Siro-malankaresi, il «buon seme» piantato dall'apostolo Tommaso
I pellegrini della Chiesa sui iuris siro-malankarese in udienza da Leone XIV. Il Papa ne sottolinea il dinamismo missionario ed esorta a custodire il patrimonio inestimabile dell'Oriente cristiano, riprendendo l'appello rivolto all'inizio del pontificato.
Tempo di anniversari per il cardinale Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei siro-malankaresi, che ieri, 15 giugno, ha festeggiato il 67° compleanno in udienza da Leone XIV, il quale ha inoltre ricordato il «Giubileo d'Argento Episcopale di Sua Beatitudine, che si celebrerà ad agosto e i cui festeggiamenti sono già iniziati», proprio a Roma. La Chiesa sui iuris siro-malankarese è entrata inoltre nel 95° anno dall'istituzione della gerarchia da parte di Pio XI. In ideale continuità con papa Ratti, anche Leone XIV rende grazie a Dio «per il Venerabile Mar Ivanios, che insieme a Mar Teofilo ha guidato numerosi sacerdoti e un buon numero di fedeli, tra cui religiosi e religiose delle Congregazioni di Betania, a riscoprire la comunione ecclesiale con il Successore dell'Apostolo Pietro come parte vitale del vivere la fede cristiana».
Fu infatti Mar Ivanios, al secolo Geevarghese Panicker (proclamato venerabile nel 2024), all'epoca vescovo siro-giacobita, a condurre i propri fedeli all'unione con Roma. «Il primo arcivescovo metropolita siro-malankarese di Trivandrum è stato davvero un vero Pastore secondo il Cuore di Gesù, attraverso il quale lo Spirito Santo ha guidato il gregge di Dio», ricorda Leone XIV, sottolineandone l'afflato missionario: «Fin da giovane sacerdote, Mar Ivanios guardò ben oltre i confini della sua comunità cristiana in Kerala e comprese chiaramente la necessità di recuperare il dinamismo del buon seme piantato in India dalla predicazione e dal martirio di San Tommaso Apostolo», così che «fin dalla sua nascita, la vostra Chiesa è sempre stata un faro di energia evangelica e carità apostolica, portando giustizia sociale, istruzione e sviluppo umano integrale a coloro che vivono ai margini della società».
Un dinamismo che ha innescato una fioritura «oltre i limiti etnici e linguistici, inizialmente nel Tamil Nadu, frutto di un'opera di evangelizzazione che risale al 1934» fino alle «circoscrizioni create più recentemente in India, in particolare le vaste Eparchie di Sant'Efrem di Khadki e di San Giovanni Crisostomo di Gurgaon» e ai numerosi fedeli siro-malankaresi del Nord America. Tale estensione impone un «impegno urgente per la conservazione e la promozione degli inestimabili tesori incarnati da tutte le Chiese orientali, specialmente nella crescente diaspora, come ho avuto modo di dire durante il vostro Giubileo, che è caduto pochi giorni dopo la mia elezione a papa» – il riferimento è al bellissimo discorso del 14 maggio 2025, quando il neo-eletto Leone XIV rivolse un caloroso appello a preservare le tradizioni liturgiche e la spiritualità delle Chiese orientali, che definì «medicinale».
Un patrimonio che riguarda la Chiesa intera, non solo perché – con l'aiuto del Dicastero competente – i vescovi latini possano sostenere i fedeli orientali della diaspora presenti nei loro territori, ma anche a «stabilire solide e durature fondamenta affinché le future generazioni di fedeli siro-malankaresi continuino ad approfondire la loro amicizia con il Signore Gesù attraverso il coinvolgimento nelle loro tradizioni uniche, a beneficio dell'intera Chiesa cattolica», innestando la linfa di una «fede forte» e di «famiglie devote, dalle quali nascono molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa» e partecipando alla vita ecclesiale nella «consapevolezza della preziosa identità della Chiesa siro-malankarese».
