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Libia: Haftar, persa Tripoli, tenta il golpe in Cirenaica

Il generale Khalifa Haftar ha subito sconfitte militari brucianti sul fronte occidentale della Tripolitania e sta perdendo terreno anche sugli altri fronti di guerra. Sul piano politico cerca di pararsi le spalle in Cirenaica, annunciando un golpe che mira a impedire al parlamento di Tobruk di estrometterlo per aprire negoziati con Tripoli

Khalifa Haftar

Il generale Khalifa Haftar ha subito sconfitte militari brucianti sul fronte occidentale della Tripolitania e sta perdendo terreno sugli altri fronti ma sul piano politico cerca di pararsi le spalle in Cirenaica annunciando un golpe che mira a impedire al parlamento di Tobruk di estrometterlo per aprire negoziati con Tripoli. E’ forse presto per dire se i recenti sviluppi potranno risultare decisivi nella lunga e complessa crisi libica, ma certo stanno modificando la situazione di stallo determinatasi nell’ultimo anno, da quando prese il via l’offensiva dell’Esercito nazionale libico (LNA) di Haftar contro Tripoli.   

L’intervento militare turco su vasta scala con mezzi, droni, navi da guerra e migliaia di mercenari reclutati in Siria ha permesso alle forze del Governo di accordo nazionale (GNA) di conquistare tutto il territorio costiero tra Tripoli e il confine tunisino e in queste ore le forze di Haftar sembrano sul punto di perdere anche la base aerea di al-Watiya, ultimo baluardo dell’LNA in quella regione. Sul fronte di Tarhuna e nell’intera area a sud di Tripoli il GNA ha costretto sulla difensiva le forze di Haftar che a causa della superiorità aerea assicurata al nemico dai droni turchi, non riescono a ricevere rifornimenti dalla Cirenaica. Anche più a est, sul fronte di Misurata, l’LNA è stato costretto a ripiegare verso est, tra Abu Grein e Sirte. La debolezza di Haftar sta inoltre incoraggiando alcune tribù a cessare il sostegno al generale e a schierarsi col GNA come hanno fatto ad ovest le milizie berbere della regione del Nefusa e come sembra stia accadendo anche nell’area di Murzuq a sud di Sebha nel profondo meridione libico, dove i Tebu mobilitano le milizie e rifiutano di accettare il dominio di Haftar.

Le sconfitte e le incertezze militari hanno determinato un approccio critico nei confronti del generale da parte dei suoi principali sponsor militari (Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti) e maggiori aperture all’iniziativa di Aguilah Saleh, autorevole presidente del parlamento di Tobruk considerato vicino a russi e sauditi che vorrebbe un negoziato di pace con Tripoli. Per scongiurare tale iniziativa, che potrebbe di fatto esautorarlo, il 27 aprile Haftar ha annunciato una sorta di golpe in Cirenaica dichiarando di accettare un fantomatico "mandato popolare" a governare tutta la Libia indicato da alcune manifestazioni di piazza di suoi fedelissimi. Il generale ha annunciato in televisione di avere un "mandato a svolgere un compito storico" per "occuparsi del Paese", attribuendosi pieni poteri per governare la Libia, in realtà non tutto il paese ma solo i territori sotto il controllo delle sue forze. Haftar ha quindi denunciato l’accordo di Skhirat col quale l’ONU diede vita al governo di Fayez al-Sarraj a Tripoli pur riconoscendo la legittimità del parlamento di Tobruk, fino a ieri vicino ad Haftar.

Con l’aiuto dei militari Haftar sta costituendo il Consiglio di sovranità libico, di fatto un governo i cui ministri saranno per lo più generali che esautorerà l’esecutivo della Cirenaica guidato da Abdullah al-Thani e terrà sotto scacco il parlamento di Tobruk, col compito di mettere a punto nuove elezioni presidenziali e parlamentari che sarebbero ovviamente pilotate da Haftar ed effettuate solo nelle regioni sotto il suo controllo. Un golpe che, almeno ufficialmente, ha riscosso critiche e scetticismo anche tra i paesi alleati di Haftar anche se, come spesso accade, nella crisi libica il gioco delle parti è prassi comune e molti Stati hanno agito in passato in aperta contraddizione con quanto dichiarato.

La forza di Haftar, che a 76 anni e in un momento di complessiva debolezza militare non intende rinunciare al ruolo di protagonista, è riposta nella consapevolezza dei paesi arabi che le sue milizie costituiscono l’unico strumento con cui ostacolare la massiccia penetrazione turca in Libia, specie in una fase come questa in cui Italia ed Europa sembrano totalmente distaccate da quanto accade sulla sponda sud del Mediterraneo.