Leone XIV in Camerun: «Nessuna società prospera senza verità»
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All'Università Cattolica di Yaoundé il Papa ricorda che un agire orientato al bene, alla giustizia e alla pace nasce da una coscienza illuminata e retta. Prevost parla ai camerunensi ma si rivolge all'intero continente che «può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare».
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La quinta giornata in Africa di Leone XIV è stata in Camerun. In mattinata straordinaria partecipazione popolare alla Messa che il Papa ha celebrato nel piazzale dello Japoma Stadium di Douala. Omelia incentrata sulla fame, materiale e spirituale. Una riflessione partita dal Vangelo del giorno. «C’è pane per tutti se viene preso non con una mano che afferra, ma con una mano che dona», ha detto il Papa aggiungendo che «così facendo, il cibo abbonda, non viene razionato per emergenza, non viene rubato per contesa, non viene sprecato da chi si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare». Un appello ai «figli amati della terra d'Africa» a cui il Papa ha chiesto di moltiplicare «i talenti con la fede, la tenacia, l'amicizia che vi animano».
Le accorate parole del Pontefice hanno esortato i giovani camerunensi a non cedere «alla sfiducia e allo scoraggiamento» e a rifiutare ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile». «Non dimenticate - ha aggiunto il Papa - che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro».
A Douala Prevost ha fatto visita anche all'ospedale cattolico di Saint Paul, di proprietà dell'arcidiocesi locale. Un momento di vicinanza ai malati e al personale sanitario, sempre con la priorità attribuita al Santissimo visto che il Papa ha voluto raccogliersi in preghiera nella cappella interna. Nel pomeriggio il ritorno a Yaoundè dove Leone era atteso all'Università Cattolica dell’Africa Centrale per l'incontro con il mondo universitario. E qui Prevost ha fatto uno dei discorsi più profondi del suo viaggio africano citando in apertura Benedetto XVI e san John Henry Newman. «Mentre molti nel mondo sembrano perdere i propri punti di riferimento spirituali ed etici, trovandosi imprigionati nell’individualismo, nell’apparenza e nell’ipocrisia - ha detto il Pontefice - l’università è per eccellenza un luogo di amicizia, di cooperazione e insieme di interiorità e di riflessione».
Per Leone XIV «l’Africa può contribuire in modo fondamentale ad allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare». «Nessuna società – ha continuato – può prosperare se non si fonda su coscienze rette, educate alla verità». Considerazioni che lo hanno portato a riflettere sul ruolo della fede: «formare coscienze libere e santamente inquiete è condizione affinché la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare una ricerca di Dio sempre ulteriore, mai sazia», ha insistito. «Quando la coscienza ha cura di essere illuminata e retta - ha sostenuto il Papa - diventa fonte di un agire coerente, orientato verso il bene, la giustizia e la pace».
Secondo Leone XIV nelle società contemporanee (Camerun incluso) sta avvenendo un'«erosione dei punti di riferimento morali che un tempo guidavano la vita collettiva. Ne deriva che oggi si tende ad approvare in modo superficiale alcune pratiche un tempo considerate inaccettabili». A parere del Papa nordamericano «i giovani cattolici africani, non devono avere paura delle “cose nuove”» ed in particolare, l'università che lo ha ospitato «può formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale». Il discorso non ha mancato di affrontare il tema migranti. «Di fronte alla comprensibile tendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore – ha detto il Papa – vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui».
Leone XIV ha sottolineato anche il «posto unico e inimitabile» dell'università cattolica. Il Pontefice non si è rivolto solo agli studenti, ma anche ai docenti ed ha detto loro che l'«Africa e il mondo hanno bisogno di persone che si impegnino a vivere secondo il Vangelo e a mettere le loro competenze al servizio del bene comune». Prevost ha anche invocato la liberazione dell'Africa dalla piaga della corruzione e ai giovani studenti ha chiesto di creare «un ambiente in cui l’eccellenza accademica si unisce naturalmente alla rettitudine umana (...) testimoniando la verità, specialmente davanti alle illusioni dell’ideologia e delle mode». Oggi il Pontefice celebrerà la Messa nell'aeroporto di Yaoundé-Ville e subito dopo lascerà in aereo il Camerun per raggiungere Luanda, la capitale dell'Angola.
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Leone XIV arriva in Camerun che, dal 1982, è governato dal presidente/dittatore Paul Biya. Problemi grandi per un paese in guerra con la sua minoranza anglofona e con i vicini di casa jihadisti. Cristiani perseguitati dai terroristi e anche dal governo.
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Si apre la terza tappa del viaggio apostolico di Leone XIV in Africa: ad attenderlo c'è un Paese ancora segnato dalla guerra tribale durata dal 1970 al 2002 e che ora subisce gli effetti di uno Stato fallito, incapace di garantire la sicurezza e di arginare la corruzione.
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Il pranzo con i confratelli e un ulivo piantato nell'antica Ippona quale auspicio di pace da Leone XIV che durante la Messa celebrata nella Basilica di Sant'Agostino ha detto che «la Chiesa dove c'è conflitto porta riconciliazione». Mentre si conclude la tappa algerina, il Camerun si prepara ad accogliere il Pontefice.
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