro la classe imprenditoriale, colpevole, secondo molti, di sottovalutare il rischio Covid e di contribuire alla risalita dei contagi. Chi prova a ripartire, chi non si arrende e vuole tornare a produrre e ad erogare beni e servizi viene bollato come negazionista e travolto dal rancore generalizzato, mentre nessuno si indigna per il prolungato sperpero di denaro pubblico indirizzato a sussidi improduttivi, redditi di cittadinanza e consulenze date dai ministri grillini a fedelissimi palesemente inadeguati.

Tra gli effetti della pandemia c’è l’esplosione dell’odio sociale da parte di chi non ce l’ha fatta e non ha i titoli per farcela nei confronti di chi ha realizzato imprese e raggiunto traguardi professionali in modo onesto e corretto. E’ una spirale perversa che rischia di impoverire ancora di più le relazioni sociali e di incrementare la conflittualità tra le persone. Cerchiamo di fermarla prima che sia troppo tardi.