Le periferie in aiuto del centro
Kirghizistan e Ghana propongono due leggi a difesa della morale naturale. Due esempi positivi dalle periferie del mondo, una lezione per l’Occidente sviluppato e autolesionista.
Molti cittadini europei forse non sanno di preciso dove collocare il Kirghizistan sulla carta geografica. Sanno che è uno degli Stati dell’ex Unione Sovietica e che è abitato da popolazioni di origine nomade, ma non molto altro. Ebbene, in questi giorni in questo Stato asiatico è in via di approvazione una legge che si contrappone all’ideologia gender e stabilisce che il sesso, maschile o femminile, stabilito alla nascita, non può essere modificato in seguito, e vieta gli interventi ormonali e chirurgici per il “cambiamento” di sesso. Il disegno di legge propone anche un emendamento al Codice della Famiglia sul dovere dei genitori di educare i propri figli in base al loro sesso biologico, stabilendo che solo una donna può essere riconosciuta come madre e solo un uomo come padre. Vieta inoltre l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso.
Per riuscire ad avere idee così chiare in politica bisogna vivere ai margini dell’Occidente sviluppato e autolesionista, alla periferia del mondo (in)civile e condividere i valori dei popoli e non quelli delle élite. Gli avamposti dell’ideologia occidentalista hanno subito reagito e Human Rights Watch ha affermato che il «divieto generalizzato di fornire cure di affermazione di genere, comprese la terapia ormonale e le procedure chirurgiche, viola il diritto al più alto livello possibile di salute fisica e mentale ai sensi dell'articolo 12 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali». Il conflitto, evidentemente, riguarda la concezione stessa dei diritti.
Anche il Ghana non è chiaro a tutti dove si trovi. Si sa che è in Africa ma non da quale parte del continente. In questo Paese il Parlamento ha approvato una legge, ora in attesa di ratifica da parte del presidente, che vieta la propaganda Lgbt. Il disegno di legge sui diritti umani sessuali e sui valori familiari [Human Sexual Rights and Family Values Bill] punisce chiunque sostenga le persone Lgbt, compresi i difensori dei “diritti umani”, gli operatori sanitari, i giornalisti, gli insegnanti e i proprietari di abitazione, con pene da 3 a 10 anni di carcere.
Con il termine “periferie” vengono spesso indicate aree sociali povere, sfruttate e dimenticate. In questo caso le periferie si dimostrano ricche, contrarie allo sfruttamento sulla base di falsi diritti umani e al centro del confronto con scelte coraggiose.
Stefano Fontana

