Leone XIV: l'Oriente cristiano è un dono per l'intera Chiesa
Ancora una volta il Papa esalta le «ricchezze spirituali» delle Chiese orientali, a beneficio dell'intera compagine cattolica. Dimenticarle significa «impoverire la Chiesa», ha detto ai partecipanti all'assemblea plenaria della ROACO.
A pochi giorni dall'incontro con i fedeli siro-malankaresi il Papa torna a parlare di Chiese orientali, definite «un dono per l'intera compagine cattolica» ed esaltandone le «ricchezze spirituali». Dimenticarle significa «impoverire la Chiesa», ha detto rivolgendosi ai partecipanti all'assemblea plenaria della Riunione delle Opere per l'Aiuto alle Chiese Orientali (ROACO) ricevuti in udienza ieri, 18 giugno, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico.
Il Papa sottolinea l'opportunità del tema centrale della plenaria – «la formazione dei chierici e dei monaci nei seminari e nei collegi orientali» – perché «soccorrere una Chiesa , infatti, non significa solo provvederla di mezzi materiali di sussistenza, ma anche aiutarla a crescere nella sua identità e nella sua forza evangelizzatrice, che poggiano sulla formazione dei ministri, chiamati a diffonderne le ricchezze spirituali». Ricchezze che le comunità cattoliche custodiscono, condividendole con quelle ortodosse, come «un grande dono da arrecare all’intera compagine cattolica, spesso ignara di abbracciare al suo interno tradizioni ecclesiali diverse».
Questo dono consiste nelle «varie tradizioni spirituali e teologiche, riti e discipline diversi, che si arricchiscono a vicenda», generate dal «grembo» della Chiesa che è «unita ma non uniforme». E in particolare le Chiese d'Oriente «ci riportano alle origini della fede, fanno risplendere la luce della grazia attraverso liturgie dense di sacralità, manifestano nel culto di lode il mistero di Dio da adorare, testimoniano la potenza della preghiera d’intercessione, offrono contenuti spirituali che riempiono il cuore di meraviglia e grato stupore per la bellezza che svelano».
Un dono che spesso passa inosservato, a discapito di tutti: «l’Oriente cristiano lo si custodisce solo se lo si conosce: perderne la conoscenza significa impoverire la Chiesa» e pertanto Leone XIV ripete l'invito, anzi la «necessità» ribadita da san Giovanni Paolo II di «conoscere la liturgia delle Chiese d'Oriente; approfondire la conoscenza delle tradizioni spirituali dei Padri e dei Dottori dell'Oriente cristiano; […] offrire nei seminari e nelle facoltà teologiche un insegnamento adeguato su tali materie, soprattutto per i futuri sacerdoti».
Il Papa volge il pensiero «alla dolorosa emorragia dei cristiani orientali dai loro territori propri, causata anzitutto dalla guerra» e a una «piaga» che della guerra è figlia e «continua a dissanguare soprattutto le Chiese Orientali», ovvero la «precarietà». Precarietà nella sicurezza, nel lavoro, nella salute e nella vita stessa che «divora la speranza» e spinge ad andarsene, come accade per tanti nostri fratelli e sorelle nella fede, specialmente in Medio Oriente». Al riguardo Leone XIV rivolge «ancora una volta un appello», ricordando che «le trame della violenza e della prepotenza, del potere e del dominio, dei guadagni conseguiti senza giustizia e senza scrupoli, si ritorcono non solo contro chi le subisce, ma anche contro chi le persegue». E anche contro l'Occidente che rischierebbe di venire privato del dono e della ricchezza spirituale dell'Oriente cristiano di cui troppo spesso non è nemmeno consapevole.

