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Settimana Santa

Le stragi di Pasqua in Nigeria

Ancora una volta, in occasione della Pasqua, una ondata di attacchi ha colpito le comunità cristiane nigeriane seminando morte e disperazione

Si allunga il bilancio dei cristiani uccisi in Nigeria a Pasqua. Nello stato del Benue almeno 17 sono stati uccisi nella comunità Mbalom. Uomini armati sono arrivati prima dell’alba, hanno aperto il fuoco e hanno incendiato le abitazioni. Chi è riuscito a fuggire si è nascosto nella vicina boscaglia finché non sono arrivate le forze dell’ordine. Nello stato di Kaduna, ad Ariko, sono state attaccate due chiese una vicina all’altra, una della Evangelical Church Winning All e una cattolica. Le autorità locali riportano che le vittime sono almeno sette, colpite non solo in chiesa perché gli aggressori hanno accerchiato tutta la comunità, per non lasciare scampo a nessuno, e poi hanno incominciato a sparare. Hanno anche rapito 31 persone. Le autorità militari affermano che l’esercito sopraggiunto è riuscito a liberarle. Però gli abitanti di Ariko affermano che non è vero, che i poveretti sono ancora nelle mani dei rapitori. In attacchi ad altri villaggi si sono registrate altre vittime, altri cristiani che stavano celebrando la Pasqua. Dati ufficiali portano ad almeno 15 i morti. Anche nello stato di Nasarawa tre villaggi sono stati attaccati e sono state uccise altre dieci persone, forse di più. Altri attacchi mortali si sono verificati anche negli stati di Niger e Kebbi. Federico Piana, giornalista di Vatican News e Radio Vaticana, ha intervistato monsignor Bulus Dauma Yohanna, vescovo di Kontagora, la diocesi colpita. “I banditi – ha raccontato monsignor Yohanna – hanno lasciato il loro nascondiglio nella riserva di caccia di Borgu, nello Stato del Niger, e nelle ore successive hanno percorso più di 100 km su oltre 50 motociclette fermandosi lungo il tragitto per dormire e rifocillarsi senza alcuna interferenza da parte delle forze di sicurezza nigeriane”. Indisturbati hanno attaccato il villaggio di Debe e i vicini agglomerati urbani di Kelkemi, Binua e Kaura nel Kebbi. “La chiesa cattolica e la casa del catechista a Debe – ha raccontato il vescovo – sono state rase al suolo e il catechista, sua moglie e la sua famiglia sono riusciti a malapena a salvarsi mentre il pastore pentecostale della Redeemed Church, sempre a Debe, è stato massacrato. Anche una moschea è stata distrutta”. Il bilancio delle vittime, ha spiegato, è difficile perché “i banditi sono rimasti a Debe fino a due giorni fa rendendo impossibile seppellire i cadaveri. Tuttavia, a giudicare dai dispersi, i morti dovrebbero essere almeno 24. Intanto, ci sono ancora circa 500 persone nascoste nella parrocchia di Yauri, dall’altra parte del fiume Niger, e anche nel resto della diocesi”. Neanche i musulmani e i seguaci delle religioni tradizionali sono stati risparmiati: “forse i responsabili sono dei pastori Fulani che avrebbero l’obiettivo di impossessarsi dei terreni liberati con la violenza. Da luglio 2025 tutto è cambiato in peggio nella diocesi di Kontagora. In tutta questa porzione di Chiesa, ma in particolare nel decanato di Borgu, a ovest del fiume Niger e al confine con la Repubblica del Benin, i banditi hanno preso il controllo di un’area di oltre 10.000 km². A parte la presenza di esercito e polizia nei villaggi di Babana, Papiri e Agwara, l’intera zona è sotto il dominio dei banditi non delle autorità nigeriane”. I fedeli ormai hanno paura ad andare in chiesa, continua monsignor Yohanna, temono di essere uccisi: “le cerimonie pasquali sono state fortemente ridotte e molti fedeli non hanno potuto partecipare. In quattro parrocchie del decanato diocesano non c’è alcun sacerdote residente a causa del timore di morte o di rapimento”.