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olimpiadi e ideologie

L'eunuco vitruviano sa tanto di nuovo puritanesimo

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Ogni ragazzino ha accesso diretto alla pornografia, ma per il comitato olimpico all'Uomo Vitruviano di Leonardo devono essere cancellati i genitali. Una nuova forma di puritanesimo: puoi fare quello che vuoi, ma l'istituzione deve essere morigerata. 

Editoriali 16_02_2026

Un qualsiasi ragazzino può vedere un video porno in internet, però guai a mostrare le artistiche gonadi dell’Uomo vitruviano di Leonardo. Accade che nella sigla di apertura delle dirette Rai delle Olimpiadi Invernali appaia l’Uomo vitruviano sbianchettato dei suoi genitali. La Rai c’entra fino ad un certo punto. Infatti la sigla è stata realizzata dalla Olympic Broadcasting Services per Milano Cortina 2026, la divisione ufficiale del Comitato Internazionale Olimpico (CIO) che si occupa degli aspetti mediatici dei Giochi, e distribuita a tutte le emittenti del mondo, le quali possono avvalersene o meno.

Pare che l’Uomo vitruviano si stato evirato per adeguarsi al regolamento CIO il quale prevede che «i contenuti sessuali espliciti sono severamente vietati». Quello sporcaccione di Leonardo ci poteva pensare anche lui a suo tempo. O forse l’Eunuco vitruviano è stato pensato per compiacere le femministe, i non binari, gli uomini trans e tutti coloro che vedono nei genitali maschili una provocazione discriminatoria, un simbolo palese del patriarcato imperante, uno scandalo che mina l’uguaglianza tra i sessi, i generi e le specie. Meglio quindi il Femmineo vitruviano o il Transgender vitruviano.

La questione richiama un principio morale interessante: le buone intenzioni devono realizzarsi per il tramite di atti adeguati (entra in gioco il principio del duplice effetto). Facciamo un paio di esempi. Tizio ha invitato a cena tre amici e vuole bere con loro un bottiglia di vino. Uno di questi amici, Caio, è dipendente dall’alcol e sta tentando con tutte le proprie forze di smettere di bere. L’intento di Tizio è quella di dividere la bottiglia con gli altri due amici, non volendo offrirla a Caio ben conoscendo la sua dipendenza. La finalità perseguita da Tizio è in sé buona, ma calata nelle circostanze concrete produrrà più danni che benefici. Infatti Tizio indurrebbe in forte tentazione l’amico Caio. Quindi, buona la finalità – bere in compagnia – ma il modo per soddisfarla nel concreto – bere vino in presenza di un alcolista – risulterebbe dannoso. In breve: meglio evitare di portare la bottiglia in tavola e di far vedere a Caio che gli altri bevono. Diciamolo in altro modo per avvicinarci al caso dell’Uomo vitruviano: meglio evitare di mostrare la bottiglia a Caio.

Parimenti, mostrereste una serie di immagini di opere artistiche dei grandi del passato che mostrano nudi femminili ad un pervertito sessuale il quale sapete che può eccitarsi per un nonnulla? No, certamente. Meglio evitare di mostrargli queste immagini che per voi sono giustamente innocenti, innocenti perché la devianza non è nelle immagini, ma nell’occhio di chi le guarda.

Chi ha ideato la sigla delle Olimpiadi o pensa che siamo tutti dei pervertiti, per il bene dei quali è meglio coprire le pudenda del disegno di Leonardo, o, molto più probabilmente, ha preso alla lettera il regolamento del CIO per evitare grane future. Ma, a voler seguir in modo letterale il divieto del CIO, dovremmo mettere le braghette ad Adamo nel Giudizio universale di Michelangelo e al suo David e un reggiseno alla Venere del Botticelli. In realtà quella parte del regolamento è in sé giusta, ossia la sua ratio è corretta: il CIO vuole evitare immagini erotiche o addirittura pornografiche, ossia messaggi che, per contenuti e/o modalità, possano offendere il comune senso del pudore.

Perché invece l’Uomo vitruviano mostrato come papà Leonardo l’ha fatto non crea problemi morali? Proprio perché ciò che raffigura (il contenuto) e le modalità di rappresentazione non veicolano messaggi erotici, cioè atti a suscitare scandalo o reazioni pruriginose nella generalità del pubblico. Certo che ci sarà qualche moralista che inarcherà un sopracciglio e, all’opposto, qualche deviato che si ecciterà nel vederlo, ma i benefici di mostrare un’opera d’arte come quella di Leonardo supereranno per qualità e quantità questi rarissimi effetti collaterali. È come vendere vino: ci sarà sicuramente qualche alcolizzato che comprerà alcune bottiglie per ubriacarsi, ma la vendita al pubblico è moralmente lecita perché i suoi benefici superano questi danni collaterali non voluti. Dunque la differenza sta nel mostrare una immagine di un uomo o donna nudi, di carattere artistico, ad un bacchettone o ad un pervertito e invece mostrarla al pubblico in generale. Il fine astratto sarà sempre buono – mostrare un’opera d’arte – ma tale fine calato in una condizione rende l’atto inopportuno e in un’altra condizione opportuno. Ecco perché censurare gli artistici lombi dell’Uomo vitruviano è stata scelta errata di per sé. Tra l’altro produce l’effetto opposto a quello ricercato: attirare l’attenzione proprio lì.

Ne accennavamo all’inizio: strambo il nostro tempo. Un ragazzino può vedere qualsiasi video in internet, le riviste patinate presentano il porno come integratore della vita sessuale, a scuola mostrano immagini esplicite ai bambini con la scusa che è educazione sessuale, nei Pride tutti ballano seminudi, le pubblicità ostentano glutei e seni anche quando vendono noccioline, nei concerti i e le cantanti si esibiscono spesso in costumi quasi adamitici, sui social c’è la gara a spogliarsi (ma non a spogliarsi del proprio narcisismo), al Grande Fratello e sull’Isola dei Famosi siamo ad un passo dal nudo integrale, però peste lo colga chi vuole mostrare l’Uomo vitruviano senza veli. Si chiama puritanesimo. Tu puoi fare quello che vuoi in nome della libertà e lo Stato deve permettere ogni licenza, ma lo Stato stesso deve essere morigeratissimo in ogni sua espressione pubblica. Fosse vero fino in fondo, aggiungiamo noi, sui canali Rai molte trasmissioni, film e serie non dovrebbero essere mandate in onda. Insomma una società volutamente a due facce: l’una dai tratti scabrosi, l’altra soffusa da un candido perbenismo. Società ipocrita?

In definitiva, all’Uomo di Leonardo hanno tolto gli attributi, la cultura contemporanea ha perso invece molti buoni attributi.