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Lgbt per forza e censura online, è il regime di Trudeau

Approvati dalla Camera canadese due disegni di legge, ora attesi all’esame del Senato, che minacciano la libertà. Il Bill C-6 intende bandire le “terapie riparative” e prevede pene fino a cinque anni di carcere per chi aiuta le persone confuse sulla propria identità sessuale. Il Bill C-10 getta le basi per una pesante censura online.

Come vogliamo definire il sistema canadese? Democrazia tirannica? La scorsa settimana sono state approvate dalla Camera dei Comuni altre due leggi che limitano la libertà di espressione e introducono la censura su Internet. Andiamo con ordine.

La proposta di legge Bill C-6, che riforma il Codice penale, intende punire con pene fino a cinque anni di carcere coloro che aiutano bambini e adulti a ritrovare la propria identità sessuale; è stata approvata il 22 giugno in terza lettura alla Camera dei Comuni e in autunno inizierà il suo iter al Senato. Il testo è stato approvato con 263 voti a favore e 63 voti contrari, con il sostegno dei deputati liberali, neo-democratici, verdi e del “Blocco del Québec” e molti deputati del Partito Conservatore. Nella sua presentazione della proposta, nell’ottobre 2020, il ministro della Giustizia David Lametti aveva dichiarato che si voleva punire la “terapia di conversione per i bambini e adulti” come qualsiasi “pratica, informazione, trattamento o servizio progettato per cambiare l’orientamento sessuale di una persona in eterosessuale o l’identità di genere in cisgender, o per reprimere o ridurre l’attrazione o il comportamento sessuale non eterosessuale”. Tutto ciò, nonostante un recente sondaggio tra i cittadini canadesi abbia dimostrato che un’amplissima maggioranza del 91% sostiene il diritto di ottenere “consulenze sulle loro scelte sessuali, sul proprio orientamento di genere”.

Le reazioni, raccolte da LifeSiteNews dopo l’approvazione della Camera, non si sono fatte attendere: Gwen Landolt dell’organizzazione REAL Women of Canada ha detto che il disegno di legge C-6 è “malvagio”; Marty Moore, avvocato del Justice Centre for Constitutional Freedoms, ha definito la legislazione “profondamente ingiusta… perché impone, con la minaccia di una condanna alla reclusione, un approccio di transizione medicalizzato a misura unica alla disforia di genere. Inoltre essa impedisce ai canadesi Lgbtq di accedere alla consulenza per cambiare i comportamenti sessuali indesiderati”.

Nel testo approvato nei giorni scorsi, inoltre, non ci sono protezioni di alcun tipo per i genitori, sacerdoti o pastori che, per esempio, scoraggino un bambino confuso sul genere dall’identificarsi come transgender e cerchino di aiutarlo. Anzi, la modifica introdotta lo scorso anno, che prevede fino a cinque anni di carcere per i genitori che scelgano di riconoscere il sesso biologico del loro bambino, nonostante la confusione del figlio o il suo desiderio di “cambiare sesso”, è stata appunto confermata dalla Camera.

Non soddisfatto, il Governo Trudeau, con la complicità dell’ampia maggioranza di cui gode, il 24 giugno ha approvato alla Camera dei Comuni la controversa proposta di legge (Bill C-10) di regolamentazione di Internet che costringerebbe i siti web, tra cui YouTube, Twitter e Facebook, a rimuovere i contenuti ritenuti dannosi e “considerati odiosi” entro 24 ore e costringerebbe anche siti come Netflix ad avere più contenuti canadesi. Bene, direte voi, ma la regolamentazione prevede la censura da parte dello Stato di tutte le opinioni o informazioni postate dagli utenti del web o dei social che non sono gradite, come in Cina o in ogni regime totalitario. Il testo dovrebbe essere discusso al Senato sin dai prossimi giorni ma, secondo l’opinione del quotidiano National Post, la legge non dovrebbe essere approvata dal Senato senza una revisione profonda del testo. La decisione del Canada è ritenuta da esperti di diritto digitale ed ex funzionari governativi di diversi Paesi uno dei regolamenti Internet più aggressivi approvati in Occidente. La scelta di mettere l’Authority delle telecomunicazioni a vigilare sui contenuti degli utenti di Internet è considerata giustamente una censura estrema del materiale pubblicato online e, in parole povere, lascia al governo federale il potere di censurare ciò che la gente pubblica online.

Il Governo Trudeau ha cercato di rassicurare con una nota esplicativa, affermando che la nuova norma non impedisce la libertà di parola. Tuttavia le preoccupazioni stanno crescendo. Infatti, negli stessi giorni in cui la Camera approvava il Bill C-10, il ministro Lametti ha introdotto un disegno di legge sui “discorsi d’odio” che, se approvato, permetterebbe a un tribunale di giudicare colpevole chiunque fosse accusato di aver pubblicato anche online opinioni o commenti che fossero percepiti e denunciati come di odio verso altri soggetti (Bill C-36).

Il Canada non è solo uno stato eugenetico, come abbiamo descritto negli scorsi giorni; il Canada, sottoposto alla tirannia della maggioranza e alle folli brame di potere del ‘liberale’ Trudeau, si sta trasformando in un Paese orwelliano, dove censura e limiti alle libertà colpiscono con il carcere chiunque dissenta dal pensiero unico.

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