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venerdì santo

L'invocazione per la pace nella Via Crucis del Papa

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Assente dal Colosseo, Francesco ha composto di suo pugno le meditazioni: il dramma della guerra e il silenzio fecondo di Dio tra i temi che hanno guidato la preghiera nelle 14 stazioni.

Ecclesia 30_03_2024
La Presse  (AP Photo/Gregorio Borgia)

Forse nel momento di massima sofferenza fisica da quando è iniziato il suo pontificato, Francesco ha dovuto rinunciare all’ultimo momento a presiedere la Via Crucis al Colosseo. La sua presenza veniva data per certa, anche perché aveva partecipato nel pomeriggio in Basilica di San Pietro alla celebrazione della Passione del Signore, in sedia a rotelle e con voce molto flebile. In quest'occasione, l'omelia è stata preparata e letta dal cardinale e predicatore della Casa Pontificia Raniero Cantalamessa, mentre la distribuzione della Santa Comunione nella liturgia della Commemorazione della Passione del Signore è stata "compito" del cardinale Lazarus You Heung-sik. In questa circostanza si è notata – incolpevole il prefetto del Dicastero per il Clero – la tendenza di diversi membri del Collegio a ricevere la Comunione in mano, contrariamente alle disposizioni che Benedetto XVI volle per la Basilica di San Pietro.

Tornando al Papa regnante, in tarda sera è arrivata la comunicazione della Sala Stampa della Santa Sede in cui si avvertiva che per «conservare la salute in vista della Veglia di domani (oggi, ndr) e della Santa Messa della domenica di Pasqua» il Santo Padre è rimasto a Santa Marta. Lo scorso anno il Pontefice ultraottantenne aveva dato forfait per paura del freddo. 
Questo Venerdì Santo, invece, pur non partecipando in prima persona ha scritto di suo pugno le meditazioni e le preghiere. Nei testi trovano spazio anche riflessioni sui temi d'attualità.

Non poteva mancare il grande cruccio del Pontefice argentino: l'invocazione per la pace. La ritroviamo nella meditazione dell'ottava stazione, quella in cui Gesù consola le donne piangenti. Scrive il Papa: «di fronte alle tragedie del mondo il mio cuore è di ghiaccio o si scioglie? Come reagisco alla follia della guerra, a volti di bimbi che non sanno più sorridere, a madri che li vedono denutriti e affamati e non hanno più lacrime da versare? Tu, Gesù, hai pianto su Gerusalemme, hai pianto sulla durezza del nostro cuore. Scuotimi dentro, dammi la grazia di piangere pregando e di pregare piangendo». E ritorna nell'invocazione finale, ripetendo quattordici volte il nome di Gesù, con la preghiera per «le sorelle e i fratelli che in tante parti nel mondo soffrono persecuzioni a motivo del tuo nome; coloro che patiscono il dramma della guerra e quanti, attingendo forza in te, portano croci pesanti». Poi la richiesta di custodire il mondo (ma anche la Chiesa) nella pace.

Di fronte alla prima stazione della Via Crucis che rappresenta Gesù condannato a morte, il Papa mette al centro lo stupore. Scrive Francesco: «Gesù, tu sei la vita e sei condannato a morte; sei la verità e subisci un falso processo. Ma perché non reclami? Perché non alzi la voce e non spieghi le tue ragioni? Perché non confuti i dotti e i potenti come hai sempre fatto con successo? La tua reazione stupisce, Gesù: nel momento decisivo non parli, taci». La risposta sta nel silenzio «perché più il male è forte, più la tua risposta è radicale. E la tua risposta è il silenzio. Ma il tuo silenzio è fecondo: è preghiera, è mitezza, è perdono, è la via per redimere il male, per convertire ciò che soffri in un dono che offri».

I momenti della Passione esortano il Pontefice a riflettere anche sulla qualità della preghiera. Come antidoto ad una preghiera frettolosa, il Papa indica l'esempio di Maria nel cui « sguardo pieno di lacrime e di luce» il Gesù tradito e rimasto solo con la croce ritrova «la memoria della tenerezza, delle carezze, delle braccia amorevoli che ti hanno sempre accolto e sostenuto». Francesco si rivolge alla Madonna per chiedere: «ferma la mia corsa, aiutami a fare memoria: a custodire la grazia, a ricordare il perdono e i prodigi di Dio, a ravvivare il primo amore, a riassaporare le meraviglie della provvidenza, a piangere di gratitudine». Sono meditazioni in "rosa" quelle scritte da Francesco che chiede a Gesù di aiutarci «a riconoscere la grandezza delle donne, loro che a Pasqua sono state fedeli e vicine a te, ma che ancora oggi vengono scartate, subendo oltraggi e violenze». Parlando anche di maternità, il Papa invita a riconoscere il Signore e ad amarlo «nei bimbi non nati e in quelli abbandonati», non dimenticando pure i «troppi anziani scartati» nel solco di quella denuncia della cultura dello scarto che accompagna da undici anni il suo pontificato. 

Un altro argomento di attualità affrontato è quello dell'hate speech riflettendo sulla sesta stazione, dove la Veronica asciuga il volto di Gesù. Francesco ha paragonato i «tanti (che) seguono il barbaro spettacolo dell'[...] esecuzione e, senza conoscerti e senza conoscere la verità, emettono giudizi e condanne» a quanto avviene oggi su internet dove «non serve nemmeno un macabro corteo: basta una tastiera per insultare e pubblicare sentenze».
Assente il Vescovo di Roma, al Colosseo c'era il suo Vicario, il cardinale Angelo De Donatis che ha "scortato" la croce lungo le 14 stazioni nel corso delle quali è stata portata da sacerdoti, religiosi e da laici tra i quali famiglie, disabili e migranti. L'ultima volta di Francesco sul colle del Palatino ormai risale a due anni fa.